Oggi in Toscana è sciopero dei settori industriali e manifatturieri
Oggi i lavoratori toscani incrociano le braccia per lo sciopero proclamato in seguito alla crisi della moda. "Sfidiamo le griffe a venire al tavolo per riprogettare insieme il distretto, la crisi non la possono pagare i lavoratori, il capitalismo non può essere solo estrattivo, bisogna ricostruire insieme la qualità di questo distretto", diceva il segretario fiorentino della Cgil, Bernardo Marasco, in un video registrato qualche giorno fa.
“Una delle fasi più difficili della storia industriale recente del nostro territorio”, dice Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana
Lo sciopero regionale dei settori industriali e manifatturieri prevede una manifestazione a Firenze con ritrovo alle ore 9 e 30 in piazza Bambine e Bambini di Beslan. Il corteo arriverà davanti alla Prefettura in via Cavour, dove ci saranno gli interventi conclusivi dei segretario di Cgil, Cisl, Uil Toscana.
“Una delle fasi più difficili della storia industriale recente del nostro territorio”, sottolinea Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana, per immortalare la situazione di una regione che sta vivendo un declino e una crisi della manifattura senza precedenti e che ha spinto i sindacati, al culmine di una lunga stagione di denuncia e mobilitazione, a indire uno sciopero regionale che oggi, 9 luglio, fermerà i settori industriali e manifatturieri, “per chiedere politiche industriali vere, difendere il lavoro e rilanciare le filiere produttive della Toscana, colpite da una crisi che mette a rischio migliaia di posti di lavoro”, come riporta Collettiva, la testata della Cgil.
"Da anni vengono destinate ingenti risorse pubbliche alle imprese senza pretendere, in cambio, garanzie sugli investimenti, sull’occupazione e sulla qualità del lavoro. Allo stesso tempo, gli utili realizzati in questi anni, salvo lodevoli eccezioni, troppo spesso non sono stati reinvestiti per innovare, rafforzare la produzione, creare buona occupazione e aumentare i salari. È un modello che non ha funzionato e che oggi presenta il conto a migliaia di lavoratrici e lavoratori”.
“Nelle filiere industriali, dalla moda alla meccanica, dall’automotive alla nautica e alla siderurgia, vediamo crescere non solo il ricorso agli ammortizzatori sociali, ma anche fenomeni di precarietà e sfruttamento che non sono degni di una regione come la Toscana. Non possiamo continuare ad assistere a una competizione fondata sulla compressione dei diritti e del costo del lavoro", aggiunge Rossi.
Numeri alla mano, dal 2019 a oggi, solo nella pelletteria, in provincia di Firenze sono state chiuse 830 aziende, con 7.000 dipendenti, parzialmente riassorbiti da altri brand, mentre negli ultimi due anni l’aumento della cassa integrazione è stato del 250-260%. Sono alcuni dei dati forniti da Cgil, Cisl e Uil per rendere l'idea della crisi del settore moda.
Nel dettaglio, sono cinque le proposte avanzate da Cgil Firenze, Cisl Fi-Po, Uil Toscana Coord. Firenze e categorie interessate (per la Cgil: Filctem, Fiom, Filcams, Filt) per salvare il comparto.
"Chiediamo alla Regione di riconvocare il tavolo del settore coinvolgendo nel confronto anche i grandi gruppi presenti sul territorio, perché i grandi marchi devono mantenere i volumi produttivi nel nostro territorio. Per i brand il nostro territorio deve restare il punto di riferimento e l’eccellenza delle attività produttive, di ideazione e creazione del prodotto; ed essi debbono, quindi, implementare le politiche di reshoring. In un momento in cui si aprono nuovi mercati, come quello del Sudamerica, con l’accordo di libero scambio Ue-Mercosur entrato in vigore il primo maggio 2026, è ancora più importante che la produzione resti ancorata al territorio e che i benefici commerciali non si traducano in delocalizzazione. Il territorio ha una forte tradizione manifatturiera che deve essere preservata. I brand devono salvaguardare l’occupazione nel distretto e garantire il pieno utilizzo degli ammortizzatori sociali finalizzati alla tenuta occupazionale e delle professionalità nel territorio", si legge in una nota dei giorni scorsi.
Accesso al credito e sostegni finanziari sono altre misure auspicate
Inoltre, "le filiere produttive del nostro distretto devono essere legali, tracciate, sostenibili, caratterizzate da lavoro di eccellenza e continuare ad essere composte da tutte le componenti merceologiche del ciclo produttivo. È necessario che i grandi marchi attuino politiche di accorciamento dei livelli di subfornitura, tenendo conto dell’assorbimento delle professionalità già presenti nelle stesse; si impegnino apertamente per la piena legalità delle proprie catene di fornitura in rapporto di collaborazione con gli enti di controllo pubblici e con le organizzazioni sindacali; si impegnino a garantire le marginalità per la sostenibilità economica dell’interezza della filiera produttiva".
Accesso al credito e sostegni finanziari sono altre misure suggerite dai sindacati.
Al quarto punto figura la formazione professionale che "deve essere oggetto di una programmazione condivisa tra brand, sistema delle imprese, parti sociali e soggetto pubblico, valorizzando gli strumenti già esistenti, dagli enti bilaterali ai fondi interprofessionali, e costruendo percorsi mirati a preservare e rinnovare i saperi manifatturieri del distretto". Infine, al punto cinque, i sindacati chiedono che i fondi strutturali europei destinati alle pmi toscane siano accompagnati da clausole occupazionali chiare e da bandi accessibili anche alle realtà artigianali più piccole, "che costituiscono l’ossatura produttiva del nostro distretto, unitamente alla salvaguardia della filiera commerciale e logistica del nostro territorio, essenziale per garantire l’occupazione e la continuità dei flussi".
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