Ondate di calore e giustizia climatica

L'Europa sta vivendo una delle peggiori ondate di calore della sua storia, con conseguenze gravi in termini di salute e qualità di vita, soprattutto per le persone più vulnerabili. Come afferma l'Organizzazione Mondiale della Salute, le ondate di calore sono una minaccia decisamente sottovalutata perché il bilancio delle vittime e dei danni non è immediato.
Se guardiamo al quadro politico italiano, questa sottovalutazione è evidente. Da parte del governo Meloni prevale il silenzio e gli interventi concreti sono piuttosto limitati (possibilità di richiedere la cassa integrazione per il caldo e qualche azione da parte del Ministero della Salute). Tra le poche dichiarazioni è spiccata quella Presidente del Senato che affermato che “ci abitueremo al clima caraibico in Europa e non moriremo”. Peccato che la gente sta morendo. Secondo l'OMS negli ultimi quattro anni il caldo estremo ha causato oltre 200.000 decessi in Europa e si tratta quasi sicuramente di dati sottostimati. Secondo uno studio dell'Imperial College London e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine il cambiamento climatico ha triplicato i decessi dell'ondata di calore del 2025, provocando 317 morti a Milano e 164 a Roma. L'OMS stima già almeno 1300 morti per l'attuale ondata di calore europea.
Oltre a questo, le ondate di calore significano anche peggiore qualità del sonno, riduzione della produttività, maggiore aggressività e violenza domestica, indicenti stradali, blackout nonché disagi e problemi di salute per chi è costretto a lavorare, studiare, vivere e dormire con temperature e livelli di umidità insostenibili per il corpo umano.
Se dalla politica di destra prevalgono silenzio e sottovalutazione, da parte dei media italiani l'attenzione è alta ma la trattazione è spesso depoliticizzata e schiacciata sugli accorgimenti individuali mentre raramente si ricordano le responsabilità delle aziende petrolifere, di chi continua a cementificare le nostre città e i nostri territori e l'inazione climatica dei nostri governi.
È arrivato il momento di politicizzare la canicola, come intitolava qualche giorno fa Libération, e soprattutto di rilanciare la lotta per la giustizia climatica.
Politicizzare la canicola: smantellare il sistema fossile
Partiamo dalle cause. Come emerge sempre più chiaramente da vari studi di attribuzione, la maggior frequenza e intensità delle ondate di calore è la diretta conseguenza delle emissioni di gas serra da combustibili fossili. Ebbene, in questi anni il governo Meloni ha fatto tutto il possibile per mantenere lo status quo fossile e frenare la transizione ecologica: norme contro l'agrivoltaico, tagli ai fondi delle comunità energetiche rinnovabili, difesa senza se e senza ma dell'industria petrolifera, tagli ai trasporti pubblici, ostacoli normativi alla ciclomobilità, continui tentativi (in parte riusciti) di smantellare il Green Deal europeo, criminalizzazione dell'attivismo climatico...
Non è complice (e violento) soltanto il silenzio ma anche il gettare continuamente benzina nell'inferno climatico.
Se il centro-sinistra vuole rappresentare davvero un'alternativa allora deve spingere l'acceleratore sulle energie rinnovabili, cosa che ad oggi non sta facendo in maniera coerente. La Regione Sardegna a guida grillina sta sostanzialmente bloccando la transizione energetica dell'isola mentre altri governatori e sindaci del Campo Largo stanno ostacolando vari progetti di energia rinnovabile su pressione dei comitati. Una maggiore diffusione delle energie rinnovabili non solo ci permetterebbe di tagliare le emissioni di gas serra ma anche alimentare in maniera sostenibile i sistemi di raffrescamento che inevitabilmente si diffonderanno sempre di più.
Infine, non basta accelerare sulle rinnovabili: l'Italia ha bisogno anche una roadmap ambiziosa e giusta di uscita dai combustibili fossili, seguendo il percorso avviato alla prima conferenza internazionale “Transitioning Away from fossil fuels” tenutasi ad aprile a Santa Marta (Colombia) e la possibilità di sostenere Il Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili. Servirà molta ambizione ma anche coraggio perché qui si tratta di sfidare non solo l'industria petrolifera ma anche il sistema finanziario che la sorregge.
Politicizzare la canicola: finanziamenti per un adattamento radicale
Serve a poco scaricare la responsabilità sui singoli se in molti casi si è costretti a lavorare in condizioni disumane: pensiamo ai rider ai quali non si applicano le norme regionali sul divieto di lavoro all'aperto o a chi vive in situazione di povertà di raffrescamento (cooling poverty) cioè si è nell'impossibilità di mantenere una temperatura domestica adeguata. Questo fenomeno, decisamente invisibile ma drammatico, è legato alla mancanza di risorse oppure a carenze strutturali degli edifici ma è anche la conseguenza di spazi urbani eccessivamente cementificati che si trasformano in un vero e proprio inferno, soprattutto per anzian*, bambin*, persone con patologie, persone senza dimora.
Nel 2023, dopo un lungo percorso di elaborazione, il governo Meloni ha approvato il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC). Si tratta di un documento tutto sommato positivo ma che rischia di rimanere un semplice pezzo di carta in mancanza di finanziamenti. Su questo punto la sfida della sinistra e delle società civile è quella di pretendere seri finanziamenti per adattare le nostre città: depavimentazione, riduzione delle auto, spazi verdi (compresi i tetti), rifugi climatici, piscine pubbliche, isolamento termico per case popolari, scuole e asili possono salvare vite e migliorare la qualità di vita. Adattarsi significa anche ripensare il lavoro, a partire dagli orari fino ad un sistema di permessi climatici sul modello spagnolo che si aggiunga all'insufficiente cassa integrazione e tanto altro ancora.
Il nodo delle risorse è fondamentale: se difficilmente si può fare debito, visto lo scellerato Patto di Stabilità e Crescita dell'Unione Europea, allora serve immediatamente una maggiore tassazione per i grandi patrimoni e le grandi imprese, soprattutto per quelle responsabili della crisi climatica.
I movimenti climatici si sono battuti a lungo per il taglio delle emissioni ma oggi si apre l'opportunità di una nuova mobilitazione per la giustizia climatica all'insegna dell'adattamento (senza dimenticare il primo ovviamente, senza il quale non c'è adattamento possibile). E anche la sinistra deve fare la sua parte, trovando il coraggio di sfidare il partito degli idrocarburi e il partito del cemento. Un coraggio che finora non ha avuto. Nel 2024 l'Emilia-Romagna è stata la prima regione d'Italia per consumo di suolo mentre la Puglia è stata la terza, entrambe governate dal centro-sinistra. Negli ultimi anni, nella progressista Milano si contano numerosissime piazze riqualificate in cui l'aumento del verde è stato decisamente marginale mentre le piscine e gli stabilimenti balneari vengono privatizzati.
In conclusione, le ondate di calore sono un fenomeno climatico e politico e come tale vanno affrontate. Serve una nuova mobilitazione sociale e politica per richiedere immediati interventi pubblici di mitigazione e adattamento. In altre parole, serve giustizia climatica ora.
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