Gli animali selvatici e la guerra

02 Luglio 2026 - 10:52
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Gli animali selvatici e la guerra

Lo studio “Changes in wildlife activity patterns in response to war in Ukraine”, pubblicato recentemente su Science da un team internazionale di ricercatori guidato da Svitlana Kudrenko (Zoologische Gesellschaft Frankfurt e Universitetet i Søraust-Noreg) e Marco Heurich (Universität Freiburg, Nationalparkverwaltung Bayerischer Wald e Universitetet i Innlandet) ha analizzato per la prima volta come un conflitto armato in corso abbia influenzato il comportamento degli animali selvatici. Alla Zoologische Gesellschaft Frankfurt spiegano che «Utilizzando fototrappole, gli scienziati hanno documentato come l'occupazione russa della zona di esclusione di Chernobyl durante la guerra del 2022 in Ucraina abbia inciso sull'attività degli animali che vivono nella zona. L'analisi dei dati mostra che, durante questo periodo, cervi, caprioli, volpi e cinghiali hanno adattato la loro attività diurna e notturna alle ostilità».
Heurich ha commentato: «I nostri risultati dimostrano che i ritmi di attività diurna dei mammiferi, in particolare l'attività notturna, sono cambiati durante l'intensificarsi del conflitto armato. Questo indica una trasformazione più ampia della Zona di Esclusione di Chernobyl: da un ecosistema che, in assenza di disturbo umano, si era ripreso dal disastro del reattore, a un territorio militarizzato in cui l'utilizzo dell'habitat e il comportamento della fauna selvatica sono cambiati».
La zona di esclusione di Chernobyl si estende su una superficie di 2.600 km2. Dopo il disastro nucleare del 1986 e alla conseguente contaminazione radioattiva, la maggior parte dell'area è stata designata riserva della biosfera. La Kudrenko evidenzia che «La presenza umana minima nella zona ha favorito l'aumento delle popolazioni di animali selvatici e ha portato alla ricolonizzazione dell'area da parte di specie che si erano estinte localmente prima della catastrofe, come l'orso bruno e la lince, o di quelle presenti solo in numero limitato, come l'alce, il cervo rosso, il cinghiale e il lupo grigio». Inoltre, negli anni '90 sono stati reintrodotti il cavallo di Przewalski e il bisonte europeo, entrambi a rischio di estinzione.
Le’esercito russo ha occupato la zona di esclusione di Chernobyl per 36 giorni, dal 24 febbraio al primo aprile 2022. Dal 2021, gli scienziati monitoravano tramite fototrappole la popolazione di linci nella zona di esclusione. Dopo la fine dell'occupazione, il team si è reso conto che la tragedia della guerra offriva l'opportunità di porsi una nuova domanda di ricerca: come reagiscono esattamente gli animali selvatici all'immediata presenza di un conflitto armato? Heurich aggiunge che «Parallelamente al nostro progetto di ricerca originale, siamo stati anche in grado di indagare su un fenomeno che in precedenza era stato studiato solo nelle aree di addestramento militare».
Dopo il ritiro dei militari russi, che iniziavano a presentare segni di contaminazione radioattiva dovuti alla polvere sollevata dai loro mezzi pesanti e dai bombardamenti e al fumo degli incendi, i ricercatori, con l'aiuto delle forze armate ucraine che hanno sminato l'area e messo in sicurezza la zona. sono riusciti a recuperare i dati da 31 fototrappole,.
Lo studio è dunque il frutto di quel che si può definire un esperimento scientifico involontario: le fototrappole, attivate da sensori a infrarossi, hanno registrato immagini ininterrottamente dal 19 gennaio al 6 maggio 2022, ovvero immediatamente prima, durante e dopo l'occupazione. I ricercatori hanno poi confrontato questi dati con le immagini provenienti dalle 31 fototrappole e da ulteriori 25 fototrappole dell'anno precedente all'invasione, tra il 19 gennaio e il 21 marzo 2021. In un'ulteriore analisi, il team ha valutato l'intensità giornaliera del conflitto armato nel 2022 e l'ha correlata ai modelli di attività giornaliera degli animali.
la Kudrenko spiega ancora: «Per farlo, abbiamo ricavato un indice di intensità del conflitto basato su interviste, anche con dipendenti della centrale nucleare. In questo indice, abbiamo valutato su una scala da zero a dieci eventi come convogli militari, sparatorie, attacchi aerei, bombardamenti di artiglieria. Abbiamo anche preso in considerazione altri fattori, come le precipitazioni, la vicinanza a strade o aree con presenza umana permanente e anomalie termiche come bombardamenti o incendi boschivi».
Utilizzando questi dati, i ricercatori hanno studiato il comportamento di 11 specie animali e ricordano che «Inizialmente avevamo ipotizzato che, in risposta ai disturbi causati dal conflitto armato, gli animali sarebbero diventati più notturni, diffidenti e avrebbero evitato i luoghi con una presenza umana costante. Tale comportamento era già stato documentato e avevamo ipotizzato che si sarebbe intensificato durante il conflitto armato».
Ma questo si è rivelato vero solo per alcune delle specie studiate. Gli scienziati hanno anche osservato comportamenti specie-specifici che si discostavano dalle ipotesi precedenti: «Cervi e volpi rosse hanno ridotto la loro attività notturna durante l'occupazione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente».
La Kudrenko conclude: «Il calo degli avvistamenti notturni suggerisce che queste specie abbiano spostato la loro attività alle ore diurne in risposta all'intensificarsi del conflitto. Gli avvistamenti complessivi di caprioli sono diminuiti, mentre quelli di cervi sono aumentati a fronte dell'intensificarsi del conflitto. Abbiamo anche osservato che lepri e cervi hanno reagito alle anomalie termiche, principalmente agli incendi boschivi legati al conflitto, diventando più attivi di notte».

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