Siderurgia e clima, indagine del Wwf: passi avanti sulla CO2 ma la trasparenza è ancora molto disomogenea

02 Luglio 2026 - 14:15
0
Siderurgia e clima, indagine del Wwf: passi avanti sulla CO2 ma la trasparenza è ancora molto disomogenea

La siderurgia italiana riduce le emissioni e investe in economia circolare, ma la decarbonizzazione profonda del settore è frenata da tecnologie ancora sperimentali e piani aziendali poco verificabili. È questa, in sintesi, la conclusione a cui giunge un’analisi realizzata dal Wwf in collaborazione con l’Università di Trieste. Nella seconda edizione del report “Acciaio verde: a che punto siamo in Italia” non solo viene fornita una foto della situazione attuale, ma vengono messe sul piatto una serie di raccomandazioni per centrare gli obiettivi climatici.

Esponenti del Panda e ricercatori universitari spiegano nel documento che il settore siderurgico italiano sembra compiere passi in avanti verso la decarbonizzazione, ma al tempo stesso segnalano che il percorso verso un acciaio realmente a basse emissioni appare ancora incompleto.

L’analisi analizza le strategie e le performance delle principali aziende elettro-siderurgiche del Paese sulla base dei bilanci di sostenibilità e dei report Esg pubblicati nel 2025 e riferiti all’anno fiscale 2024: dagli interventi di efficientamento alle applicazioni dell'economia circolare, dai consumi idrici alle emissioni della supply chain, questa nuova analisi targata Wwf fornisce un quadro completo su dove sta andando davvero l’acciaio italiano.

Punto di partenza dell’indagine è il fatto che i dati dichiarati dalle aziende evidenziano come il comparto – caratterizzato da elevati consumi energetici e significativi impatti ambientali – si presenti in evoluzione: migliora la qualità della rendicontazione, si rafforzano le strategie industriali e aumentano gli investimenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili. Anche per quanto riguarda i principali indicatori ambientali si dichiarano avanzamenti positivi: la somma delle emissioni di gas serra generate fisicamente dai processi produttivi (classificate come Scope 1) e di quelle generate per produrre l’energia consumata da tali processi (Scope 2) si riduce in media del 15%; l’intensità energetica cala del 5,6%; resta elevato l’utilizzo di materiale riciclato (circa 86,7%) e il recupero dei rifiuti (oltre 77%).

Tuttavia, spiegano gli autori del report, il quadro rimane disomogeneo. Accanto ad aziende con piani industriali concreti e obiettivi misurabili, persistono realtà in cui le iniziative sono ancora parziali, poco quantificate o non pienamente verificabili. Le principali criticità individuate dal monitoraggio sono state raggruppate in cinque categorie. La prima riguarda l’efficienza energetica e decarbonizzazione. Crescono gli interventi su forni, sistemi di combustione e recupero del calore, e aumenta il ricorso alle energie rinnovabili. Le emissioni Scope 1 e Scope 2 migliorano, ma i progressi restano incrementali. Tecnologie strategiche come l’idrogeno, il ferro preridotto senza usare il carbone (DRI) e la “Carbon Capture and Utilization - CCU” sono ancora in fase sperimentale, senza benefici emissivi quantificati. Positivi i segnali sui PPA (contratti a lungo termine) per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili, ma vanno implementate anche soluzioni strutturali di riduzione delle emissioni nel lungo periodo.

La seconda categoria messa sotto la lente riguarda l’economia circolare, le risorse idriche e la biodiversità. L'utilizzo del forno elettrico e dell'acciaio da rottame conferma la vocazione circolare del settore, viene sottolineato nel report. Permangono però lacune nella tracciabilità dei materiali, nella valorizzazione dei sottoprodotti e nella gestione idrica, con forti disparità tra aziende. La biodiversità resta un tema secondario, ancora privo di target e indicatori di impatto territoriale.

Terza categoria esaminata: organizzazione aziendale e supply chain. I criteri Esg (Environment, Social e Governance) sembrano acquisire una maggiore attenzione in azienda grazie alla costituzione, in diverse delle sigle analizzate, di comitati dedicati e ai primissimi tentativi di mappare e mitigare le emissioni classificate di Scope 3 (= emissioni indirette generate lungo la catena del valore, sia a monte che a valle). Tuttavia, mancano target quantitativi verificabili, soglie ambientali minime per i fornitori e risultati misurabili sulle emissioni indirette.

La quarta categoria su cui si sono concentrati gli autori del report è quella riguardante le certificazioni ambientali. Il quadro certificativo migliora, ma resta disomogeneo. Le certificazioni di sistema sono diffuse, mentre strumenti più robusti come l’Epd (Dichiarazione ambientale di prodotto) e la norma Iso 14067 — verificati da terzi — garantiscono maggiore trasparenza sulla carbon footprint. Autodichiarazioni e rating reputazionali non possono essere considerati prove sufficienti di sostenibilità.

Ultima ma non ultima questione, le policy aziendali e o progetti. Molte imprese dichiarano piani di decarbonizzazione e obiettivi climatici ambiziosi, ma il livello di maturità è, anche in questo caso, molto vario. La criticità principale rimane la distanza tra ambizione, monitoraggio dei risultati nel tempo e verificabilità.

Spiega Andrea Mio, ricercatore del Centro Interdipartimentale Giacomo Ciamician su energia, ambiente, trasporti dell’Università degli Studi di Trieste, che ha curato l’analisi: «Il vantaggio tecnologico del forno elettrico non è sufficiente, da solo, a garantire una traiettoria pienamente compatibile con gli obiettivi climatici. La riduzione delle emissioni dirette, l’approvvigionamento di energia rinnovabile addizionale e di rottame di qualità, l’uso di Dri eventualmente prodotto con idrogeno rinnovabile e la gestione dello Scope 3 rappresentano le principali leve da presidiare nei prossimi anni».

Per Wwf, la priorità è passare dalle dichiarazioni di principio ai risultati. «La riduzione delle emissioni indirette legate all’energia è un segnale positivo - afferma Mariagrazia Midulla, Rrsponsabile Clima ed energia del WWF Italia - ma non basta. La sfida per la prossima fase non sarà dichiarare piani più ambiziosi, ma dimostrare, anno dopo anno, il loro avanzamento operativo. Per questo motivo, la rendicontazione futura dovrebbe diventare più omogenea, quantitativa e verificabile, collegando ogni iniziativa a indicatori di performance, investimenti, risultati conseguiti e scostamenti rispetto agli obiettivi. Solo così sarà possibile distinguere le aziende che stanno realizzando una trasformazione industriale effettiva da quelle che si limitano a introdurre misure incrementali o prevalentemente reputazionali».

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User