“Onorare i morti aiutando i vivi”. I 95 anni del gruppo alpini di Varese

Maggio 12, 2026 - 19:50
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“Onorare i morti aiutando i vivi”. I 95 anni del gruppo alpini di Varese
la materia del giorno Antonio Verdelli

Novantacinque anni di storia, amicizia e servizio alla comunità. Il Gruppo alpini di Varese si prepara a celebrare nel 2026 un anniversario importante, ma il capogruppo Antonio Verdelli preferisce non parlare di “traguardo”.
Ospite della trasmissione “La Materia del Giorno”, allo spazio libero di Materia, Verdelli ha raccontato il significato profondo dell’essere alpino oggi, in una società profondamente cambiata rispetto al passato, ma ancora bisognosa di valori autentici.
«Per noi non è un punto di arrivo – ha spiegato il capogruppo – ma una tappa di transito. Speriamo che il nostro vero traguardo sia ancora molto lontano. Certo, le difficoltà esistono. Con la fine della leva obbligatoria il numero degli alpini si è ridotto. Ma finché ci sarà anche un solo alpino con la voglia di fare, continueremo a suonare il nostro tamburo della solidarietà, dell’amicizia e dell’aggregazione».

DAL 1931 UN PUNTO DI RIFERIMENTO

Parole che raccontano bene lo spirito di un’associazione che, dal 1931, rappresenta un punto di riferimento per la città di Varese. Verdelli, capogruppo da trent’anni, ricorda con emozione i primi passi all’interno del gruppo dopo il servizio militare: «Ho trovato persone meravigliose. Tra gli alpini non esistono ruoli sociali, puoi essere imprenditore o operaio, ma sei semplicemente un alpino. È questa uguaglianza che ti fa sentire subito a casa».
Il legame tra Varese e gli alpini è sempre stato fortissimo. Un tempo il territorio era zona di reclutamento alpino e molti giovani partivano per il servizio militare nelle brigate di montagna. «Il Campo dei Fiori è stato la nostra palestra naturale – racconta Verdelli -. Tutti, almeno una volta, ci sono saliti per camminare, cantare o stare insieme. Anche senza alte montagne, il nostro territorio ha sempre avuto un’anima alpina».

L’AIUTO ALLE FAMIGLIE DOPO LA GRANDE GUERRA

Nel corso dell’intervista è emerso anche il significato originario dell’Associazione Nazionale Alpini, nata nel 1919 al termine della Prima guerra mondiale per aiutare le famiglie dei soldati caduti. «Noi non celebriamo la guerra – ha sottolineato Verdelli – ma ricordiamo quanto sia stata drammatica. Il nostro motto resta sempre lo stesso: onorare i morti aiutando i vivi».
Ed è proprio la solidarietà il cuore pulsante dell’attività del gruppo varesino. Emblematica la storica festa di Ferragosto al Campo dei Fiori, diventata negli anni una vera istituzione cittadina.

QUANTO VALE UN PIATTO DI POLENTA?

Nata quasi spontaneamente dopo una celebrazione religiosa alle Tre Croci, oggi richiama migliaia di persone e permette agli alpini di raccogliere fondi da destinare a progetti sociali e assistenziali. «Ogni piatto di polenta servito – ha detto Verdelli – si trasforma in aiuto concreto per chi ha bisogno».
Non solo assistenza, però. Gli alpini di Varese sono anche presidio culturale. Nella sede cittadina organizzano incontri, conferenze e i “Caffè degli Alpini”, appuntamenti molto partecipati aperti a tutta la cittadinanza. «Vogliamo essere nella città, con la città e per la città», ha ribadito il capogruppo, ricordando ospiti illustri come Giuseppe Zamberletti e Rosita e Ottavio Missoni.

I FESTEGGIAMENTI PER IL 95° ANNIVERSARIO

Nonostante la fine della leva, il gruppo continua ad attrarre giovani volontari. «Molti si avvicinano perché condividono il nostro modo di vivere – ha spiegato Verdelli -. Cerchiamo di insegnare che il tempo libero può diventare occasione per aiutare gli altri, non per alimentare rabbia o violenza».
Il momento culminante delle celebrazioni per il novantacinquesimo anniversario sarà il weekend del 6 e 7 giugno 2026. Al teatro di piazza Repubblica si terrà il concerto gratuito della fanfara della ex brigata Orobica, mentre il giorno successivo il gruppo alpini donerà all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla un’autovettura attrezzata con sollevatore elettrico per il trasporto dei disabili. «Ogni volta che vedremo quel mezzo circolare per la città – conclude Verdelli – sarà come rivivere il momento della consegna. È questo il senso del nostro essere alpini: trasformare il ricordo in aiuto concreto».

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