Oratori ambrosiani verso l’estate “francescana”
La festa in piazza Duomo dello scorso anno (Cherchi/Chiesadimilano.it)«Bella Fra’…!». Chissà quante volte i ragazzi si scambieranno il saluto, anche nei giorni dell’oratorio estivo. Un’espressione giovanile che diventa il titolo dell’anno, con l’aggiunta, dai Salmi, di un consiglio, quasi un’istruzione per l’uso: «…guardate a lui e sarete raggianti».
Un’esortazione che, magari con altre parole, certamente sentiranno ripetersi anche i tanti animatori che nel pomeriggio di venerdì 22 maggio si raduneranno in piazza Duomo per l’appuntamento che ogni anno apre la volata verso l’estate. Prima, dalle 17, con diversi laboratori per entrare nel tema dell’anno. Poi, dalle 19.30, l’incontro con l’Arcivescovo, che consegnerà loro il “Mandato” per l’oratorio estivo: un’investitura di fiducia per un compito di responsabilità, come quello di prendersi cura dei più piccoli con uno stile di fraternità e di testimonianza cristiana.
Una responsabilità che trasforma
«Crediamo in loro – evidenzia don Stefano Guidi, direttore della Fom (Fondazione Oratori Milanesi) -. Coinvolgiamo gli adolescenti perché abbiamo grande fiducia verso di loro, e siamo convinti, senza nessun atteggiamento paternalistico, che possano davvero vivere un ruolo di responsabilità, naturalmente in un contesto comunitario come quello dell’oratorio, in cui in questo compito non sono lasciati soli. Credo – prosegue don Guidi – che proprio questa responsabilizzazione sia uno degli aspetti che più attira gli adolescenti, che vedono in questa esperienza qualcosa che può davvero trasformarli».
Le parole di Mattarella
Pochi giorni fa, dialogando con l’architetto Renzo Piano al Politecnico di Milano, il Presidente della Repubblica aveva incoraggiato i ragazzi, ricordando che «sbagliare è prezioso», perché segno del coraggio di cercare. Parole che don Guidi desidera riprendere offrendo una chiave di fiducia agli adolescenti, che spesso si sentono sopraffatti dall’ansia. È possibile anche «sbagliare senza sentirsi sbagliati», osserva il responsabile della Fom, sottolineando anzi che, proprio nelle giornate vissute in oratorio come animatori, i ragazzi «potranno sperimentare una responsabilità, un sentirsi capaci», senza però l’ansia «della verifica, della misurazione».

Conta lo stile
In fondo, mette in luce don Guidi, i ragazzi si prenderanno cura dei più piccoli innanzitutto attraverso il gioco, «ovvero facendo qualcosa che è spontaneo, naturale: in questo – chiarisce – potranno cogliere che a fare la differenza non è tanto l’importanza dell’attività, ma lo stile con cui la si vive».
Uno stile che, quest’anno, grandi e piccoli potranno imparare guardando alla vita di San Francesco, la cui storia scandirà le giornate dell’oratorio. Un esempio – ne è certo il responsabile della Fom – a cui i ragazzi potranno sentirsi vicini «proprio per il desiderio di vita che animava Francesco fin dalla giovinezza», tanto da portarlo a cercare affermazione e riconoscimento nel mestiere delle armi. «Un desiderio di affermarsi, di essere considerato che è naturale, umano, e al quale – indica don Guidi – Gesù mostra di non essere distante, ma che in qualche modo asseconda proiettandolo su qualcosa di più grande».
Ecco, dunque, la ricchezza di significati racchiusa nello slogan dell’anno. Compreso l’invito a mettere in pratica la fraternità, per un oratorio che vuole essere sempre più attento tanto all’unicità e alle esigenze di ciascun ragazzo, quanto a offrire un’esperienza di amicizia in cui tutti possano incontrarsi. Con il desiderio, sottolinea don Guidi, «che ogni adolescente, ogni ragazzo, si senta a proprio agio».
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