Oro nero italiano, il Qatar è in Basilicata. Federpetroli: «Serve una legge per sbloccare tutto»

05 Settembre 2026 - 20:20
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Oro nero italiano, il Qatar è in Basilicata. Federpetroli: «Serve una legge per sbloccare tutto»

Oro nero italiano, il Qatar è in Basilicata. Federpetroli: «Serve una legge per sbloccare tutto»

L’Italia importa ancora il 93% del petrolio che consuma, nonostante sotto i suoi mari e nelle sue regioni si nascondano riserve importanti. Ora il governo Meloni punta a cambiare rotta, e il settore degli idrocarburi chiede una legge per sbloccare gli investimenti fermi da anni.

Il pressing di Fratelli d’Italia

Dopo le dichiarazioni della premier a Bari, è arrivato il sostegno pieno di Fratelli d’Italia. «La premier Giorgia Meloni ha perfettamente ragione nel ritenere l’attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi sul territorio nazionale e negli spazi marittimi soggetti alla nostra sovranità un comparto strategico», afferma Riccardo Zucconi, responsabile Energia del partito e membro della commissione Attività produttive alla Camera.

Zucconi ricorda che la produzione italiana copre solo il 7% del fabbisogno energetico del Paese, tra 3,8 e 4,2 milioni di tonnellate l’anno: «Potremo fare molto di più». Per invertire la tendenza, secondo il deputato, occorre agire su più fronti: «Occorre razionalizzare e snellire l’iter autorizzativo», oggi rallentato dalla sovrapposizione di competenze tra Stato e Regioni, e potenziare le royalties destinate ai territori estrattivi come la Basilicata.

La sfida ambientale

Il nodo più delicato, ammette Zucconi, resta quello ambientale. La «vera sfida» è aggiornare le tecniche estrattive con tecnologie come l’Enhanced Oil Recovery, che permette di recuperare il petrolio rimasto nei giacimenti già sfruttati, insieme a monitoraggio satellitare delle piattaforme e investimenti nella cattura della CO2. Resta fermo il divieto di estrazione entro le 12 miglia nautiche dalla costa e nelle aree marine protette: un limite che il deputato di FdI dice di condividere, pur convinto che esistano ampi margini per crescere altrove.

Un secolo di storia

L’industria petrolifera italiana nasce nella prima metà del Novecento e decolla nel dopoguerra con l’Eni di Enrico Mattei, fondata nel 1953. Dalle scoperte in Pianura Padana e Sicilia si arriva, tra anni Settanta e Novanta, ai giacimenti di Rospo Mare, Val d’Agri e Tempa Rossa, che rendono la Basilicata il cuore dell’estrazione petrolifera nazionale. Negli ultimi decenni, normative europee più stringenti hanno ridimensionato le possibilità produttive.

FederPetroli: «Serve una legge»

Anche Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, appoggia la linea della premier: «Non posso che essere d’accordo con il presidente Meloni», dice, ricordando che diverse regioni italiane hanno un potenziale ancora inespresso di idrocarburi e che nei mari nazionali ci sono importanti riserve di gas metano. Rilanciando le parole della premier a Bari, aggiunge: «Non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata».

Ma dalle intenzioni ai fatti, avverte Marsiglia, serve un passaggio legislativo: «Serve una legge che sblocchi lo stallo per la ricerca di petrolio e gas in Italia». E la partita non si gioca più solo in Basilicata: «La Basilicata ormai è satura, c’è interesse in altre location con alto potenziale energetico».

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