Parco eolico delle Ferriere, le integrazioni al progetto: cosa è stato approfondito e le risposte che mancano

02 Luglio 2026 - 15:52
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Parco eolico delle Ferriere, le integrazioni al progetto: cosa è stato approfondito e le risposte che mancano
Parco eolico Ferriere progetto

Genova. Continua l’iter del progetto del maxi parco eolico “Ferriere”, che prevede la costruzione di un impianto composta da sette pale da oltre 180 metri, posizionate sui crinali montani tra la Val Nure e la Val D’Aveto, a cavallo del confine tra le province di Genova e Piacenza. Dopo la risposta alle migliaia di osservazioni arrivate in questi mesi, l’azienda proponente, Ferriere Wind srl, ha depositato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica la documentazione integrativa rispondendo ai rilievi formulati dal Ministero della Cultura. Anche in questo caso, però, la risposta risulta essere “parziale”, almeno per il momento. L’integrazione, infatti, ha lasciato per ora inascoltate buona parte delle richieste di integrazione trasmesse da Regione Liguria e da Arpal.

La relazione si concentra in larga misura sulle richieste del Ministero della Cultura e delle Soprintendenze di Parma, Piacenza e della Liguria, fornendo approfondimenti specifici sull’impatto paesaggistico e strutturale dell’opera. Per dimostrare l’effettiva visibilità dell’impianto eolico e “l’efficacia mitigatoria della morfologia del terreno”, l’azienda ha integrato lo studio con nuovi elaborati grafici, profili altimetrici e simulazioni fotografiche post operam tarate su un raggio di analisi esteso fino a 20 chilometri. Inoltre, dal punto di vista infrastrutturale, sono stati definiti con maggiore precisione i tracciati interrati dei cavidotti in media e alta tensione all’interno del territorio ligure e sono stati trasmessi i dettagli tecnici preliminari riguardanti la futura Stazione Elettrica Terna a 132 kV.

La “tesi difensiva” dell’azienda si basa su 11 punti fotografici considerati caratteristici: secondo i nuovi fotoinserimenti tridimensionali, l’impatto reale sarebbe inferiore a quello teorico dei modelli, poiché la folta vegetazione locale e le barriere antropiche (come gli edifici) schermerebbero la vista delle pale da luoghi critici come il Castello di Gambaro o il Lago delle Lame, segnalati nelle osservazioni, come punti particolarmente sensibili. Non compaiono, però, foto inserimenti specifici dalla vetta del Monte Crociglia, luogo simbolo della protesta di questi mesi contro il parco eolico, poichè nel progetto risulta di fatto “assediata” da tre delle sette pale dell’impianto. Del contesto del monte – frequentatissimo da escursionisti e pascoli – è stata però prodotta una simulazione 3D dello stato di progetto confrontato con lo stato attuale: una elaborazione grafica che restituisce ufficialmente per la prima volta quello che di fatto potrebbe diventare quel crinale, con le piste di accesso agli impianti che si sovrappongono totalmente o quasi ai sentieri, aggiungendo strade su prati e pascoli, con il risultato di un pesante stravolgimento di tutto il paesaggio della zona. Un assetto già emerso in questi mesi di discussione, ma che per la prima volta, in questo caso, viene “certificato” visivamente.

Parco eolico Ferriere progetto
Il Crociglia oggi, in copertina con il progetto eseguito

Le alternative al parco Ferriere scartate

Un ulteriore elemento cardine dei riscontri forniti dall’azienda alle richieste ministeriali riguarda la sezione dedicata all’analisi delle alternative progettuali e di localizzazione dell’impianto. Il proponente ha elencato le ragioni che hanno guidato la scelta del sito montano delle Ferriere, giustificando la disposizione dei sette aerogeneratori e la specifica collocazione della sottostazione di trasformazione.

Nello dettagli, la relazione evidenzia come le opzioni alternative — quali il posizionamento in aree già industrializzate e la soluzione di un impianto offshore — siano state scartate perchè, nell’ordine, i siti già antropizzati non presentano valori di ventosità ottimali e perchè le tecnologie per installare un impianto marino sono ad oggi presentano “elevato grado di incertezza legato all’evoluzione futura della tecnologia e allo sviluppo delle infrastrutture correlate“.

La scelta del crinale dell’alta val Nure, quindi, è dipesa, secondo il proponente dall’alta elevata ventosità della zona. Tra le varie opzioni montane esaminate, è stato valutato anche il sito di Monte Alfeo proprio in virtù del suo potenziale di ventosità, ma l’area è stata successivamente scartata dal proponente a causa della distanza maggiore con le principali infrastrutture viarie.

Senza risposta le osservazioni liguri

Al momento restano però inevase le richieste di integrazioni esplicitate da Regione Liguria e dall’agenzia ambientale Arpal, Nonostante la vicinanza dell’impianto al sito protetto del Parco dell’Aveto e il posizionamento delle infrastrutture liguri all’interno di un corridoio ecologico regionale, la documentazione continua a basarsi su analisi puramente bibliografiche. Risultano così – almeno per il momento – senza risposte le richieste di avviare indagini sul campo specifiche per la tutela della fauna, come i monitoraggi in quota della chirotterofauna e lo studio delle rotte migratorie dell’ornitofana, oltre ai rilievi botanici di dettaglio necessari a quantificare l’esatta perdita di superficie vegetata lungo le vie di comunicazione da adeguare.

Parco eolico Ferriere progetto
La mappa dell'intervisibilità a 20 kilometri dell'impianto

Un’altra lacuna riguarda la sicurezza del territorio e la valutazione del rischio idrogeologico. Gli uffici tecnici di regione Regione Liguria avevano espressamente richiesto una sovrapposizione cartografica delle nuove opere con la Carta dei Dissesti, poiché il tracciato previsto per il cavidotto interrato sembra intercettare aree classificate come frana attiva. A questa mancata verifica si aggiunge l’assenza di dati strutturati sulla quantificazione dei volumi di terre e rocce da scavo e di scotico per il cantiere di Santo Stefano d’Aveto, lasciando senza risposta anche i quesiti sui relativi percorsi di trasporto, sui siti di deposito e sui possibili trattamenti industriali dei materiali rimossi.

Rimangono infine esclusi dal riscontro sia il calcolo degli impatti cumulativi complessivi tra il parco eolico e la futura stazione elettrica di Terna, sia l’integrazione dei punti di vista panoramici sul versante ligure. La relazione non include infatti tutte le simulazioni fotografiche specifiche richieste da vette e borghi storici simbolo della zona, come il Monte Maggiorasca, il Monte Penna e le località di Vicosoprano e Alpepiana. Restano così “non visualizzati” i potenziali impatti visivi diretti sui vincoli paesaggistici della Val Trebbia e Aveto, sull’Alta Via dei Monti Liguri e sui tracciati storici delle antiche Vie del Sale. Il tutto è stato affidato ad una generica mappa dell’intervisibilità, dove si evince che queste zone hanno la “possibilità” di vedere uno o tutti i sette aerogeneratori del parco eolico.

Le compensazioni e le deroghe

Discorso a parte sulle compensazioni, che l’azienda approfondisce in un documento dedicato, per rispondere alla puntuale richiesta ministeriale di produrre un documento che si “focalizzi specificamente sugli ambiti e sui luoghi in cui si riscontrano gli impatti negativi più significativi”. E il documento si apre con un dettaglio che potrebbe essere dirimente per il futuro del progetto. Il posizionamento delle pale, infatti, sarebbe stato progettato in deroga alle normative sui distanziamenti. Nel documento, infatti, il proponente evidenzia come il layout geometrico del parco eolico non rispetti pienamente i criteri ministeriali di inserimento paesaggistico: gli aerogeneratori FE-02, FE-04, FE-06 e FE-07 violano per alcuni metri la distanza minima consigliata tra le macchine (pari a 3-5 volte il diametro del rotore), mentre la turbina FE-01 deroga vistosamente ai limiti urbanistici locali sul distanziamento dai centri abitati. Quest’ultima si trova infatti a una distanza dal borgo di Torrio pari a sole 4,7 volte l’altezza massima della pala, a fronte dell’obbligo normativo di garantire un distacco non inferiore a 6 volte l’altezza.

Poi le compensazioni, pensate per bilanciare il costo ambientale per la comunità e il territorio: le soluzioni includono interventi di ingegneria naturalistica — come idrosemine e rimboschimenti con specie autoctone per compensare il taglio dei boschi a ceduo — affiancati da opere di consolidamento dei versanti e bonifica idrogeologica, resi necessari dal fatto che i cavidotti interrati attraversano aree a frana attiva sul versante ligure e zone allagabili nei pressi del fiume Aveto. Sono poi citate proposte per il potenziamento del turismo montano mediante il ripristino della sentieristica CAI, l’installazione di bacheche informative in legno e la creazione di aree di sosta attrezzate.

L’ultima parte delle compensazioni si focalizza sulla sostenibilità locale e sul supporto alle attività tradizionali dei comuni di Ferriere e Santo Stefano d’Aveto. Il proponente si dichiara disponibile a finanziare l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici, a sostenere la nascita di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e a promuovere la mobilità sostenibile tramite postazioni di ricarica per biciclette elettriche. Inoltre, considerando che l’impianto sorge in un’area prevalentemente dedita al pascolo, l’elaborato prevede accordi specifici con il comparto agropastorale locale per l’ammodernamento a basse emissioni dei mezzi agricoli, la messa a norma igienico-sanitaria delle strutture zootecniche e la riqualificazione di infrastrutture montane per la pastorizia, come recinzioni e abbeveratoi.

Possibilità di nuove osservazioni

Con il deposito delle integrazioni progettuali, benché l’esaustività sia ancora da verificare da parte degli enti coinvolti, scatta una nuova fase per l’iter di eventuale approvazione del progetto. Dal 1 luglio sono infatti scatti i termini di 15 giorni per prendere “visione della documentazione integrativa relativa al progetto in oggetto, nonché presentare le proprie osservazioni anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Direzione Generale Valutazioni Ambientali”.

Un passaggio che ancora una volta arriva in pieno periodo estivo e con un “timer” ridotto a causa dell’ombrello Pnrr entro il quale si muove questo procedura di valutazione di impatto ambientale. Un fattore che però, in questi mesi, dopo la visibilità presa dal progetto, non ha fatto altro che alimentare il fuoco e la “produttività della protesta” e opposizione al progetto, a cui fanno campo le stesse amministrazioni locali.

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