Pedaggi truccati sull’A20, scoperta la truffa ai caselli
Avevano studiato il raggiro nei minimi dettagli, convinti di poterla fare franca. Ma l’inchiesta della Procura di Termini Imerese ha smontato il piano: cinque dipendenti del Consorzio Autostrade Siciliane (CAS) e un operatore di una ditta privata di manutenzione sono stati sospesi cautelarmente dal servizio per le truffe ai danni degli automobilisti in transito sulla A20 Palermo-Messina.
Come funzionava la truffa ai caselli
A quanto pare, i caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono erano ormai diventati teatro di illeciti ricorrenti. Le azioni fraudolente avvenivano nel breve intervallo in cui l’utente consegnava il ticket e il denaro contante: l’esattore evitava di registrare correttamente il transito e, anziché il tagliando originale, inseriva nel sistema un biglietto “civetta” conservato in precedenza, riportante un importo minimo, di solito 90 centesimi. La differenza tra il dovuto effettivo e quanto registrato finiva direttamente nelle tasche del personale.
Per massimizzare il profitto, gli indagati intervenivano attivamente sul traffico: bloccavano le corsie automatiche col semaforo rosso, costringendo gli automobilisti a passare dagli esattori per pagare il pedaggio e permettendo al personale di gestire i contanti manualmente e trattenere la differenza.
Ormai la cronica discrepanza tra il numero di veicoli registrati ai varchi e le somme versate nelle casse del consorzio non poteva più essere attribuibile a una semplice anomalia. Su esposto presentato dallo stesso Cas, le Forze dell’Ordine hanno dato il via agli accertamenti che hanno evidenziato 266 episodi di peculato in soli tre mesi, con guadagni stimati tra i 100 e gli 800 euro per ciascun indagato.
Il provvedimento del magistrato
Il Gip del Tribunale di Termini Imerese, Irina Cirincione, ha disposto per i sei soggetti coinvolti la sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico ufficio per la durata di sei mesi. Gli indagati, durante gli interrogatori preventivi, hanno scelto la strada del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Il provvedimento del magistrato va oltre il singolo episodio, inquadrando il fenomeno come una piaga radicata nel tempo. Il giudice, infatti, non ha dubbi sulla portata sistematica del comportamento rilevato:
“Dalla ricostruzione dei fatti operata emerge chiaramente come le singole condotte descritte rappresentino solo un piccolo segmento di un consolidato modus operandi degli esattori del Cas, la cui perpetuazione in un lungo corso di tempo ha, di certo, consentito l’appropriazione di una notevole somma di denaro”
Gli sviluppi delle indagini segnano un punto di svolta fondamentale nella gestione della rete autostradale. Oltre ai provvedimenti disciplinari e penali, resta lo sconcerto degli utenti, traditi a lungo dagli erogatori del servizio pubblico. Spetterà ora al consorzio rafforzare i controlli nei varchi maggiormente esposti: in ballo c’è la fiducia stessa dei viaggiatori. In quanto all’inchiesta, gli inquirenti stanno incrociando i dati dei transiti passati, in maniera da ricostruire l’esatta entità del danno erariale subito dall’ente. Il silenzio scelto dagli indagati durante le audizioni non ferma il corso della giustizia, che mira a fare piena luce su anni di presunti illeciti.
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