Per le mascherine la vera commissione d’inchiesta andrebbe fatta sulla magistratura

10 Luglio 2026 - 06:10
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C’è un grande assente nella polemica mediatico-politica che si è aperta attorno all’acquisto di mascherine cinesi durante la pandemia da parte del commissario Domenico Arcuri: è la magistratura, di cui nessuna parte in campo ha interesse a parlare (l’obiettivo del centrodestra è colpire Conte, il centrosinistra non può permettersi di criticare le toghe), ma che è stata autrice – ci riferiamo alla procura di Gorizia e soprattutto a quella di Roma – di iniziative giudiziarie segnate da aspetti singolari, che hanno avuto un impatto molto pesante sul contrasto al Coronavirus e anche sulle casse pubbliche. Nel febbraio 2021, infatti, ben 338 milioni di mascherine importate dalla Cina vennero sequestrate dalla procura di Roma (pm Gennaro Varone e Fabrizio Tucci) in quanto ritenute non regolari, sull’onda di una prima inchiesta che era stata avviata dalla procura di Gorizia sulla base di una denuncia anonima. Si tratta di una parte (circa il 40 per cento) del maxi acquisto di 800 milioni di mascherine dalla Cina al centro delle polemiche delle ultime settimane.

I pm iscrivono Arcuri nel registro degli indagati, ipotizzando inizialmente il grave reato di corruzione per aver favorito alcuni intermediari italiani, in concorso con il suo stretto collaboratore Antonio Fabbrocini e i mediatori dell’acquisto delle mascherine dalla Cina (tra questi il noto Mario Benotti, poi deceduto). Gli inquirenti sequestrano dispositivi elettronici, passano al setaccio chat ed e-mail ma non ricavano un ragno dal buco. A quel punto la corruzione diventa peculato, ma neanche per questa ipotesi di accusa vengono trovati elementi. Anche perché, come abbiamo spiegato su queste pagine, le famigerate mascherine che – come sostiene ora FdI in commissione Covid – sarebbero state acquistate a prezzo maggiorato in realtà sono state comprate a prezzi in linea con quelli di mercato.

Alla fine, il 26 ottobre 2022, dopo due anni d’indagine, i pm Varone e Tucci firmano la richiesta di rinvio a giudizio: ad Arcuri viene contestato solo il reato di abuso d’ufficio, a Fabbrocini anche la frode (in quanto le mascherine vengono ritenute “farlocche”), agli intermediari il traffico di influenze. Arcuri chiede e ottiene di essere giudicato col rito abbreviato.

Ritenendo le mascherine non in regola, i pm avrebbero dovuto immediatamente accertare con una perizia se lo fossero realmente. Invece i pm Varone e Tucci hanno aspettato il 15 dicembre 2022, cioè quasi due anni dopo il sequestro, per chiedere una perizia sulle mascherine mediante incidente probatorio. La richiesta, dunque, non venne fatta in fase d’indagine, come sarebbe ragionevole attendersi, ma soltanto dopo aver esercitato l’azione penale e aver chiesto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati.

Nell’aprile 2021, intanto, l’Agenzia delle dogane, incaricata di effettuare un’analisi di conformità, aveva comunicato che su 25 lotti analizzati soltanto 5 erano risultati non conformi (peraltro solo in modo parziale). Questo significa che l’80 per cento dei dispositivi sequestrati, circa 270 milioni di mascherine, erano in regola.

Nonostante l’analisi dell’Agenzia delle dogane, però, nulla accade. I pm e il gup attendono un anno e mezzo per disporre la perizia. Avendo chiesto di effettuare la perizia in modo così tardivo, però, il perito nominato dal tribunale nel 2023 non può che constatare che le mascherine erano ormai scadute, dunque inutilizzabili.

In altre parole, si può affermare che per colpa della lentezza dei pm romani 270 milioni di mascherine regolari (pagate 132 milioni di euro) sono state mandate al macero. Non solo: per mesi le mascherine sequestrate sono state allocate in decine di depositi sparsi per il territorio nazionale, alcuni dei quali privati, che hanno percepito un compenso per il servizio di custodia, stimato dal generale Francesco Figliuolo, nel marzo 2022, in oltre un milione di euro al mese. La custodia delle mascherine in questione è dunque costata circa 40 milioni di euro: il sequestro di 270 milioni di mascherine regolari è costato ai contribuenti in tutto circa 170 milioni di euro. Nessuno ovviamente chiederà conto di questa spesa alla procura romana.

Fun fact: prima che il processo si concludesse con l’assoluzione di tutti gli imputati, il pm Varone, che con tanta insistenza aveva condotto l’indagine, ha chiesto e ottenuto il trasferimento a Pescara. Anche il gup che ha assecondato le lentezze della procura, Mara Mattioli, si è trasferita prima delle due sentenze (abbreviato e ordinario), pronunciate dal nuovo giudice, Ilaria Tarantino, il 31 gennaio 2025 e il 31 marzo 2026.

(2/segue)

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