Pitti Uomo 110 chiude con 14mila presenze e 11mila buyer (-3,5%)

22 Giugno 2026 - 10:30
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L’edizione 110 di Pitti Immagine Uomo (16-19 giugno 2026) si è chiusa con una presenza complessiva intorno ai 14 mila visitatori (oltre 15 mila un anno fa) di cui 11mila buyer, in flessione del 3,5% rispetto agli 11.400 di un anno fa. Dall’estero, da più di 90 paesi, sono arrivati 5.200 operatori della distribuzione e del retail di alto livello. Ai primi posti della classifica: Germania, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Olanda, Giappone, Francia, Svizzera, Belgio, Austria, Grecia, Canada, Polonia, Cina.

“Se guardiamo il dato estero più in dettaglio – dichiara in una nota Ivano Cauli, al suo primo Pitti Uomo da amministratore delegato di Pitti Immagine – è interessante notare l’ottimo andamento di Germania, Stati Uniti, Hong Kong e Canada; la positiva tenuta dell’area scandinava e del sud-est asiatico (Corea, Taiwan, Singapore); l’exploit dell’Europa centro-orientale (Romania, Polonia e Ungheria, persino dell’Ucraina); i rallentamenti dei tradizionali mercati europei, con l’eccezione di Svizzera, Austria e Irlanda. Alcuni risultati non positivi da paesi molto lontani, come per esempio l’Australia, fanno pensare a problemi di costo dei viaggi, che ovviamente devono essere pianificati con mesi di anticipo, un anticipo che cadeva nei mesi più cupi dei conflitti in corso. Aspettiamo però la conclusione del salone e da domani potremo ragionare sui risultati e le indicazioni scaturite da questa edizione: fin da ora però posso dire che non è stata solo questione di numeri, perché l’atmosfera in questi giorni è stata veramente positiva, piena di energia, fin dalle prime ore. Voglio ringraziare tutta la squadra di Pitti, che si è ancora una volta impegnata a fondo con dedizione, passione e competenza”.

“In apertura di salone il presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, ha ricordato il ruolo centrale della moda maschile per l’intero sistema del tessile-abbigliamento italiano – dice Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine – e, insieme, la funzione propulsiva di un salone come Pitti Uomo: non solo promozione presso i più importanti clienti esteri e scoperta di nuovi mercati, ma anche, per noi espositori, stimolo alla ricerca, alla costante rigenerazione creativa del prodotto, all’evoluzione stilistica e all’uso di nuovi materiali, anche in quei settori, come quello a cui mi sento più affine con la mia azienda, dove l’innovazione si innesta sui canoni estetici dell’eleganza classica”. Da Pitti Uomo 110 parte dunque un messaggio di solidità e di fiducia per tutto il mondo della moda ed anche un auspicio per il futuro: “con tutta la cautela d’obbligo e la prudenza del caso, voglio prendere la notizia del primo vero accordo per il cessate il fuoco tra Usa e Iran come un segno propiziatorio. Continuo a credere nel realismo della politica e nelle capacità della diplomazia. Dobbiamo crederci tutti…”, ha concluso De Matteis.

“Il merito principale – concludono Antonio Cristaudo e Francesca Tacconi, rispettivamente direttore commerciale e direttrice eventi speciali – va agli oltre 740 espositori che hanno creduto e investito nel salone, alle loro collezioni che esprimono alta manifattura e hanno un approccio sempre aperto alla sperimentazione, che mettono insieme sensibilità contemporanea ed elementi di funzionalità nei diversi canoni del vestire maschile. […] E naturalmente il segno unico di Pitti Uomo emerge grazie anche alla presenza speciale di alcuni dei più interessanti e innovativi fenomeni della moda internazionali: Simone Rocha, Dover Street Market di Kei Ninomiya, Sunflower, Jiyongkim e William Palmer, ci hanno aiutato a costruire un’offerta ancora più ricca, le punte di un calendario che ha animato Firenze per quattro giorni”.

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