Pnrr: “Vabbè dottò, se vedemo domani?”

Maggio 18, 2026 - 09:36
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Pnrr: “Vabbè dottò, se vedemo domani?”

La rubrica “i Poteri Corti”

PNRR. Un acronimo che per molti, negli uffici pubblici e nei cantieri, sembra essersi trasformato in una sorta di commiato rassegnato: “Vabbè dottò, se vedemo domani”. Come a dire che la montagna di miliardi è lì, ma la capacità di scaricarli a terra è sempre rimandata a un futuro che non arriva mai.

Leggevo tempo fa un’analisi di Federico Fubini sul Corriere, forse catastrofista ma terribilmente lucida. Raccontava di come i 235 miliardi del piano Draghi e i suoi sei pilastri, si stiano inabissando su alcune inadempienze fondamentali. Si pensi alla mancata assunzione del 30% di giovani e donne nei lavori infrastrutturali derivanti da investimenti, o al taglio di 1,4 miliardi sui piani per le energie rinnovabili. E ancora: l’ormai acclarato fallimento del programma GOL per i disoccupati o il flop degli iscritti agli istituti tecnici (ITS); per non parlare dei malfunzionamenti cronici della digitalizzazione della giustizia. 

Ma al di là dei numeri di Fubini, c’è un tema che mi sta a cuore e che riguarda direttamente noi, ” i Poteri Corti”.

Il tassello mancante: chi “fa accadere” le cose?

Rileggendo il piano originale, e come scrissi tempo fa ad un prima lettura, mi sono reso conto che manca(va) totalmente una voce dedicata a quella parte di intermediari e progettisti che avrebbero dovuto mettere a terra questa massa enorme di risorse: come facciamo a finanziare progetti senza finanziare chi li gestisce? È un po’ simile al dilemma della “formazione dei formatori”.
Mi ha stupito (e confermato), infatti, sentire tanti piccoli sindaci di comuni minuscoli trovarsi in difficoltà nel proporre progetti ai ministeri e implementarli. Tutto ciò mi ricorda e conferma l’allarme che lanciava spesso un giornalista che stimavo molto, Fabrizio Forquet del Sole 24 Ore: la sua attenzione maniacale ai decreti attuativi era un buon approfondimento sul fatto che non basta stanziare fondi dall’alto, bisogna sapere come farli arrivare al basso.
In Italia, purtroppo, forse presi da una mania di disintermediazione, abbiamo sempre ignorato la figura del Project Manager di territorio – manager della complessità, per metà operativo e per metà dirigente – che gestisca il tutto: soggetti che il nostro amato Presidente Mattarella nominò come “costruttori” di futuro. Abbiamo pensato ai miliardi, ma non a chi dovesse gestire bene il cantiere, da quello digitale di un tribunale a quello di una scuola di formazione. 

Inaugurazioni vs Manutenzioni: il rischio del “Deserto”

C’è poi una seconda riflessione, ancora più amara. Questi progettisti/costruttori non sarebbero utili solo per la fase di set-up (costruire l’opera), ma sarebbero vitali per la fase di running (farla funzionare).
Siamo maestri nel costruire “cattedrali nel deserto”. Facciamo i progetti, tagliamo il nastro, e poi? Poi manca qualcuno che, giorno dopo giorno, mattina dopo mattina, ci metta creatività, gestione e relazione, risoluzione di conflitti, problem solving, nuovo valore aggiunto quotidiano. 

Mi torna dunque in mente una frase di Leo Longanesi, giornalista, scrittore ed editore italiano, formulata nell’ormai lontano 1957, ma ahimè tuttora attuale: “Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione”.
Il rischio è che il PNRR sia stato percepito solo come uno “sprint” di pochi anni, un colpo di fortuna momentaneo, quasi come un palliativo, e non come un investimento strutturale per creare vitalità quotidiana dopo la costruzione.

Perché i Poteri Corti restano tali

Mi chiedo: perché non iniziamo a ragionare seriamente sulla carenza di questi intermediari? Il PNRR sta segnando il passo proprio perché mancano i “costruttori e manutentori” di sistema. Senza questa visione, la crescita resterà un miraggio e il PNRR, come tante altre opportunità anche più ordinarie, un’occasione sprecata per collegarci finalmente a un futuro solido. Se non cambiamo il modo di “mettere a terra” il sapere e la gestione, i nostri poteri rimarranno, purtroppo, irrimediabilmente sempre “corti”.

*Marco Travaglini- Imprenditore, fondatore del centro studi Produttivitalia

L'articolo Pnrr: “Vabbè dottò, se vedemo domani?” proviene da Affaritaliani.it.

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