Porro asfalta Conte su Covid e mascherine: “Spieghi perché erano farlocche e le abbiamo pagate di più”

30 Giugno 2026 - 14:16
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Porro asfalta Conte su Covid e mascherine: “Spieghi perché erano farlocche e le abbiamo pagate di più”

Porro Conte

Nicola Porro asfalta Giuseppe Conte a “Quarta Repubblica” dopo un’ospitata tragicomica dell’ex premier grillino. La vicenda delle mascherine farlocche e pagate il doppio rispetto ad altri Paesi è stata al centro dell’intervista che il giornalista con l”ex presidente del Consiglio apparso in chiara difficoltà ieri sera su Retequattro. Il leader Cinquestelle è apparso nervoso e pronto a fare mero ostruzionismo senza entrare  nel merito.

Il balbettio delle risposte

Porro ha chiesto conto a Giuseppe Conte dei tanti lati oscuri sulla vicenda delle mascherine acquistate durante l’emergenza Covid. Dalle consulenze ad alcuni studi legali che risulterebbero vicini all’ex Premier alla non conformità delle mascherine: “Posso dire con certezza di non saperne nulla e di non avere avuto alcun rapporto con questi studi legali”- ha risposto il leader pentastellato, aggiungendo che, “non è vero che la mascherine erano farlocche”. Anche sul rapporto con Domenico Arcuri, all’epoca commissario con pieni poteri, Conte non ha dato risposte lineari.

Il giornalista lo ha incalzato ulteriormente: “Mezza Roma cercava di fare affari in tutti i modi e di lucrare su quell’emergenza e lei non ne sapeva nulla?”, suscitando le ira dell’avvocato pugliese: “Non può insinuare che Cinquestelle sia coinvolta in questa cosa! E’ una diffamazione!”.

“Lei che faceva?”

Il giornalista ha poi puntualizzato: “Lei è l’esponente di spicco di Cinquestelle e all’epoca era presidente del Consiglio: perché non ha controllato a sufficienza?”. A quel punto Conte ha spiegato di avere addirittura “sollecitato i servizi segreti e l’agenzia delle dogane per controllare la qualità e la quantità delle forniture: il direttore Minenna era stato incaricato di fare una vera e propria tracciabilità”.

“Sono pronto a essere audito in Commissione”

Conte ha poi rivelato di avere scritto ai presidenti delle Camere per chiedere di essere audito in Commission Covid. Cosa resa impossibile dal fatto che è un componente della stessa commissione. “Sono disposto nel caso anche a dimettermi”, ha ribadito da Porro, chiedendo però che la stessa cosa faccia( e non si sa perché) il presidente Lisei di Fratelli d’Italia. Poi ha ritrattato, precisando che le dimissioni da componente sarebbero momentanee e revocabili.

FdI: “Si dimetta dalla Commissione: è come Ponzio Pilato”

“Ieri sera gli italiani hanno potuto guardare con i propri occhi Giuseppe Conte in difficoltà rispetto a quanto sta emergendo dalla commissione Covid. Incalzato dalle domande di Nicola Porro su Quarta Repubblica, l’ex presidente del Consiglio ha eluso nel merito gli argomenti sollevati. Lo abbiamo visto attaccare i professionisti della carta stampata e delle tv, ‘colpevoli’ di svolgere un egregio lavoro d’inchiesta giornalistica, ha insultato – definendoli senza senso dell’onore e della verità”. i colleghi della commissione d’inchiesta per il loro impegno a fare luce sui tanti lati oscuri della stagione pandemica. È davvero singolare che il leader del movimento che chiedeva trasparenza e correttezza nella gestione degli affari pubblici, attacchi chi, sui mezzi di informazione e in Parlamento, sta lavorando per dare trasparenza e verificare la correttezza. Piuttosto che attaccare quelli che definisce ‘finti patrioti’, Conte prenda esempio dal collega Galeazzo Bignami, il quale ha dimostrato davvero di volersi far audire dalla commissione rassegnando le proprie dimissioni. L’ex presidente del Consiglio ha parlato, ma le sue dimissioni ancora non sono sul tavolo. Le attendiamo”. Così in una nota Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid.

Per Guido Liris, senatore di Fratelli d’Italia, Conte da Porro “si è comportato come Ponzio Pilato: non vedo, non sento, non parlo”. Francesco Ciancitto, deputato del partito, dice che, “Il capo del Movimento 5 Stelle ha il dovere morale, prima ancora che politico, di chiarire la situazione”, mentre Alice Buonguerrieri, capogruppo nella commissione di inchiesta, afferma che, “o è complice di fatti gravissimi come le laute parcelle chieste da consulenti che spendevano il suo nome e come i 200 milioni di euro pagati per provvigioni ad amici del Pd su mascherine farlocche pericolose per la salute, oppure è stato un presidente del Consiglio indegno del proprio ruolo perché incapace di verificare ciò che accadeva durante il suo mandato”.

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