Trump vs Italia, il sondaggio del Secolo boccia i toni del tycoon ma non mette in discussione l’asse atlantico
La risposta più scelta non assolve Donald Trump, ma nemmeno riduce la crisi transatlantica a una disputa personale tra il presidente americano e la premier Giorgia Meloni. Il 47% di chi ha partecipato al sondaggio settimanale del Secolo d’Italia indica infatti la terza opzione: «L’alleanza conta più delle polemiche. I governi passano, ma il rapporto tra Europa e Stati Uniti resta strategico e va preservato». È il numero più significativo perché fotografa un orientamento di prudenza: davanti allo scontro tra alleati Nato, prevale la richiesta di non compromettere l’architettura politica e militare occidentale.
Lo scontro che ha acceso il sondaggio
Il quesito nasce dopo giorni di attacchi del tycoon contro i partner europei, accusati di avere scaricato sugli Stati Uniti il peso della propria sicurezza. Nel mirino è finita anche l’Italia, dentro una polemica interna all’Alleanza atlantica: spese militari, responsabilità degli alleati, equilibrio tra leadership statunitense e autonomia europea. Trump non ha escluso nemmeno un possibile disimpegno dal , trasformando una critica già nota in un passaggio politicamente più delicato.

Il 47% non dice che il problema non esista. Dice, piuttosto, che il legame euroamericano resta più importante dello scontro del momento. È una posizione che tiene insieme realismo geopolitico e interesse nazionale: l’Italia ha bisogno degli Usa per difesa, intelligence, stabilità mediterranea, Ucraina, Medio Oriente e rapporti commerciali. Allo stesso tempo, Roma non può permettersi di apparire come un bersaglio passivo dentro una polemica che coinvolge direttamente il governo Meloni e la sua linea internazionale.
Trump bocciato
La seconda quota, il 36,4%, sceglie una valutazione più netta: «Sta sbagliando. Difendere gli interessi americani è legittimo, ma attaccare l’Italia e i suoi alleati è un errore». Qui emerge il limite politico percepito nelle parole di Trump. Non viene contestato il principio degli interessi dell’America, ma il metodo: trasformare la richiesta di maggiore impegno Ue in un attacco rischia di indebolire il fronte occidentale proprio mentre le crisi globali chiedono coordinamento.
La minoranza che gli dà ragione sull’Ue
Solo il 16,6% ritiene invece che Trump abbia ragione: «Per troppi anni l’Europa ha delegato la propria sicurezza agli Stati Uniti e ora Trump gli presenta il conto». È una quota minoritaria, tuttavia non irrilevante. Segnala che il tema del burden sharing, cioè della divisione degli oneri nella Nato, esiste anche nel dibattito italiano. L’Europa è chiamata da anni ad aumentare la propria capacità di difesa, e la pressione americana non nasce con Trump. Cambiano, semmai, toni e conseguenze politiche.
Il peso sul dibattito italiano
Il sondaggio lascia uno spaccato abbastanza chiaro: la linea più premiata non è lo strappo, ma la continuità atlantica. Nelle prossime settimane questo dato si misurerà in concreto al vertice Nato ad Ankara, dove Washington e Roma si rincontreranno faccia a faccia per la prima volta dopo quanto accaduto e faranno pesare i propri interessi.
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