Programma regionale di Sviluppo Rurale, Liguria al sesto posto in Italia per capacità di spesa

Genova. Liguria promossa per la capacità di spesa delle risorse del PSR – Programma regionale di Sviluppo Rurale 2014–2022.
A esprimere il giudizio sono stati oggi i tecnici europei del Comitato di Sorveglianza del Psr dell’ultimo settennato (esteso fino al 2025) che hanno approvato il rapporto annuale di attuazione, registrando una percentuale di utilizzo delle risorse comunitarie per il settore agricolo pari al 99,73% del totale.
La Liguria si colloca al sesto posto della classifica nazionale, sopra la media delle Regioni italiane, superando anche il dato dei programmi nazionali del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste e anche di diverse Regioni storicamente strutturate e dotate di propri organismi pagatori.
A presiedere la riunione è stato l’assessore all’Agricoltura di Regione Liguria Alessandro Piana, che oggi pomeriggio presiederà l’incontro con rappresentanti del Comitato di Monitoraggio per il Csr-Complemento di sviluppo rurale per il quinquennio 2023-2027.
“Abbiamo ricevuto i complimenti da parte dei rappresentanti della Commissione europea – ha spiegato Alessandro Piana – che hanno certificato i risultati raggiunti con l’impiego della quasi totalità delle risorse disponibili. Questo è stato possibile grazie al netto miglioramento della capacità amministrativa di Regione Liguria nella gestione dei fondi destinati allo sviluppo rurale. Siamo sopra la media nazionale, con un posizionamento di assoluto rilievo in valore assoluto. Non possiamo dimenticare che il periodo di programmazione che si chiude è stato molto particolare, attraversato da una pandemia e da eventi bellici che hanno modificato profondamente il contesto economico per il quale il PSR era stato pensato e scritto, portando tra l’altro, all’attivazione di nuove misure specifiche per le imprese, volte a contenere gli effetti derivanti dell’emergenza Covid-19 prima (misura 21) e dal conflitto tra Russia e Ucraina poi (misura 22). Avvenimenti che hanno indotto l’Unione Europea a prolungare di due anni l’originario periodo di programmazione, che unico caso fra i fondi europei, ha avuto per la prima volta una durata di nove anni, fino al 2025, anziché dei canonici sette”.
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