Qualcosa non torna sugli accordi di pace tra Usa e Iran

Sorprende e non poco apprendere che, nelle prime ore di luglio 2026, il portavoce dell’U.S. Central Command ha confermato l'arrivo in Medio Oriente di un nuovo importante gruppo di navi d'assalto anfibio della U.S. Navy con la presenza di diverse migliaia di marines a bordo, che saranno chiamati ad operare nell'area di responsabilità della U.S. 5th Fleet – che ha il suo quartier generale presso la base navale Naval support activity (Nsa) a Manama, in Bahrein.
Non possiamo non cogliere il contradditorio comportamento assunto da Washington che, se da un lato continua a rassicurare la comunità internazionale del suo impegno nei colloqui di pace con Teheran, dall’altro lato continua a manifestare e a mettere in pratica azioni effettive (del Pentagono) che indicano l’esatto contrario.
Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), infatti, ha confermato l'arrivo di due grandi navi anfibie, la USS Boxer e la USS Portland, che hanno a bordo l'11° Battaglione spedizionario dei marines; queste navi stanno attualmente navigando nell'Oceano Indiano, preparandosi a entrare nell'area di responsabilità del Centcom.
In tal modo, in tutta evidenza, il gruppo di sbarco anfibio americano, che si avvicina al confine iraniano sta diventando ancora più impressionante; le grandi unità in arrivo saranno raggiunte dalla USS Comstock, che è già presente nella regione dall'inizio di maggio. Il Pentagono ha definito vagamente gli obiettivi e la missione – che a questo punto assume dimensioni di vera e propria armata – come "operazioni all'interno di una missione pianificata” e non possiamo non rilevare che questa formulazione appare ipocrita nel contesto del massiccio aumento del potenziale di forze americane presenti nel teatro del Golfo Persico.
Ricordiamo, inoltre, che già dalla fine di marzo, un altro gruppo d'assalto anfibio venne schierato nel Mar Arabico: la USS Tripoli, la USS San Diego e la USS New Orleans, insieme alla presenza del 31º Battaglione; l’arsenale in dotazione comprende 20 caccia stealth F-35B, aerei tiltrotor MV-22 Osprey, elicotteri d'attacco e mezzi da sbarco.
Queste imponenti forze furono schierate durante le operazioni militari contro l'Iran, ma anche dopo l'annuncio del cessate il fuoco (13 aprile), le unità della U.S. Navy non se ne sono andate, continuando a partecipare all'operazione del cosiddetto “blocco navale” rivolto contro le navi da carico associate alla Repubblica Islamica dell’Iran.
È ovvio che una concentrazione così potente di forze navali e aviazione da guerra stride pesantemente con la dichiarata disponibilità di Washington a ricercare una soluzione diplomatica; purtroppo, non possiamo non cogliere che le dichiarazioni pacifiche appaiono in contrasto con la realtà militare presente nel teatro delle operazioni, dove un vero e proprio dispiegamento di marines e una forza di aero-navale di rilevante consistenza risultano insistere ai confini marittimi con l'Iran.
Senza perdere l’ottimismo della speranza, abbiamo però il timore che questa presenza che si accresce continuamente suggerisca un trend diverso: che l'amministrazione americana si stia preparando il terreno adatto non tanto per la ripresa dei negoziati di pace, ma per un nuovo ciclo di pressioni militari su Teheran. Speriamo che i prossimi giorni ci diano torto.
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