Nucleare, audizioni in Senato. Il Kyoto club: «Non competitivo rispetto eolico e solare già disponibili»

01 Luglio 2026 - 13:27
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Nucleare, audizioni in Senato. Il Kyoto club: «Non competitivo rispetto eolico e solare già disponibili»

«Nel 1996 il nucleare contribuiva per circa il 17% alla produzione mondiale di elettricità, oggi siamo scesi al 9%», fa notare Gianni Silvestrini. Il direttore scientifico di Kyoto club parla in audizione all’ottava commissione del Senato (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica) che dopo l’approvazione da parte della Camera sta esaminando  il disegno di legge delega sul ritorno del nucleare in Italia. Nel suo intervento, Silvestrini evidenzia come il ruolo di questa tecnologia nella produzione elettrica mondiale sia in progressivo ridimensionamento e sottolinea come nel frattempo «il solare abbia superato il nucleare in termini di energia prodotta a livello globale». Complessivamente, aggiunge il direttore scientifico di Kyoto club, eolico e fotovoltaico generano ormai quasi il doppio dell'elettricità prodotta dall'atomo e, anche in Cina, spesso indicata come modello per il rilancio del nucleare, «sole e vento producono oltre quattro volte l’energia generata dagli impianti nucleari».

Un altro punto centrale dell’intervento di fronte ai senatori di maggioranza e opposizione riguarda la rapida evoluzione dei sistemi di accumulo. «Le tecnologie stanno correndo a una velocità impressionante: il prezzo delle batterie è crollato e la loro diffusione è esplosa», osserva Silvestrini, spiegando che il calo dei costi sta accelerando l’adozione degli accumuli su larga scala. Parallelamente stanno crescendo anche gli accumuli di lunga durata, in grado di immagazzinare energia per giorni o settimane. Sebbene rappresentino ancora circa il 6% delle installazioni globali, sono in forte espansione e comprendono sistemi ad aria compressa (45%), accumulo termico (33%) e batterie a flusso al vanadio (21%), tecnologie destinate a rafforzare ulteriormente l'integrazione delle fonti rinnovabili nei sistemi elettrici.

Silvestrini richiama inoltre il caso dell’Australia, dove un recente rapporto parlamentare bipartisan ha bocciato l’ipotesi di un programma nucleare. Secondo il documento che è frutto di un lavoro di oltre un anno e che in un paio di giorni ha già fatto il giro del mondo, i costi dell’energia atomica risulterebbero non competitivi rispetto alle alternative disponibili e i tempi di realizzazione degli impianti sarebbero incompatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione e con l’urgenza della transizione energetica.

Tra l’altro, passando da un emisfero all’altro, anche un recente studio realizzato in Svizzera ha portato alla conclusione che alle condizioni attuali, la costruzione di nuove centrali nucleari non sarebbe competitiva. L’indagine è stata condotta da 19 esperti di energia dell’ETH di Zurigo e del PSI. Nel documento si legge sì che con un adeguato sostegno politico e costi di costruzione inferiori rispetto a quelli attuali, le nuove centrali nucleari potrebbero rivelarsi redditizie e contribuirebbero a ridurre le importazioni di energia elettrica in inverno. Tuttavia, aggiungono gli esperti, uno scambio efficiente di energia elettrica con i paesi confinanti e l’espansione del fotovoltaico rimangono indispensabili, anche qualora venissero costruite nuove centrali nucleari. I risultati dello studio si basano su quattro diversi modelli energetici. «Nei casi in cui questi modelli puntano nella stessa direzione, nonostante alcune differenze, emergono conclusioni solide che potrebbero costituire la base per un dibattito a livello sociale e politico», scrivono gli autori dello studio. Che in ogni caso sottolineano: «Le nuove centrali nucleari potrebbero non essere economicamente sostenibili nelle attuali condizioni fiscali. Partendo dal presupposto che lo Stato continui a sovvenzionare solo le fonti di energia rinnovabili, quali il fotovoltaico e l’eolico, nell’ambito del proprio obiettivo di espandere la produzione di energia elettrica a 45 TWh in futuro, senza stanziare alcun finanziamento per la costruzione di nuove centrali nucleari, l’energia nucleare risulterebbe comunque troppo costosa secondo la maggior parte dei modelli di calcolo utilizzati nello studio. Ciò vale anche in presenza di costi di costruzione da bassi a moderati, compresi tra 5.000 e 8.000 CHF per KW di potenza installata. Lo studio dimostra inoltre che la Svizzera può raggiungere il proprio obiettivo di zero emissioni nette avvalendosi delle tecnologie esistenti e di quelle in fase di progettazione, senza bisogno di nuove centrali nucleari».

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