Quando le aziende fanno marcia indietro sull’IA: anche Ford come Klarna e McDonald’s
Ford ha richiamato in servizio 350 ingegneri, precedentemente sostituiti dall’intelligenza artificiale. La decisione è arrivata quando i vertici della casa automobilistica si sono resi conto che l’IA non stava portando i risultati attesi. “L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario, ma vale quanto la qualità delle informazioni con cui viene addestrata”, ha detto Charles Poon, vicepresidente dell’ingegneria hardware dei veicoli di Ford. Secondo il manager, l’errore è stato pensare che bastasse inserire i requisiti di progettazione esistenti nei software per ottenere automaticamente un prodotto di alta qualità.
Le aziende che fanno marcia indietro
La casa statunitense era stata tra le prime ad assecondare l’interesse per l’intelligenza artificiale, spinta anche dall’entusiasmo di Wall Street per l’impatto della tecnologia sui margini di profitto. Come riporta la Bbc, l’amministratore delegato Jim Farley aveva detto: “L”intelligenza artificiale lascerà indietro molti impiegati”. E il direttore operativo Kumar Galhotra aveva confermato l’intenzione di integrare l’IA nell’intero sistema industriale. Ora, però, l’azienda sta facendo marcia indietro. E non è l’unica. Perché nei comparti tecnici è ormai chiaro che l’intelligenza artificiale non basta.
Prima della Ford, la fintech svedese Klarna aveva sostituito circa 700 lavoratori con chatbot basati su OpenAI. La realtà ha però costretto l’amministratore delegato, Sebastian Siemiatkowski, a fare marcia indietro e a riaprire le assunzioni: ai sistemi automatizzati mancavano di empatia, di flessibilità e della capacità di risolvere i problemi più intricati, elementi centrali per mantenere la fiducia dei clienti.
Anche il settore della ristorazione ha visto frenate simili. A metà del 2024, McDonald’s ha interrotto i test sui menu vocali automatizzati nei suoi McDrive. La tecnologia commetteva troppi scambi di persona e di ingredienti nelle ordinazioni.
I licenziamenti proseguono
Nonostante questo, l’automazione del lavoro prosegue a livello globale. Dall’inizio del 2026 la società di consulenza Challenger, Gray & Christmas ha censito oltre 87mila licenziamenti direttamente legati all’introduzione dell’intelligenza artificiale, in aumento rispetto ai circa 55mila registrati nel 2025.
Oracle ha confermato il taglio di 21mila dipendenti nell’ultimo anno (circa il 13% dell’organico), motivando la scelta con l’efficientamento dei processi interni e preannunciando possibili nuove riduzioni.
La pressione si sta concentrando soprattutto sui ruoli d’ufficio e sul management intermedio. Secondo figure del settore come Jack Dorsey e Roelof Botha, l’IA è ormai in grado di assorbire gran parte delle mansioni tradizionalmente affidate ai quadri aziendali. Anche Dario Amodei, fondatore di Anthropic, ha avvertito del rischio di una forte disoccupazione nei settori finanziario, legale e tecnologico, segnalando che la portata dei licenziamenti in arrivo viene spesso sottovalutata.
I timori trovano riscontro nei sondaggi di Just Capital: un terzo dei lavoratori teme per la propria posizione e la maggioranza dei dirigenti prevede un rallentamento delle assunzioni per i ruoli d’ingresso, dove ai candidati verranno richieste competenze molto più elevate.
LEGGI ANCHE: Oracle ammette che l’intelligenza artificiale ha causato la perdita di 21mila posti di lavoro
L’articolo Quando le aziende fanno marcia indietro sull’IA: anche Ford come Klarna e McDonald’s è tratto da Forbes Italia.
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