Quando le donne votarono per la Repubblica: «Ci siamo sentite importanti»

2 Giugnoe 2026 - 08:51
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Quando le donne votarono per la Repubblica: «Ci siamo sentite importanti»
Giovanna Gallotta

In Italia siamo ancora lontani dalla parità di genere, ma tra i diritti fondamentali ormai raggiunti e mai più discussi c’è il voto alle donne. Il suffragio universale, voluto da De Gasperi e Togliatti, fu introdotto nel febbraio del 1945. Il 2 giugno 1946 ci fu una grande affluenza alle urne per la scelta tra Monarchia e Repubblica e l’elezione per l’Assemblea costituente: al voto si recarono circa 13 milioni di donne, di fatto quasi il 90% dell’elettorato femminile, superando il numero degli uomini. Tuttavia quella votazione fu preceduta dalle elezioni amministrative che si svolsero in diversi Comuni italiani. Finalmente le donne non solo potevano esprimere il loro voto, ma anche essere elette.

Tra le quasi 500 mila donne che votarono a Milano il 2 giugno c’era Giovanna Gallotta, 104 anni, milanese doc, che ricorda ancora quel giorno: «Sono andata a votare in una scuola, l’Istituto Moreschi, dove poi mia figlia ha studiato Ragioneria, insieme a mia madre e a mia sorella maggiore (lei era del 1920, io del 1922). Allora abitavamo in via Barbavara (vicino a Porta Genova, ndr), abbiamo preso il tram 29/30, siamo arrivate in piazzale Aquileia e abbiamo raggiunto la scuola a piedi. Siamo andate a votare al mattino presto, non c’era ancora molta fila. Era la prima volta per noi donne, anche per mia madre. Ci siamo sentite importanti». Per la scelta referendaria tra Monarchia e Repubblica, «naturalmente ho votato Repubblica».

Vota ancora oggi

Giovanna ha continuato a votare, sempre in coppia con suo marito finché è vissuto. La domenica andavano a Messa e poi si recavano al seggio. Le ultime volte Giovanna si è recata alla sede elettorale vicino a casa, in carrozzina, accompagnata dalla figlia minore.

All’improvviso riprende a parlare e dice: «Ma quella del 2 giugno non è stata la prima volta». Ha ragione, perché in primavera si erano svolte le elezioni amministrative nella sua città. A Milano si votò il 7 aprile e anche quella volta non fece mancare le sue preferenza. Giovanna ricorda i comizi elettorali in Galleria e anche la riapertura del Teatro alla Scala dopo i bombardamenti, avvenuta l’11 maggio con il celebre concerto diretto da Arturo Toscanini. Tra l’altro il noto musicista, accanito antifascista, si candidò come capolista in una circoscrizione di Milano per la Costituente del 2 giugno, ma non ricevette abbastanza preferenze e non fu eletto.

Il film della Cortellesi

Quelle del 7 aprile furono quindi le prime elezioni libere comunali dalla caduta del fascismo e dalla fine della seconda guerra mondiale. A Milano furono allestite 903 sezioni elettorali e le donne che si recarono alle urne furono oltre 450 mila, circa l’80% delle aventi diritto. Per la prima volta le milanesi si presentarono come elettrici e come candidate, in Consiglio comunale furono elette quattro donne.

C’è un ultimo ricordo «recente» dice Giovanna, quando nel 2023 sua figlia l’ha portata al cinema Ducale a vedere C’è ancora domani, il film diretto e interpretato da Paola Cortellesi. «Mi è piaciuto – assicura -. Ha raccontato un avvenimento storico per l’Italia».

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