Rafa Leao e il Milan, un finale tutto sbagliato. E l'addio annunciato del portoghese può innescare la fuga dei migliori giocatori dal club rossonero
Le parole dell'attaccante portoghese fanno discutere ma non devono sorprendere: nel Milan di Cardinale è anarchia totale
La brusca interruzione della storia tra Rafa Leao ed il Milan, per bocca del diretto interessato, non può e non deve sorprendere nessuno. Giunge nel momento più caotico ed incomprensibile della storia recente (e non) del club rossonero, alle prese da una settimana con un incredibile susseguirsi di eventi che ha letteralmente cancellato le fondamenta. Dei quadri tecnici e di quelli dirigenziali, dopo le epurazioni in massa volute dal patron Gerry Cardinale. Che hanno generato un pericolosissimo vuoto di potere all'interno del quale ognuno si sente in diritto di comportarsi e parlare come meglio crede.
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USCITA ALLO SCOPERTO
Non fa eccezione Rafa Leao che, dopo mesi estremamente complicati sul campo – un rendimento ampiamente sotto la sufficienza, acuito da una condizione fisica precaria e da una gestione dell'atleta da parte di staff tecnico e societario quanto meno rivedibile – e a livello mediatico, ha deciso di uscire allo scoperto. Mettendosi sul mercato, senza aver concordato preventivamente una qualsivoglia forma di strategia comunicativa col club che è proprietario del suo cartellino fino al 30 giugno 2028 o attraverso un confronto con un referente sportivo della società. Semplicemente perché nel Milan attuale non esiste nulla di tutto ciò. E, attenzione, perché l'uscita del giocatore portoghese sta già scatenando il suo effetto domino.
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L'INDIZIO DI MODRIC
Come leggere del resto le dichiarazioni malinconiche di Luka Modric che, nel salutare una stagione che non si è chiusa secondo le aspettative, sembra aver ringraziato e salutato il popolo rossonero per il sostegno ricevuto. Conscio del fatto che, dopo l'allontanamento di Allegri e Tare, non esistano più i presupposti per proseguire la sua avventura in Italia. E iniziando ad ammiccare a quel Real Madrid che potrebbe riabbracciarlo, da dirigente fidato di Florentino Perez o, perché no, nello staff di José Mourinho.
RABIOT IN USCITA
Come leggere le indiscrezioni di stampa secondo le quali Massimiliano Allegri è già partito alla carica per convincere Adrien Rabiot a seguirlo nella sua imminente e prossima esperienza alla guida del Napoli, dopo che al Milan il fallimento dell'obiettivo Champions League ha generato un repulisti generale che non ha risparmiato nessuno e che ha instillato in diversi calciatori il sospetto che non ci siano basi credibili per abbracciare un nuovo progetto tecnico che nasce tra mille incognite. A partire da chi proverà a costruirlo – hanno maggiore peso politico Cardinale e l'ad in pectore Calvello o il senior advisor Zlatan Ibrahimovic? - e da chi ne farà parte.
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LE COLPE DI LEAO E DEL MILAN
Rafa Leao lascia il Milan dopo 7 anni assieme e, per quelle che sono le abitudini del mondo del calcio, si tratta di un lasso di tempo generalmente lungo per considerare anche fisiologica questa separazione. Che arriva al termine di una parabola discendente nella quale Leao non è riuscito a fare il definitivo salto di qualità dopo l'exploit delle stagioni 2021/2022 e 2022/2023, del quale anche la formazione rossonera è responsabile. Se all'attaccante potrà sempre essere imputata l'assenza di fame sportiva, di quella ambizione che avrebbe potuto e dovuto forse convertirlo in un atleta di livello top nel panorama europeo, il Milan ha fallito al tempo stesso nel puntare tutte le sue fiches su un calciatore che leader tecnico probabilmente non lo sarà nemmeno altrove. Ma che, dopo due annate da potenziale fenomeno come quelle dell'ultimo Scudetto e della semifinale Champions, avrebbe dovuto essere aiutato a diventare il perno di una squadra sempre più forte, sempre più strutturata ed ambiziosa realizzata attorno al suo numero 10.
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IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA
Il Milan ha invece preferito, nel bene e nel male, costruire una narrativa del suo recente passato e del suo presente esclusivamente intorno alla figura di Leao. Finendo progressivamente per individuarlo come uno dei principali responsabili del graduale decadimento sportivo di un gruppo che, privato di diversi artefici (dentro e fuori dal campo) del suo periodo migliore sul fronte dei risultati, ha perduto troppi riferimenti. Sempre di più, col passare delle settimane, Leao è divenuto quasi l'unico focus di una squadra che non girava come avrebbe dovuto per diversi motivi. Ma, invece che aggrapparsi realmente al suo talento e salvaguardarlo per fare sì che qualcosa ancora potesse nascere attorno a lui, si è preferito sbatterlo in prima pagina come il “mostro” di turno. Come peraltro è accaduto anche con altri protagonisti di questa lunga avventura milanista prima di lui (le vicende Theo Hernandez e Maignan sono assolutamente esemplificative).
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COSA CI SI ASPETTAVA?
Che il Milan oggi, attraverso una forma di comunicazione quanto meno anomala – strettamente riservata e selezionata per pochi intimi – cerchi di fare passaggio il messaggio che Leao rischi di generare un danno economico dopo essersi messo sul mercato, senza autorizzazione alcuna (già, ma di chi?), è quanto meno bizzarro. Anche al tifoso più distante o distratto non sarà sfuggito quello che soprattutto negli ultimi mesi è emerso a livello stampa circa le speculazioni su un futuro lontano da Milano di Rafa. Come non sarà certo sfuggito il messaggio informale fatto emergere recentemente circa la valutazione che Gerry Cardinale ha fatto dello spogliatoio rossonero. Nel quale solamente quattro giocatori avrebbero mostrato attaccamento alla causa e sincero dispiacere per la mancata qualificazione alla Champions League. Escludendo tutti gli altri, Leao compreso, e mettendoli chiaramente alla berlina. Esattamente, di che cosa stiamo parlando?
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