Ragazzi di Betlemme, sorrisi ai piedi della Madonnina
I ragazzi di Betlemme sulle Terrazze del Duomo (Cherchi/chiesadimilano.it)
I ragazzi di Betlemme sulle Terrazze del Duomo (Cherchi/chiesadimilano.it)Arrivano di primo mattino, con gli occhi che brillano, per l’avventura che stanno per vivere nel giorno-clou del loro soggiorno in Diocesi di Milano. Sono i 24 ragazzi, tra i 13 e i 14 anni, che vivono a Betlemme e che sarebbero dovuti giungere in terra ambrosiana già l’anno scorso di questi tempi. Nel 2025, per la guerra e la conseguente chiusura dello spazio aereo in Israele, non fu possibile, ma dodici mesi dopo il sogno si è avverato. Grazie alla tenacia dell’associazione Oasi di Pace – da tempo impegnata in attività di questo tipo a sostegno di bimbi e ragazzi – e al progetto “Ponte della Speranza” della Comunità pastorale San Paolo VI di Lonate Pozzolo e Ferno (Va). Là dove 12 ospiti con un allenatore sono stati accolti in queste due settimane per vivere le attività classiche dell’oratorio estivo, mentre altri 12, sempre accompagnati, hanno trovato alloggio a Seregno (Mb), dove hanno preso parte ad attività sportive con il Csi.

La visita al Duomo
Così – alla presenza di Adriana Sigilli (alla guida di Oasi di Pace), di don Luigi Marcucci (vicario parrocchiale della Cp San Paolo VI, del presidente del Csi Milano Massimo Achini, di volontari, educatori e ragazzi ambrosiani, per un totale di una cinquantina di persone -, la giornata è iniziata salendo a piedi sulle terrazze del Duomo, tra infiniti selfies, foto di gruppo, sguardi pieni di emozione. Scesi poi in Cattedrale, la sorpresa è stata ancora più forte, se possibile, quando tutti hanno sostato tra le navate e nello Scurolo di San Carlo.
L’incontro con l’Arcivescovo
Con un’Ave Maria recitata in arabo e in italiano davanti all’altare maggiore, si è conclusa la prima parte della visita, proseguita in Arcivescovado dove monsignor Delpini ha accolto i ragazzi nella terrazza dell’episcopio. Seduti per terra, a semicerchio, con le loro magliette, quelle blu e quelle bianche, i cappellini, gli zainetti, gli adolescenti hanno formato un’allegra e coloratissima macchia di colore, fatta anche di risate risuonate nell’austero cortile del Palazzo dei Canonici della Cattedrale, di sorrisi complici, di parole bisbigliate tra loro in una lingua incomprensibile (ma non per loro evidentemente), mista di inglese, italiano, arabo.

Benedizione, vocazione e speranza
«Vi dono questa immaginetta dove è raffigurata la Madonnina», ha detto l’Arcivescovo, spiegando ai ragazzi che, quando a Milano viene costruito un edificio più alto del Duomo, vi si pone comunque una statua della Madonnina. «Sul retro dell’immaginetta ho scritto una preghiera e vorrei che la portaste con voi, insieme alla mia benedizione, quando tornerete a casa. La benedizione di Dio è una dichiarazione di amicizia e di alleanza. E tu – ha continuato rivolgendosi direttamente agli adolescenti – che sei benedetto da Dio puoi diventare una benedizione per tutti quelli che ti incontrano: quindi, essere benedetti non è un privilegio, ma è una missione».
Poi, la spiegazione di alcuni aspetti di tale benedizione. «Il primo è che ci rende capaci di amare, quindi ci fa simili a Dio e perciò abbiamo buone ragioni per avere stima di noi. Ciascuno di noi, anche se non è perfetto, anche se le cose non vanno tutte bene, deve avere stima di se stesso perché siamo capaci di amare. Un’altra conseguenza è che sei chiamato per nome con una vocazione santa. La nostra vita è la risposta a una vocazione: non è un caso, non è un destino, una disgrazia, ma è una vocazione quindi noi siamo chiamati a diventare santi».
Infine, la speranza di cui tanto hanno bisogno questi piccoli segnati dalla guerra: «Anche se viviamo in un tempo e in luoghi che sembrano contrastare la speranza, continuate a sperare».

Porte sempre aperte
Al termine del momento con l’Arcivescovo, commoventi i ringraziamenti e la preghiera del Padre nostro (gli ospiti sono tutti cristiani), recitata in arabo e in italiano: tutti i ragazzi sono tenuti per mano, già sognando nel cuore il sogno della tappa successiva, la visita allo stadio di San Siro in serata. Il coronamento del soggiorno, che terminerà il 27 giugno quando i volontari del Ponte della Speranza consegneranno ai ragazzi una simbolica chiave perché «chiunque appartenga a una famiglia possiede la chiave della porta di casa e per voi le nostre porte saranno sempre aperte».
«Vogliamo fare tutto quello che possiamo perché i bambini di Betlemme non abbiamo muri dentro il cuore e nemmeno nel pensiero, perché la mancanza di libertà è il più grande peccato che si può commettere. Il nostro sogno è che la grande Diocesi di Milano con il suo cuore grande e i suoi tantissimi oratori, possa accogliere l’anno prossimo molti gruppi di questi ragazzi e che il Csi possa essere presente anche a Betlemme», ha concluso Sigilli.
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