Rai, Giampaolo Rossi ironizza su TeleMeloni: «Una straordinaria operazione di marketing. Gli ascolti? Mi do 10 e lode»

«La Rai c’è» è il claim scelto per accompagnare la nuova stagione della Tv pubblica, presentata ad Ancona. L’amministratore delegato, Giampaolo Rossi, l’ha ripetuto più volte illustrando i palinsesti. Ma dietro quello slogan c’è più di una mera proposta di programmi, c’è una visione del servizio pubblico. C’è, per usare le parole di Rossi, «una presa d’atto, ma anche una dichiarazione di intenti molto chiara». Perché la strategia industriale ed editoriale punta a riportare la Rai «nelle piazze, nelle vie, tra le persone», e a confermarne il ruolo di ecosistema unico nel panorama audiovisivo italiano ed europeo.
Il nuovo canale “Italiana” per raccontare l’Italia reale
In qualche modo simbolo di questa visione è la nascita del nuovo canale specializzato “Italiana”, con «l’obiettivo di raccontare l’Italia reale nelle sue dimensioni territoriali, culturali e produttive, sviluppando una narrazione identitaria e allo stesso tempo moderna, capace di valorizzare un patrimonio unico e di renderlo fruibile in forma crossmediale». «Siamo i primi in Europa nel racconto del territorio, ci tengo a ricordarlo perché è un valore importante, e dunque questo nuovo canale esalterà la straordinaria ricchezza del nostro Paese con una proposta distintiva e fortemente riconoscibile», ha aggiunto Rossi.
L’investimento sul giornalismo di approfondimento e d’inchiesta
Inevitabile, poi, che la presentazione dei palinsesti diventasse anche l’occasione per mettere il punto sulle polemiche intorno alla gestione del servizio pubblico, ricordando che la vocazione di questa Rai non è “l’occupazione” degli spazi ma la moltiplicazione del pluralismo. Rossi ha parlato dell’investimento fatto nei programmi di approfondimento e inchiesta, passati dalle circa 400 ore del 2023 alle quasi 700 del 2025, della stabilizzazione di 127 giornalisti precari, della «responsabilità» che la Rai ha deciso di assumersi di fronte all’arretramento dell’editoria tanto in Italia quanto in Europa: «Investire nel giornalismo, nelle competenze, nel pluralismo». Un discorso affrontato dall’Ad anche alla luce di «alcune polemiche che ci sono state».
TeleMeloni? «Una straordinaria operazione di marketing»
«Credo che lo sforzo che è stato fatto in Rai non può essere non riconosciuto da intelligenze libere, quello di creare un’offerta capace di raccontare la molteplicità delle narrazioni. L’abbiamo fatto aprendo spesso filoni di pensiero che in Rai non avevano forse cittadinanza in passato, cercando anche di investire. TeleMeloni ha fatto rientrare Roberto Benigni in Rai dopo 12 anni», ha rivendicato Rai, scherzando sul fatto che TeleMeloni è «un marchio che ci portiamo appresso e continuo a trovarlo una straordinaria operazione di marketing».
Tornando nel merito, l’Ad ha chiarito di trovarlo «un dibattito un po’ minimalista, siamo in una fase storica di stravolgimento del modello televisivo di tutto l’Occidente. La tv è completamente cambiata perché sono cambiate le abitudini di fruizione e i modelli narrativi. Mi piacerebbe che il dibattito in Italia affrontasse questo tema. A cosa serve il servizio pubblico? Ha senso una tv che viene finanziata dai cittadini? Io credo assolutamente sì».
La risposta alle polemiche sugli ascolti
«Che voto mi do sulla sfida degli ascolti durante la mia gestione? Dieci e lode, senza modestia», ha scherzato ancora Rossi, prima di passare ad un’analisi ragionata della questione ascolti. «La sfida degli ascolti è molto complessa. L’ingresso dei grandi player globali, delle piattaforme streaming, disintermediando i modelli di fruizione tradizionali. La televisione generalista è in crisi», ha ricordato Rossi, aggiungendo che «lo sforzo dei broadcaster è quello di dover mantenere una quantità di ascolti che siano compensativi dei broadcaster commerciali. Ma allo stesso tempo, il nostro sforzo non è quello di gareggiare per un punto di share ma dare un’offerta che sia coerente con la narrazione del servizio pubblico». «La Rai – ha proseguito – viene vista molto bene fuori dalla Italia e in maniera molto critica all’interno del Paese. Eppure la Rai è veramente un fiore all’occhiello di cui dovremmo essere tutti molto orgogliosi».
«Un errore non nominare Agnes presidente Rai»
Rispondendo alle domande dei giornalisti sulle dimissioni dei componenti della Vigilanza Rai, infine, Rossi ha spiegato di non essere in grado di commentare. «Sono scelte autonome. Sul tema dalla presidenza di Simona Agnes dico una cosa non come ad Rai ma come Giampaolo Rossi: credo sia stato un errore non nominare Agnes come presidente Rai. Conosco questa azienda, la frequento da 25 anni, credo che Simona sarebbe una straordinaria presidente di garanzia per la Rai. Ne ho saputo apprezzare negli anni la serietà, l’obiettività e sarebbe stata di gran lunga superiore a molto presidenti di garanzia del passato». La sua nomina sarebbe stata «una scelta coerente col lavoro incredibile che stiamo facendo in questi anni. All’interno del Cda vivono anime diverse, ma ogni volta che abbiamo dovuto fare scelte strategiche per il bene della Rai il Cda ha votato in compattezza, in estrema coerenza col proprio mandato».
L’azzardo di chi parla di «declino dei palinsesti»
E le accuse di declino della Rai mosse dai consiglieri di opposizione? «La risposta migliore è la presentazione che avete visto. Parlare di declino di fronte a un’offerta così straordinaria in termini di contenuti di pluralismo di racconto – ha detto l’Ad Rai – è un’affermazione nella quale non mi ritrovo, e credo che sentendo gli interventi parlare di declino mi sembra leggermente azzardato».
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