Spadafora: “Il centro sinistra vittima dei suoi stessi tatticismi. Ma occhio a Vannacci: possiamo trovarcelo presto al Viminale”
Intervista a tutto campo al leader dell’Associazione Primavera Vincenzo Spadafora
C’è chi accumula truppe e chi accumula solo bandiere. È questa, in sintesi, l’accusa che Vincenzo Spadafora rivolge ad Alessandro Onorato: dietro i numeri sbandierati dall’assessore romano, sostiene il leader dell’Associazione Primavera, non si capisce ancora chi rappresenti realmente né quali comunità porti in dote alla coalizione. Un’operazione, la definisce senza mezzi termini, “a saldo zero” – capace solo di sommare ambizioni personali, non voti. Ma la freccia contro il presunto federatore del centro è solo il primo affondo di un’intervista a tutto campo, in cui Spadafora mette a nudo i tatticismi che da mesi bloccano la nascita di una vera area moderata, si interroga sulla tenuta dell’asse Conte-Schlein e lancia l’allarme su Vannacci, “a un passo” dal Viminale.
Onorato starebbe, a suo dire, “cercando di imporre una leadership”. Qualcuno, nel centrosinistra, gli ha dato una delega che gli altri non conoscono? E in base a quale legittimazione, secondo lei, si sta proponendo come federatore del centro
E’ evidente che Onorato si stia proponendo come federatore della nuova area riformista così come è altrettanto evidente che la sua leadership calata dall’alto non raccoglierà mai un consenso unitario. Temo che la sua fuga in avanti possa produrre la formazione di due forze politiche distinte, ma con la stessa ambizione di correre alle politiche del prossimo anno. Resta il tema vero: cioè come riportare le persone al voto, alla partecipazione attiva, recuperare l’entusiasmo dei giovani. E per farlo c’è bisogno di un progetto, di una visione, di un sogno.
C’è chi dice che il vero problema del centrosinistra sia l’eccesso di capi e la mancanza di truppe. Onorato è l’ennesimo leader senza esercito?
Tutte le nuove esperienze nate nell’ultimo anno hanno puntato a target diversi. Primavera ha coinvolto centinaia di professionisti del mondo della scuola, dell’università, della cultura, della sanità, dell’impresa e soprattutto centinaia di giovani. Elettori delusi, molti dei quali non andavano neppure più a votare. Anche Ernesto Ruffini con Più Uno sta cercando di recuperare pezzi di elettorato soprattutto del mondo cattolico e dell’associazionismo, che sono distanti dal PD e dalle altre forze politiche del centro sinistra. Onorato sta mettendo insieme molti amministratori locali di area che rappresentano senz’altro una rete importante su tutto il territorio nazionale. Certo, fino a oggi, a parte i numeri che lui dà, non si sa molto di più su chi siano e quali comunità rappresentino. Ma resta il problema che è una operazione a saldo zero per la coalizione. Vorrei solo aggiungere una cosa: è un po’ stucchevole l’esaltazione del civismo ad ogni costo. Ci sono amministratori capaci e amministratori incapaci, a prescindere che siano civici o meno. Gualtieri, ad esempio, è un bravo Sindaco ed è del Pd; Bandecchi, il Sindaco di Terni, è un civico ma è pessimo per ciò che dice e fa.
Mentre si discute sul nome della coalizione, c’è chi sostiene che manchi ancora una sintesi politica. Qual è, secondo lei, la vera priorità?
I giovani e il lavoro. Ogni volta che leggo i dati dei giovani costretti a lasciare il nostro Paese, mi sale una rabbia assurda e un senso di responsabilità che dovremmo sentire tutti.
A che punto è realmente la costruzione del Campo largo? Oggi esiste un progetto condiviso oppure soltanto un’intesa elettorale? E quali sono ancora i nodi politici che impediscono alla coalizione di presentarsi come un’alternativa di governo?
La sintesi politica mancherà fino a quando non ci siederemo attorno ad un tavolo per rispondere ad una domanda fondamentale: che Paese vogliamo avere tra 10/15 anni? Che progetto vogliamo realizzare per i nostri concittadini? Per ora sembra quasi che si abbia paura di avviare il confronto, sia perché effettivamente ci sono posizioni di partenza molto distanti sia perché un minuto dopo si tornerebbe a parlare solo di leadership. Purtroppo, su questo tema, prevalgono al momento personalismi e tatticismi.
Conte e Schlein: il primo sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella definizione della strategia dell’opposizione, la seconda appare in ombra. Il loro equilibrio è destinato a reggere?
Il M5S ha ormai detto chiaramente da che parte sta, e mi sembra un processo irreversibile. Del resto, basti pensare al governo della Campania e a tutte le altre realtà dove già amministrano insieme. Schlein è determinata e le va riconosciuto di aver consolidato il consenso del suo partito e aver portato a casa risultati sempre soddisfacenti in tutte le competizioni elettorali. Se ci saranno le primarie, credo che le vincerà. Anche se tutti dicono che Onorato potrebbe sostenere Conte in caso di ballottaggio. Sarebbe paradossale che Schlein perdesse per mano di Bettini e Onorato.
Da mesi si parla della necessità di ricostruire un’area moderata nel centrosinistra. Perché, secondo lei, questo percorso continua a incontrare così tante difficoltà?
Per i tatticismi di cui è stato sempre vittima il centro sinistra. Continuo a credere che la strada giusta sia una costituente civica e politica, aperta, seria, radicale nelle proposte e larga nella partecipazione. Una costituente autoconvocata.
Quali contenuti dovrebbe portare il centro alla coalizione per evitare di essere percepito come una semplice operazione elettorale?
Dovrebbe innanzitutto portare le istanze di quel pezzo di elettorato che non voterà Meloni-Vannacci, che si riconosce nel centro sinistra ma non in PD e M5S. Penso innanzitutto al ceto medio, alle famiglie che un tempo ce la facevano e oggi rischiano di non riuscire a crescere un figlio; penso alla media impresa che la destra ha deluso e che noi abbiamo il dovere di sostenere per produrre lavoro e salvaguardare un asset importante dell’Italia e ovviamente ai giovani che, se coinvolti sulle battaglie giuste, hanno già dimostrato di esserci.
Il governo Meloni attraversa una fase complessa su diversi dossier. Ma il centrosinistra sarebbe oggi nelle condizioni di presentarsi come un’alternativa credibile?
Deve farlo per il bene di tutti.
Vannacci: è davvero l’ago della bilancia del futuro?
Il rischio che lo diventi è alto, così come è alto il rischio di ritrovarcelo Ministro dell’Interno. Vannacci sta parlando alla pancia di molti elettori e vorrebbe portare il nostro Paese indietro nel tempo, annullando decenni di battaglie sui diritti sociali e civili.
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