Regno Unito, Burnham si prende il Labour e la guida del Paese: è il settimo premier in dieci anni
Burnham verso Downing Street: sarà il nuovo premier britannico
Andy Burnham è pronto a diventare il nuovo leader del Regno Unito. Il deputato di Makerfield sarà ufficialmente presentato nel corso di una conferenza stampa straordinaria e da lunedì assumerà l’incarico di settimo primo ministro britannico nell’arco di appena dieci anni.
Durante l’evento, secondo le anticipazioni, Burnham ribadirà di essere «orgogliosamente laburista» e prometterà che il suo esecutivo avrà «il coraggio di affrontare i grandi problemi ignorati dalla politica». La strada verso Downing Street si è definitivamente spianata dopo che, la scorsa settimana, l’ultimo potenziale sfidante ha rinunciato a correre per la leadership del Partito Laburista. Burnham ha così raccolto 379 nomine da parte dei parlamentari del Labour, su un totale massimo di 403.
L’assenza di rivali nella corsa alla guida del partito, tuttavia, non ha mancato di alimentare dubbi tra osservatori politici e componenti dell’establishment. La leader dei Conservatori, Kemi Badenoch, ha accusato i laburisti di «fare di tutto per sfuggire al vaglio pubblico». Il cambio al vertice arriva dopo le dimissioni annunciate il mese scorso da Keir Starmer, finite al centro delle pressioni interne seguite al pesante risultato incassato dal Labour nelle elezioni amministrative di maggio.
Dalle origini nel Nord dell’Inghilterra al ritorno a Westminster
Originario del Merseyside e cresciuto a Culcheth, nel Cheshire, Burnham ha più volte raccontato di essersi avvicinato alla politica grazie a «Boys From The Blackstuff», la celebre serie televisiva del 1982 che raccontava la storia di cinque disoccupati di Liverpool durante gli anni del governo Thatcher.
Dopo la laurea in Letteratura inglese all’Università di Cambridge, ha intrapreso la carriera giornalistica collaborando con diverse riviste specializzate, per poi entrare in politica come ricercatore della compianta Tessa Jowell. Nel 2001 è stato eletto deputato per Leigh, seggio mantenuto fino al 2017, ricoprendo nel frattempo incarichi di primo piano, tra cui quello di ministro della Sanità e segretario capo al Tesoro. Ha tentato senza successo di conquistare la leadership laburista nel 2010 e nel 2015, venendo sconfitto rispettivamente da Ed Miliband e Jeremy Corbyn.
La svolta è arrivata nel 2017 con l’elezione a sindaco della Greater Manchester, ruolo nel quale ha consolidato la propria immagine, soprattutto durante la pandemia, quando si è imposto come uno dei principali difensori degli interessi del Nord dell’Inghilterra. Non a caso gli è stato attribuito il soprannome di «re del Nord». A giugno è rientrato a Westminster vincendo con un largo margine le elezioni suppletive di Makerfield, lasciandosi alle spalle sia il candidato di Reform UK di Nigel Farage sia quello del movimento di estrema destra Restore Britain guidato da Rupert Lowe.
Dopo il ritorno ai Comuni ha rilanciato la propria agenda politica, mettendo al centro la devoluzione dei poteri e proponendo un «No. 10 North», con l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle amministrazioni locali. Ha inoltre promesso di archiviare il modello economico del trickle-down e il neoliberismo, annunciando «il più grande programma di costruzione di case popolari dal dopoguerra».
Sul fronte europeo, Burnham in passato si era espresso a favore di un ritorno del Regno Unito nell’Unione europea, pur scegliendo toni più prudenti durante la recente campagna elettorale. «La mia opinione è che la Brexit sia stata dannosa», ha dichiarato a maggio. «Ma credo anche che l’ultima cosa da fare ora sia riaprire quelle vecchie discussioni».
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