Ridurre le emissioni di metano con le tecnologie disponibili farebbe risparmiare 200 miliardi di metri cubi di gas all’anno

Maggio 04, 2026 - 14:03
0 2
Ridurre le emissioni di metano con le tecnologie disponibili farebbe risparmiare 200 miliardi di metri cubi di gas all’anno

Non solo le emissioni di metano del settore energetico sono vicine ai livelli record, ma misure di riduzione già a disposizione e ben collaudate potrebbero rendere disponibili 200 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. È questo il dato più evidente che emerge dal Global methane tracker 2026 appena pubblicato dall’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea). Il report viene ripreso dal Financial Times in queste giornate contrassegnate dalla crisi del Golfo persico per segnalare soprattutto che ogni anno va sprecato più del doppio del gas intrappolato nello Stretto di Hormuz. Ma al di là del frangente temporale in cui tutti gli occhi del mondo sono puntati su quel che sta accadendo e che ancora potrebbe accadere in Iran, l’analisi della Iea è importante perché evidenzia che limitare le emissioni di metano consentirebbe in un colpo solo di raggiungere due obiettivi: contribuirebbe ad alleviare sia la crisi energetica togliendo anche un potere di ricatto alle nazioni in cui si trovano i giacimenti di gas o i colli di bottiglia attraverso cui devono transitare le navi cisterna (il pensiero va al Medio Oriente ma anche gli Stati Uniti hanno legato a doppio filo nei rapporti con l’Unione europea la compravendita di gas naturale liquefatto e l’imposizione di più o meno alti dazi sui prodotti comunitari importati negli Usa) che la crisi climatica causata dall’utilizzo mai sufficientemente basso dei combustibili fossili.

Nel report l’Agenzia internazionale dell’energia sottolinea che nel 2025 le emissioni di metano derivanti dai combustibili fossili sono rimaste a livelli molto elevati, senza alcun segno di calo a livello globale. Viene sottolineato dai ricercatori della Iea: «Il settore dei combustibili fossili è responsabile di circa il 35% delle emissioni di metano derivanti dall’attività umana, eppure non vi è ancora alcun segno di una diminuzione delle emissioni di metano legate alle operazioni relative ai combustibili fossili, nonostante esistano percorsi di mitigazione ben noti e comprovati. La produzione di petrolio, gas e carbone ha raggiunto livelli record nel 2025 e l’Agenzia internazionale per l’energia stima che le emissioni di metano derivanti da queste attività ammontino a 124 milioni di tonnellate (Mt) all’anno: il petrolio è la fonte principale con 45 Mt, seguito dal carbone con 43 Mt e dal gas naturale con 36 Mt. Altre 20 Mt provengono dalla produzione e dal consumo di bioenergia, in gran parte dalla combustione incompleta della biomassa tradizionale utilizzata per cucinare e riscaldare nelle economie in via di sviluppo».

Negli ultimi anni, si legge anche, molti paesi e aziende hanno annunciato iniziative volte a ridurre le emissioni di metano nell’ambito degli sforzi per limitare il riscaldamento globale a breve termine e migliorare la qualità dell’aria, con impegni di riduzione che ora coprono oltre la metà della produzione mondiale di petrolio e gas. Tuttavia, secondo il rapporto, le emissioni di metano del settore energetico hanno raggiunto un plateau vicino ai livelli record nel 2025, rivelando un ampio divario nell’attuazione di quanto comunicato. 

Non a caso i ricercatori della Iea segnalano che vi è un margine significativo per ulteriori azioni utili a ridurre le emissioni di metano: la disponibilità e la comunicazione dei dati su di esse sono aumentate notevolmente negli ultimi anni, indicando che circa il 70% delle emissioni di metano da combustibili fossili nel 2025 proveniva dai primi 10 paesi emettitori. Nel frattempo, l'intensità di metano della produzione di petrolio e gas varia notevolmente da un paese all'altro, con i paesi con le migliori prestazioni che ottengono risultati oltre 100 volte migliori rispetto a quelli con le prestazioni peggiori.

La crisi in corso in Medio Oriente sta ridefinendo il sistema energetico globale e sta causando interruzioni in circa il 20% dei flussi commerciali mondiali di gas naturale liquefatto (circa 110 miliardi di metri cubi di gas sono transitati attraverso lo Stretto di Hormuz nel 2025). Sottolineano a tal proposito i ricercatori della Iea: «Mentre i paesi cercano fonti alternative di gas per sostituire i volumi persi, vale la pena notare che grandi quantità di gas prodotto non vengono utilizzate in modo produttivo, a causa delle fughe di metano, del flaring e dello sfiato derivanti dalle operazioni petrolifere e del gas (il flaring è la combustione del gas in eccesso estratto insieme al petrolio, bruciato attraverso torce nei siti petroliferi, ndr). Sebbene non sia possibile recuperare tutto questo spreco, la riduzione del flaring e delle emissioni di metano ha il potenziale di portare sul mercato volumi aggiuntivi significativi».

Secondo i calcoli effettuati dall’Agenzia internazionale dell’energia, quasi 100 miliardi di metri cubi (billion cubic metres, bcm) di gas naturale potrebbero essere resi disponibili ogni anno attraverso uno sforzo globale per ridurre il metano dalle operazioni petrolifere e del gas, con ulteriori 100 bcm sbloccati attraverso l’eliminazione del flaring non di emergenza in tutto il mondo.

Ci vorrebbe del tempo per implementare le attrezzature e le infrastrutture necessarie per ottenere riduzioni di questa portata, riconoscono gli autori del report. Tuttavia, aggiungono, nell’immediato futuro, se i paesi con capacità di esportazione in eccesso e gli importatori di gas attuassero misure di abbattimento in tutte le loro operazioni a monte e a valle, si stima che quasi 15 miliardi di metri cubi potrebbero essere resi disponibili in un periodo di tempo sufficientemente breve da fornire un certo sollievo ai mercati del gas. Ancora migliore sarebbe il risultato con periodi di tempo più ampi: nel lungo periodo, secondo le stime della Iea, gli sforzi volti a ridurre le emissioni di metano derivanti dalle attività petrolifere e del gas a livello globale potrebbero immettere sui mercati quasi 100 miliardi di metri cubi di gas all’anno, mentre l’eliminazione del flaring non di emergenza potrebbe sbloccare altri 100 miliardi di metri cubi. Tali risparmi rappresenterebbero appunto il doppio dei volumi di approvvigionamento interrotti a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz.

Spiega Tim Gould, capo economista della Iea, che oggi presenta i risultati chiave del rapporto a un evento del G7 che si svolge a Parigi e dedicato proprio alle emissioni di metano: «Negli ultimi anni, i paesi e le aziende hanno innalzato le loro ambizioni in materia di metano, portando la questione in cima all’agenda politica. Tuttavia, fissare obiettivi di riduzione è solo un primo passo, ed è importante garantire che siano sostenuti da politiche, piani di attuazione e azioni concrete. Non si tratta solo di una questione climatica: affrontare il problema del metano e del flaring può comportare anche importanti vantaggi in termini di sicurezza energetica, soprattutto in un momento in cui il mondo è alla ricerca urgente di approvvigionamenti aggiuntivi a causa della crisi attuale».

Stando a quel che è scritto nel rapporto, molte soluzioni per ridurre le emissioni di metano sono ben note e sono, oltre che in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione, anche economicamente molto vantaggiose. Circa il 70% delle emissioni di metano derivanti dai combustibili fossili – ovvero quasi 85 milioni di tonnellate (Mt) – potrebbe essere ridotto con le tecnologie esistenti, compresi i tre quarti delle emissioni provenienti dal petrolio e dal gas e circa la metà di quelle derivanti dal carbone. Sulla base dei prezzi medi dell’energia nel 2025, si potrebbero evitare oltre 35 Mt senza alcun costo netto; tale quantità sarebbe oggi ancora maggiore, dati i livelli elevati dei prezzi registrati negli ultimi mesi.

Uno dei modi più efficaci per ridurre il metano, spiegano i ricercatori della Iea, è affrontare le emissioni derivanti dalle attività a monte, che attualmente rappresentano l’80% delle emissioni di metano da petrolio e gas. Nel report viene anche ricordato che il Canada e l’Unione europea hanno recentemente introdotto solide normative a monte, mentre Brasile, Ghana e Kazakistan stanno per farlo. La Cina è il principale responsabile delle emissioni, a causa delle attività legate al carbone, seguita dagli Stati Uniti e dalla Russia. Nel 2021, oltre 100 paesi si sono uniti all’Unione Europea e agli Stati Uniti per lanciare il Global Methane Pledge (Gmp), un impegno collettivo volto a ridurre le emissioni globali di metano del 30% entro il 2030. Oggi partecipano 159 paesi più l'Unione Europea, che coprono quasi i tre quarti della produzione mondiale di petrolio e gas e circa il 65% delle emissioni settoriali di metano. Diversi paesi – tra cui Colombia, Unione Europea e Nigeria – hanno introdotto normative complete sul metano per attuare i propri impegni. La Cina non fa parte del Gmp, ma nel 2023 ha adottato un Piano d'azione nazionale sul metano che copre i settori dell’energia, dell’agricoltura e dei rifiuti.

Implementare la normativa per agire all’interno dei singoli paesi ma anche per intervenire negli scambi è fondamentale perché, segnalano i ricercatori della Iea, oltre il 40% del petrolio mondiale e il 25% del gas naturale e del carbone sono oggetto di scambi internazionali. Per molti importatori, la maggior parte delle emissioni associate al loro consumo di combustibili fossili ha origine all’estero. Nell’Unione europea, nel Regno Unito, in Giappone, in Corea e in Cina, il metano legato al petrolio e al gas importati (15 Mt nel 2024) supera di gran lunga quello derivante dalla produzione interna (5 Mt nel 2024).

L’intensità media delle emissioni di metano a monte delle importazioni di petrolio e gas varia notevolmente da un paese all'altro: secondo le stime della Iea, è pari a circa l’1,3% per la Cina, all’1% per l’Unione europea e il Regno Unito e allo 0,6% per il Giappone e la Corea. Se queste scendessero allo 0,2% – il livello che si potrebbe raggiungere a livello globale se venissero adottate tutte le misure tecnicamente disponibili – le emissioni diminuirebbero di oltre 12 milioni di tonnellate.

Il Tracker realizzato dalla Iea e i cui dati sono stati appena pubblicati esamina quest’anno anche gli sforzi in corso da parte di numerosi paesi che cercano di sviluppare mercati per combustibili con un’intensità di metano quasi pari a zero. Inoltre, lo strumento interattivo della Iea per i dati sul metano è stato aggiornato per includere un monitoraggio migliorato delle politiche per i governi e le compagnie petrolifere nazionali, oltre alle stime regionali e paese per paese delle emissioni di metano legate all’energia. I dati raccolti da decine di satelliti attualmente in orbita stanno sostenendo gli sforzi volti a ridurre le emissioni di metano, e cresce il numero di fornitori in grado di avvisare i governi e gli operatori in merito a episodi di emissioni di grandi dimensioni nelle loro giurisdizioni. Il Tracker tra l’altro è anche accompagnato quest’anno dal lancio di un nuovo quadro di riferimento, sviluppato in collaborazione con l’Osservatorio internazionale sulle emissioni di metano (International methane emissions observatory, Imeo) delle Nazioni Unite, che può aiutare i paesi a rispondere a tali eventi.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione Eventi e News

Redazione Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User