Fuori dallo Stretto di Hormuz: le rinnovabili sono diventate l’unica arma di difesa contro la guerra dei fossili

Maggio 04, 2026 - 15:05
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Fuori dallo Stretto di Hormuz: le rinnovabili sono diventate l’unica arma di difesa contro la guerra dei fossili

Lo abbiamo segnalato per tempo, quella in Iran è l’ennesima guerra per i combustibili fossili, ma abbiamo anche segnalato che il conflitto in Medio Oriente potrebbe segnare il picco del petrolio e ora una nuova analisi realizzata da E3G (Third generation environmentalism) porta ulteriori conferme in questo senso. Nel testo pubblicato dal think tank indipendente europeo si parte dal ricordare che siamo ormai alla seconda crisi mondiale dei combustibili fossili in quattro anni (guerra in Ucraina del febbraio 2022 e guerra in Iran del febbraio 2026), il che sta rendendo più evidente che mai la necessità di un sempre più massiccio ricorso a un’energia pulita e sicura. I paesi, scrivono i ricercatori di E3G, stanno riconoscendo che l’unica protezione a lungo termine contro la volatilità e l’insicurezza dei combustibili fossili è un sistema energetico basato sulle energie rinnovabili e un’economia più elettrificata.

In particolare, si legge nell’analisi, i paesi con un’elevata penetrazione delle energie rinnovabili hanno beneficiato di una tangibile protezione dagli shock dei prezzi: si prevede che il boom del solare in Pakistan consentirà di risparmiare almeno 6,3 miliardi di dollari quest’anno, mentre il parco solare dell’Unione europea ha ridotto la bolletta delle importazioni di gas del 32% tra il 1° e il 17 marzo. Sebbene entrambi rimangano esposti alle fluttuazioni dei prezzi sui mercati internazionali dei combustibili fossili – con la bolletta dell’Ue per le importazioni di combustibili fossili aumentata di oltre 22 miliardi di euro nei primi 44 giorni del conflitto – la capacità rinnovabile ha fornito una certa protezione.

Molte economie dipendenti dai combustibili fossili chiedono un’accelerazione nella diffusione delle energie rinnovabili per rafforzare la resilienza del sistema energetico e garantire l'approvvigionamento energetico. Il ministro dell’Energia delle Filippine, Sharon S. Garin, ha descritto la diffusione delle energie rinnovabili come «una necessità strategica e un imperativo nazionale». Il presidente della Corea del Sud, Lee Jae Myung, ha riconosciuto che «se continuiamo a fare affidamento sull'energia fossile, il futuro sarà estremamente rischioso». Il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha definito il carbone la «riserva di ultima istanza», sostenendo un rapido passaggio all’energia solare.

Questa retorica a favore delle energie rinnovabili, sottolineano i ricercatori di E3G, è sostenuta da misure politiche volte ad accelerare e incentivare la transizione verso un sistema energetico più pulito. In Indonesia, il presidente Prabowo ha promesso di eliminare gradualmente i combustibili fossili entro 10–15 anni e di passare a un sistema elettrico alimentato al 100% da energia pulita. Ha istituito una task force per l’energia solare con il mandato di fornire 100 GW di energia solare entro il 2030, con un obiettivo iniziale di installazione di 17 GW quest’anno. L’India sta accelerando le autorizzazioni per gli impianti eolici e i sistemi di accumulo di energia in batterie, mentre il governo turco si è impegnato a investire 80 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili entro il 2035 per raggiungere il suo obiettivo di 120 GW.

Nel testo viene segnalato che per i paesi che dipendono dalle importazioni di petrolio e gas, ora bloccate nello Stretto di Hormuz, le crescenti pressioni inflazionistiche hanno portato alla dichiarazione dello stato di emergenza energetica, all’adozione di misure di risposta sul fronte della domanda e all’attuazione di politiche a breve termine volte a garantire l’approvvigionamento energetico in un momento in cui la fornitura è a rischio. In questo contesto, alcuni paesi hanno temporaneamente aumentato i tassi di utilizzo delle centrali a carbone o ritardato la dismissione delle centrali a carbone esistenti come misura di emergenza e, in tal senso, viene evidenziato quel che è stato fatto in Italia e non solo: la Corea del Sud ha rinviato la dismissione graduale di tre centrali a carbone la cui chiusura era prevista per quest’anno (nel nostro paese era prevista al 31 dicembre 2025)  e ha revocato il limite massimo dell’80% sull’utilizzo del carbone, mentre Giappone, Germania e Thailandia stanno attuando o valutando misure simili.

I ricercatori E3G segnalano poi un fatto su cui riflettere con attenzione: «L’Ue ha vietato i combustibili fossili russi nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina, alimentando le previsioni di una rinascita del carbone. Ciò che ne è seguito, invece, è stato un calo senza precedenti del consumo di carbone nell’Ue e una grande iniziativa, REPowerEU, volta ad accelerare la transizione strutturale verso l'energia pulita». E ancora: «Nell’attuale crisi dei combustibili fossili, non si è ancora verificata una ripresa del carbone. A marzo 2026 la produzione di energia da carbone è rimasta invariata rispetto all’anno precedente grazie all’aumento della produzione da energia solare (14%) ed eolica (8%). Ciò è in linea con la tendenza del 2025: tutta la nuova domanda di elettricità viene ora soddisfatta con energia pulita».

Anche in Asia, che è particolarmente esposta alle interruzioni nello Stretto di Hormuz a causa della sua dipendenza dal petrolio e dal gas importati, le possibilità di crescita del consumo di carbone sono limitate. Ciò riflette la già elevata dipendenza della regione dal carbone e il fatto che un terzo delle importazioni totali di Gnl dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti viene utilizzato al di fuori del settore energetico (ad esempio, per i fertilizzanti), dove il carbone non è un sostituto praticabile.

Il fatto è che a differenza di un sistema energetico basato sui combustibili fossili, un mix energetico dominato dall’energia pulita non richiede l’acquisto continuo di combustibile da un numero limitato di fornitori. Consente invece a un gruppo più diversificato di paesi di sfruttare le proprie risorse rinnovabili per la produzione di energia elettrica. La diversificazione della catena di approvvigionamento, i partenariati internazionali strategici e il riciclaggio dei materiali critici possono rafforzare ulteriormente la sicurezza energetica e la resilienza dei sistemi basati sull’energia pulita.

Concludono i ricercatori dellìE3g: «I paesi riconoscono sempre più la transizione verso l’energia pulita come una priorità strategica per la crescita economica, la sicurezza e l’accessibilità economica. La prima Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili, tenutasi la scorsa settimana a Santa Marta, in Colombia, è stata un’occasione per tradurre questo riconoscimento in azioni concrete, passando dalla definizione di obiettivi ambiziosi alle più complesse questioni politiche legate alla gestione del declino dei combustibili fossili e alla garanzia della sicurezza energetica a lungo termine».

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