Rischio naturale e comunicazione: una sfida decisiva per la prevenzione - workshop del CNR
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A Roma il workshop del CNR sulla comunicazione del rischio naturale: dati, prevenzione e ruolo delle istituzioni nella gestione delle emergenze.
In un Paese fragile come l’Italia, dove il dissesto idrogeologico rappresenta una minaccia strutturale e diffusa, la comunicazione del rischio naturale non è più un elemento accessorio, ma una leva strategica per la sicurezza collettiva. Non si tratta soltanto di trasmettere informazioni, ma di rendere comprensibili fenomeni complessi e incerti, trasformando dati scientifici in strumenti concreti per orientare decisioni pubbliche e comportamenti individuali.
Secondo ISPRA, oltre il 90% dei comuni italiani è esposto a rischio frane, alluvioni o erosione costiera, con milioni di cittadini coinvolti. Un quadro che evidenzia quanto sia urgente rafforzare non solo gli interventi strutturali, ma anche la capacità di comunicare il rischio in modo efficace, tempestivo e credibile.
Il workshop del CNR: parole, dati e responsabilità pubblica
È in questo contesto che si inserisce il workshop “Parole che informano e proteggono. Comunicazione di fenomeni ed eventi naturali potenzialmente pericolosi e dei loro impatti”, in programma il 17 e 18 settembre 2026 a Roma, presso l’Aula Marconi della sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
L’iniziativa è promossa dalla Commissione CNR IUGG, in collaborazione con il Dipartimento Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente e con l’Unità Relazioni Internazionali del CNR. L’obiettivo è chiaro: affrontare il nodo della comunicazione dei rischi naturali e delle inevitabili incertezze che li accompagnano, favorendo un linguaggio capace di essere allo stesso tempo rigoroso e comprensibile.
Il workshop si rivolge a un pubblico ampio e trasversale, che comprende ricercatori, tecnici degli enti territoriali, operatori della protezione civile, professionisti della comunicazione, amministratori pubblici e decisori politici. Il filo conduttore sarà il confronto su come tradurre modelli previsionali e scenari probabilistici in messaggi utili, in grado di supportare sia la pianificazione di lungo periodo sia la gestione delle emergenze.
Dalla scienza alla decisione: il problema delle incertezze
Uno degli aspetti più critici nella gestione del rischio naturale riguarda proprio l’incertezza. I fenomeni ambientali, per loro natura, non sono mai completamente prevedibili. Tuttavia, questa complessità non può diventare un alibi per una comunicazione vaga o inefficace.
Il tema è particolarmente rilevante per chi opera nella pubblica amministrazione, chiamata a prendere decisioni rapide e spesso impattanti sulla vita dei cittadini. Una comunicazione imprecisa o mal calibrata può generare sfiducia, sottovalutazione del rischio o, al contrario, allarmismi ingiustificati.
In questo scenario, il ruolo delle istituzioni diventa centrale. Organismi come il Dipartimento della Protezione Civile hanno sviluppato negli anni sistemi di allerta sempre più sofisticati, ma la loro efficacia dipende in larga parte dalla capacità di tradurre codici tecnici in messaggi accessibili e operativi per la popolazione.
Il legame con la prevenzione e lo “smart territorio”
Il workshop si inserisce in una riflessione più ampia sulla gestione del territorio e sulla prevenzione dei rischi. Non è un caso che il tema della comunicazione sia sempre più connesso a quello dello sviluppo di territori intelligenti e resilienti.
In questa prospettiva si colloca anche il dibattito sul dissesto idrogeologico e sulle strategie di mitigazione, già approfondito in questo scenario dedicato alla prevenzione e allo sviluppo di modelli di smart territory. La capacità di integrare dati ambientali, tecnologie digitali e processi decisionali rappresenta infatti uno degli snodi principali per ridurre la vulnerabilità del Paese.
Tutti temi emersi durante la video intervista per la rubrica VisionePA a Fausto Guzzetti, ricercatore associato al CNR IMATI, professore all’Università di Durham e accademico dei Lincei, e Giovanni Crosta, professore di Geologia applicata all’Università di Milano-Bicocca, tra i maggiori studiosi italiani dei fenomeni franosi e dell’instabilità territoriale.
La comunicazione diventa quindi parte integrante di un sistema più ampio, in cui informazione, pianificazione e innovazione devono dialogare costantemente. Non si tratta solo di informare su un rischio, ma di costruire consapevolezza diffusa e capacità di risposta.
Verso una nuova cultura del rischio
Il percorso delineato dal CNR punta a superare una visione emergenziale della gestione dei rischi naturali, per promuovere una cultura della prevenzione fondata su conoscenza, responsabilità e partecipazione.
In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, che stanno aumentando la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, la comunicazione assume un valore ancora più strategico. Non basta disporre di dati accurati: è necessario che questi dati diventino patrimonio condiviso e comprensibile, in grado di orientare comportamenti e politiche pubbliche.
Il workshop di settembre rappresenta quindi un momento di confronto operativo, ma anche un segnale di un cambiamento più profondo: quello che porta la comunicazione del rischio al centro delle politiche di sicurezza territoriale. Perché, in ultima analisi, la differenza tra un evento naturale e un disastro dipende spesso dalla qualità delle informazioni e dalla capacità di utilizzarle nel modo corretto.
La registrazione al workshop può essere richiesta al link: https://registrazioneeventi.cnr.it/event/188/
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