Romeo: “Tajani? Sul Safe decide Parlamento”. Le condizioni della Lega: “Risorse a piccole e medie imprese”
Massimiliano Romeo fa una premessa, di rito. Avverte: “In ogni caso l’ultima parola sul Safe spetta al Parlamento”. E quella della Lega, a sentire il capogruppo in Senato, non è scontato che sia in linea con la spinta che arriva da Tajani e Crosetto. Dipenderà da vari fattori, dalla cornice entro cui si svilupperà la discussione e dagli obiettivi: “Lo abbiamo ripetuto in tutte le sedi”. Cosa? “Le eventuali risorse per la difesa devono essere investite prioritariamente sulla sicurezza interna”, dice Romeo. Altro che razzi, armi e cannoni: quando pensa al prestito europeo, il senatore del Carroccio è convinto che le risorse vadano impiegate per le infrastrutture, sull’immigrazione, “incanalate a sostegno delle imprese italiane, in particolare quelle medie e piccole”.
Romeo, che è anche il segretario della Lega lombarda, usa toni meno incendiari del collega di partito Claudio Borghi. Ma spiega al Foglio quale sarà la linea nelle prossime settimane. Rispetto ai 14,9 miliardi del Safe, prenotati ieri da Tajani, la priorità è “la sicurezza interna: dalla tutela delle infrastrutture strategiche come porti, aeroporti, gasdotti e oleodotti, al controllo dei confini per contrastare l’immigrazione irregolare, fino a spazio e cybersicurezza”. Di investimenti per la Difesa, nel senso più classico, il capogruppo del Carroccio non fa menzione. Poi aggiunge, manda un messaggio agli alleati: “Questi fondi dovranno inoltre essere incanalati a sostegno delle imprese italiane, coinvolgendo l’intera filiera produttiva e in particolare le piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura del nostro tessuto industriale”. Su queste basi insomma, lascia intendere Romeo, la Lega è pronta a discutere e forse anche a dire sì al prestito europeo. Se invece si parlerà solo di missili e cannoni sarà molto più complicato trovare una mediazione. Ma d’altra parte su questa posizione il Carroccio, ultimamente sempre più riottoso al suo interno, può ritrovare un orizzonte comune, mentre altre questioni, la critica alla linea politica del leader Matteo Salvini, restano aperte.
Se n’è avuto un assaggio, un altro ancora, nella riunione del direttivo lombardo leghista di due giorni fa. Siamo in zona Attilio Fontana, in quel nord che non ha mai digerito la svolta nazionale e fatica a comprendere anche i rimedi proposti da Salvini. Fino al tardo pomeriggio di ieri Salvini non si era espresso sul Safe, ma ha celebrato il “successo della Lega alle elezioni provinciali di Lecce: primo partito del centrodestra. Avanti tutta”. Qualcuno nella riunione lombarda avrebbe evocato ancora il grande errore fatto con Vannacci, lamentando come la sicurezza, l’immigrazione, sono questioni centrali, ma non possono essere le uniche. Non si può continuare a dare l’idea di rincorrere il generale, bisogna tornare a occuparsi di pensioni, di economia e chiaramente del nord. Altrimenti, di questo passo, di Pontida resteranno solo le salamelle.
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