Tajani pasticcia su Safe, la Ue avverte l’Italia. Guerini: “Imbarazzante”. Conte: “Hanno la psicosi Vannacci”

29 Luglio 2026 - 08:05
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Il mal Vannacci ha contagiato anche Tajani. Dopo Salvini c’è un altro pizzicato da Vannacci, dalla sindrome del sorpasso: Tajani, il ministro sincerità. Dichiara in commissione Esteri e Difesa: “Abbiamo chiesto il Safe per 14,9 miliardi”, ma è costretto a rettificare, precisare: “Abbiamo prenotato il Safe ed entro fine dell’anno formuleremo la nostra proposta”. A Palazzo Chigi leggono l’agenzia: “Che significa?”. In Europa, la portavoce della Commissione, in prima battuta, si congratula con il governo, ma una volta compreso che è un errore, chiede stizzita: “L’Italia chiarisca, non c’è tempo da perdere”. Lorenzo Guerini dice al Foglio: “E’ un’altra puntata di uno spettacolo imbarazzante”. Giuseppe Conte indossa il camice bianco e fa la diagnosi: “E’ un chiaro sintomo di psicosi Vannacci”. Più che il Safe ci daranno l’Autan.

L’Italia? E’ quel paese dove il ministro degli Esteri passa per tonto per aver detto una frase di buon senso e dove gli alleati lo inseguono: “Ma che stai a dì’?”. Claudio Borghi si scatena come Agamennone perché “decide il Parlamento”. Dichiara Tajani, in linea con Meloni, il Pd, con le persone che hanno a cuore l’Europa, la sua Difesa, che chiederemo il Safe, che quelle spese servono. Lo fa nella sede perfetta, il Parlamento, la commissione, ma lo dice male. Si corregge, ma non basta. Scatta a Chigi l’allarme, Meloni è incredula. Salvini è il solo che se la ride. Crosetto, un altro che ha sempre spiegato le ragioni per attivare il prestito Ue, rimane perplesso e non per il contenuto, sia chiaro, ma solo perché con Vannacci ciò che si pensa, non si può più dire, non a voce alta, e perché attivare Safe o altre linee di credito è una decisione di Giorgetti. Serve il voto del Parlamento. Le spese militari sono “impopolari”, definizione di Meloni, e non bisogna spaventare gli italiani già in piena campagna elettorale fatta di benzina e trucità. Sarebbe tutto più semplice se la Lega non dovesse rincorrere Vannacci, se Meloni non dovesse vedere ogni giorno questo generale senza responsabilità fare lo smargiasso sul Safe: “Basta fare gli interessi delle multinazionali e della finanza internazionale, basta agenda Draghi”. Ultimamente si è aggiunto anche Tajani che vede la sua Forza Italia nei sondaggi quasi appaiata a Fn, e che deve dare segnali di autonomia da Meloni. Siamo al punto che i saluti estivi al circolo del tiro a volo, di Forza Italia (confessione di un deputato di FI: “Al solito ci saranno Stefano Cuzzilla, il presidente di Terna, e Barelli che faranno i simpatici e toccherà pure ridere alle loro battute”) sono l’evento della giornata.

Ascoltiamo Giuseppe Conte, che di spese militari se ne intende (e non le vuole aumentare): “Esiste una psicosi Vannacci e l’ultimo colpito è Tajani. Dopo aver regolato i conti con Salvini, Vannacci è passato a Tajani e Meloni. Vannacci fa male a Meloni, la fa soffrire. E’ come vedere un ladro che fa scorribande in casa e si è costretti a rimanere con le mani ferme. Vannacci è quello che Meloni non può più dire”. Nasce insomma come una frase sbagliata di Tajani, ma nel giro di poche ore mostra le crepe del governo: armi, giustizia, legge elettorale. Lorenzo Guerini, l’ex ministro, che non ha smesso di chiedere il Safe, di spiegare a sinistra, anche al M5s, che occorre la difesa comune, consiglia a Meloni: “Decidano e mettano fine a un balletto che ci ha fatto pure prendere oggi una reprimenda dalla Commissione”. Enzo Amendola in seduta comune con Peppe Provenzano, Nico Stumpo, rilascia la dichiarazione a sei mani: “Tajani pensa che si possa prenotare il Safe come si prenota un tavolo a Fregene”. Marina Berlusconi è troppo lontana per sapere che Tajani si sta sciogliendo come un gelato al sole. Soffre. Perfino Benedetto Della Vedova ha pietà cristiana: “Una volta tanto che ha dato una notizia, ha dovuto rettificare, prendersi la reprimenda della Commissione”.

Raccontano che da giorni Tajani non risponda più a nessuno, neppure alla ministra Casellati. Il fine settimana, per puntellare la Toscana, per ricordare a Deborah Bergamini che è sempre lui il segretario, ha promosso la nomina di Chiara Tenerini, deputata alla prima legislatura, come vicesegretario vicario. Presiedeva il congresso Stefania Craxi ma la nomina non è stata formalizzata perché Tenerini, come chissà quanti altri parlamentari, era in ritardo con le donazioni al partito. In Campania sta cercando di recuperare il senatore Silvestro, un altro che era passato fra i lottatori. L’unica nota felice per Tajani è l’emendamento sulle intercettazioni dichiarato al Senato inammissibile, prima che a bocciarlo fossero Stefania Craxi, gli altri senatori di FI. Un altro anno ancora? Si sono impantanati su questa sciagurata legge elettorale e ogni giorno tirano dal cilindro nuove proposte: il doppio turno, aumentare i collegi... Quando Donzelli lo ha proposto, Forza Italia ha replicato: “Ma a guadagnarci sarete voi e Pd. E noi?”. Dicono che ora stiano litigando anche per quell’emendamento “rubavoti” che non tiene conto dei numeri di chi va sotto il tre per cento. Per Forza Italia è “una norma chiaramente incostituzionale”. E’ la stessa premessa che Tajani fa ai suoi: “E’ la migliore legge elettorale e le preferenze servono altrimenti la Corte ce la boccia”. Calderoli aveva almeno la grandezza del Porcellum mentre questa legge somiglia alle punture che fanno perdere peso. Il volto sofferto di Tajani è la vera mappa dei collegi.

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