Safari in spiaggia, cecchini stranieri in Italia e oche nel mirino: tutte le fake news di sinistra sul Ddl Caccia

24 Giugno 2026 - 17:34
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Safari in spiaggia, cecchini stranieri in Italia e oche nel mirino: tutte le fake news di sinistra sul Ddl Caccia

Safari in spiaggia, cecchini stranieri in Italia e oche nel mirino: tutte le fake news di sinistra sul Ddl Caccia

“Il ddl Caccia approvato ieri in Senato è una vergogna, una vergogna inaudita”, tuona Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde e deputato di Avs, ospite di AdnTalks. Ma si sa, a Bonelli piace esagerare un po’ ed enfatizzare il catastrofismo su ambiente, flora e fauna. Di quella sua indignazione, a leggere le carte, ovvero la legge, resta ben poco su cui poggiare. Gettarla in caciara contro i cacciatori, nonostante l’attività venatoria negli ultimi anni si sia molto ridimensionata (da un milione e mezzo a 500mila cacciatori) è un po’ lo sport preferito della sinistra ambientalista.

Verità e fake news sul Ddl Caccia approvato al Senato

Il disegno di legge n. 1552, che modifica la legge quadro sulla caccia del 1992 (n. 157), è stato  approvato ieri in Senato. Dopo un lungo esame nelle commissioni Ambiente e Agricoltura, oltre 900 emendamenti e diversi rinvii per mancanza del numero legale, Palazzo Madama ha approvato il testo con 80 voti favorevoli e 56 contrari. Ora il provvedimento passa alla Camera per la seconda lettura.

La riforma punta a superare l’impianto della legge del 1992 introducendo, accanto alla tutela della fauna, il concetto di “gestione” della fauna selvatica. Tra le misure più discusse: ampliamento delle aree in cui può essere praticata la caccia, comprese alcune aree demaniali, boschi e spiagge; aumento delle specie cacciabili e possibilità di estendere i periodi di attività venatoria, in particolare per gli ungulati; ridimensionamento del ruolo dell’Ispra, i cui pareri diventerebbero meno vincolanti per le decisioni regionali; maggiore flessibilità per le Regioni nella definizione dei calendari venatori; utilizzo più ampio di strumenti tecnologici per alcune forme di caccia; riconoscimento della caccia come attività funzionale anche alla gestione della biodiversità e del territorio.

FdI difende la legge dalle accuse della sinistra sul Ddl Caccia

Ma si sa, nulla che abbia a che fare con la caccia, attività lecita e che attendeva da anni una regolamentazione nuova, trova l’avversione della sinistra. Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra hanno definito il testo una “legge sparatutto”, accusando la maggioranza di favorire le lobby venatorie a discapito della tutela ambientale. Alle proteste parlamentari si sono affiancate quelle di Legambiente, Wwf, Lipu, Lav, Enpa e di decine di altre associazioni ambientaliste e animaliste. Ma per il centrodestra, invece, quella del Ddl Caccia è una riforma necessaria per gestire il proliferare di alcune specie selvatiche e ridurre i danni all’agricoltura e gli incidenti stradali causati dagli ungulati. “Una normativa che segna un nuovo equilibrio tra natura e attività umana e rimette al centro la tutela della biodiversità”, la definisce la senatrice di Fratelli d’Italia Francesca Tubetti, commentando l’approvazione in Senato del Dl caccia di cui è stata relatrice. “Un provvedimento che, tra le altre cose, dichiara finalmente guerra al bracconaggio, inasprendo le pene e aumentando sia le multe che la detenzione. A ciò si aggiunge il controllo delle specie invasive per i cittadini delle nostre città e dei comuni delle aree interne, come il lupo o il piccione. Quest’ultimo, infatti, è un animale che invade i nostri centri storici, che incide moltissimo sui bilanci comunali e che deturpa le nostre opere d’arte: da oggi le cose cambieranno. Importanti, inoltre, gli articoli che andranno a contenere e combattere pericolose malattie a tutela della salute delle altre specie animali e dei cittadini, come la peste suina, a tutela anche dei nostri prodotti alimentari tipici”.

La denuncia dei cacciatori sulle “fake news”

Ma sono i cacciatori ad aver manifestato la massima indignazione per il tentativo di criminalizzare l’attività venatoria e hanno reso noto un decalogo nel quale spiegano come gli ambientalisti forzino la lettura delle norme in modo scorretto dando origine anche delle vere e proproie fake news. alcune delle quali davvero ridicole. Come le accuse di aver liberalizzato la caccia sulle spiagge, l’ingresso di cacciatori stranieri nelle nostre aree verdi, la persecuzione di oche, piccioni e lupi.

La Cabina di Regia del Mondo Venatorio che comprende le associazioni venatorie nazionali riconosciute (Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi, Italcaccia) e il CNCN – Comitato Nazionale Caccia e Natura, ha così replicato  alle associazioni ambientaliste, animaliste e da parte alcuni esponenti del mondo politico “che hanno  diffuso ricostruzioni errate, puramente allarmistiche e prive di fondamento, che contestano alla riforma elementi non previsti dal testo“. “Si tratta di affermazioni false o gravemente fuorvianti, che non corrispondono a quanto inserito nel DDL e che rischiano di trasformare un confronto parlamentare su un tema complesso in una campagna ideologica fondata su paura, pregiudizi e semplificazioni. Aggiornare una legge quadro 157/1992, approvata oltre trent’anni fa, significa infatti rimetterla nelle condizioni di funzionare all’interno del mutato contesto relativo al territorio, alla contemporanea distribuzione delle specie selvatiche, al rinnovato ruolo delle Regioni e dell’assetto delle competenze amministrative, migliorando la convivenza tra fauna, agricoltura, sicurezza, sanità animale e tutela della biodiversità”, spiega la Cabina di regia. Che elenca alcune delle distorsioni informative messe in giro.

L’elenco delle fake news

  • È falso che la riforma permetterebbe l’inizio della caccia in spiaggia Nel nostro Paese, la caccia lungo le coste (spiagge comprese) è già possibile durante la stagione venatoria e non dipende dalle attuali proposte di modifica della legge 157. Sono le Regioni, attraverso i propri piani faunistico-venatori e le leggi regionali, a stabilire limiti, regolamenti e aree effettivamente cacciabili. E’ indubbio che nessun cacciatore potrà mai circolare nelle spiagge durante la stagione balneare.
  • È falso che la riforma ampli indiscriminatamente le aree in cui si può cacciare. La pianificazione del territorio resta di competenza regionale, nel rispetto dei principi fissati dalla legge nazionale. L’aggiornamento delle aree e delle mappe non cancella le tutele, ma consente una pianificazione più aderente alla realtà ecologica attuale.
  • È falso che con la riforma si potrà cacciare nei parchi o in città. I parchi nazionali e regionali restano aree sottratte all’attività venatoria così come le oasi di protezione e le zone di ripopolamento. Lo stesso vale per i centri abitati, che restano incompatibili con l’esercizio dell’attività venatoria per evidenti ragioni di sicurezza e ordine pubblico. Il testo non introduce alcuna liberalizzazione del prelievo venatorio urbano. Le eventuali attività di controllo o selezione in aree protette sono fattispecie diverse dalla caccia ordinaria e già disciplinate da strumenti normativi specifici.
  • È falso che la riforma riduca parchi, aree protette e metta a rischio le specie protette. Non è previsto alcun obbligo generalizzato di riduzione delle aree protette. Il tema riguarda una pianificazione coerente e aggiornata, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge e delle competenze istituzionali. Inoltre, la fauna selvatica resta patrimonio indisponibile dello Stato e l’attività venatoriacontinua a essere possibile solo per le specie previste dalla legge, nei limiti dei calendari, della pianificazione regionale e della normativa europea e sovranazionale.
  • È falso che foreste demaniali, valichi montani e terreni innevati diventeranno zone senza regole. L’eventuale inclusione di determinate aree nella pianificazione venatoria non elimina divieti, limiti, distanze di sicurezza, periodi consentiti, specie cacciabili, controlli e misure specifiche di tutela.
  • È falso che parlare di gestione significhi indebolire la protezione della fauna. La tutela della fauna non può coincidere con l’assenza di intervento. In territori fortemente abitati e coltivati, gestire significa conoscere, monitorare, prevenire i danni e intervenire sulla base di dati scientifici. La gestione è lo strumento attraverso cui la tutela diventa concreta.
  • È falso che la riforma cancelli il ruolo di ISPRA. ISPRA resta il riferimento tecnico-scientifico nazionale in materia di tutela e gestione della fauna. Il suo contributo viene inserito in un sistema consultivo più ampio, nel quale si confrontano competenze scientifiche, istituzioni, Regioni e rappresentanze del mondo venatorio, agricolo e ambientalista.
  • È falso che la Commissione europea abbia bocciato la riforma. Non esiste alcun atto formale di bocciatura del Disegno di Legge. Le interlocuzioni tecniche con la Commissione rientrano nel normale dialogo tra istituzioni europee e Stati membri, soprattutto su un testo ancora in corso di esame parlamentare.
  • È falso che il cacciatore sia un nemico dell’ambiente. Il cacciatore opera entro un sistema pubblico di regole, limiti, calendari, piani faunistico-venatori e controlli. Contribuisce alla gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia, al presidio delle aree rurali, al monitoraggio del territorio e, quando autorizzato, alle attività selettive finalizzate al riequilibrio delle popolazioni animali. Chi esercita regolarmente l’attività venatoria è sottoposto a requisiti, abilitazioni, verifiche, obblighi assicurativi, controlli sull’idoneità psico-fisica e sanzioni. Il cacciatore regolare non può essere confuso con chi viola la legge.
  • È falso che la riforma favorisca il bracconaggio. Il testo prevede nuove sanzioni e l’inasprimento di quelle esistenti. Il bracconiere è chi agisce fuori dalle regole, senza titolo, fuori periodo, in aree vietate, su specie non consentite o con mezzi proibiti. È il primo avversario dei cacciatori regolari.
  • È falso che l’attività venatoria regolata sia incompatibile con la tutela della biodiversità. Il prelievo venatorio, se inserito in piani pubblici, controlli, limiti di specie, tempi e territori, è parte del sistema di gestione faunistica. Il controllo delle popolazioni in sovrannumero può contribuire alla prevenzione dei danni, alla tutela degli habitat e all’equilibrio degli ecosistemi.
  • È falso che la riforma apra alla caccia libera del lupo. Il lupo non diventa specie cacciabile. La specie mantiene il proprio regime di tutela nazionale ed europeo e ogni adeguamento dovrà avvenire nel rispetto della Direttiva Habitat e della Convenzione di Berna.
  • È falso che l’inserimento di oche e piccioni inselvatichiti tra le specie gestibili rappresenti una liberalizzazione. L’eventuale prelievo riguarda specie particolarmente diffuse e adattabili, con impatti su colture, edifici, igiene pubblica e altre specie. Le Regioni non sono obbligate a inserirle nei calendari e ogni scelta deve basarsi su valutazioni scientifiche e pianificazione.
  • È falso che visori notturni e dispositivi optoelettronici aprano alla caccia senza limiti. Il loro utilizzo è previsto solo in specifici contesti di caccia di selezione agli ungulati e nei limiti della normativa. Si tratta di strumenti finalizzati anche a migliorare sicurezza e precisione degli interventi.
  • È falso che i calendari venatori potranno essere estesi senza controllo. I calendari restano soggetti alla normativa nazionale ed europea e devono rispettare i periodi sensibili delle specie, tra cui riproduzione, migrazione e fasi di maggiore vulnerabilità.
  • È falso che la riforma cancelli il silenzio venatorio. Nel Disegno di Legge non è prevista l’eliminazione delle giornate di silenzio venatorio. La disciplina dei tempi e delle modalità resta affidata alla normativa vigente e ai calendari regionali.
  • È falso che le aziende faunistico-venatorie diventino spazi privi di controllo. Le aziende faunistico-venatorie operano già su autorizzazione pubblica e sotto controllo regionale, con obblighi di gestione ambientale, ripristino degli habitat e tutela delle specie. La riforma chiarisce il loro regime giuridico e organizzativo, favorendo maggiore trasparenza.
  • È falso che i cacciatori stranieri potranno venire in Italia senza conoscere o rispettare le regole. Il riconoscimento delle abilitazioni rilasciate in altri Paesi UE o SEE non elimina l’obbligo di rispettare leggi italiane, calendari regionali, divieti, limiti e norme di sicurezza.
  • È falso che la riforma censuri le proteste contro la caccia. Criticare la caccia, manifestare e sostenere posizioni ambientaliste o animaliste resta pienamente legittimo. Diverso è impedire materialmente lo svolgimento di un’attività autorizzata dalla legge o danneggiare strumenti pubblici destinati alla gestione della fauna.
  • È falso che la riforma sia un regalo alle lobby. Il provvedimento affronta questioni concrete che riguardano agricoltura, allevamento, sicurezza stradale, sanità animale, biodiversità e riparto delle competenze tra Stato, Regioni ed enti territoriali. Resta inserito in un sistema pubblico regolato e vincolato dalla normativa nazionale ed europea.

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