Sako Bakari linciato e ucciso, assente a Taranto il governo dei decreti Sicurezza: per un nero non valeva la pena…
L’altra sera a Taranto c’è stata una manifestazione per ricordare Bakari Sako. Dal palco ha parlato anche suo fratello, e ha detto parole molto dolci. Senza odio. C’era uno striscione in piazza con su scritto: “La violenza non ha colore”. Era imprevisto, forse, il clima di grande tolleranza. Eppure era in qualche modo una manifestazione politica. Noi non siamo abituati a manifestazioni politiche che non lancino slogan truci, carichi di ostilità e spesso di odio. La manifestazione di Taranto però aveva una sua caratteristica speciale. Che si coglieva a colpo d’occhio.
Era soprattutto una manifestazione di persone di origini africane. Nere di pelle. Come lo era Bakari, che proprio per questo, per il suo essere nero, è stato ucciso. Gli sono saltati addossi cinque ragazzi, giovanissimi, bianchi, alle cinque di mattina, senza alcuna ragione. Solo perché lui era nero. Cinque minuti prima di circondare Bakari Sako avevano cercato di aggredire un altro ragazzo nero che passava in bicicletta, e che però è riuscito a fuggire. Bakari non è fuggito. Non si aspettava quella aggressione. Lo hanno circondato, lo hanno pestato a pugni e calci, lui è scappato e si è rifugiato in un bar, il barista lo ha cacciato, e a quel punto uno dei tre aggressori lo ha colpito per tre volte con un pugnale e lo ha ucciso.
Ieri l’autore del delitto ha confessato. È un ragazzino, ha 15 anni, chissà chi gliele ha messe in testa quelle idee contro gli africani e gli immigrati. Anche i suoi complici erano ragazzi, coetanei, tranne un ventenne. È stata bella la manifestazione a Taranto. Importante che ci sia stata, perché non poteva passare nel silenzio questo linciaggio stile Alabama anni Cinquanta.
Però questa manifestazione ha avuto un limite: erano quasi tutti neri i partecipanti, tranne un gruppo di tarantini bianchi guidati dalla Cgil. E lo Stato? Dov’era lo Stato? Il linciaggio razzista di Bakari non è da considerare uno di quegli omicidi sui quali la politica e le istituzioni dovrebbero intervenire? La procuratrice di Taranto lo ha detto con parole chiare e belle: “Questa è la nostra terra ma questa terra non è nostra”. Giusto, giustissimo: è di tutti. Ha detto la procuratrice: “Inutile fare decreti sicurezza, aumentare le pene: serve un’azione di educazione”. Forse nelle scuole di Taranto – dico le scuole dei bambini, delle elementari, delle medie – è stata presa qualche iniziativa per raccontare cosa è successo a Bakari?
E poi un’altra domanda: perché l’altra sera alla manifestazione non c’era il governo? Credo che non ci fosse neanche la Regione, c’era un consigliere, Cosimo Borraccino, ma uno solo, ed è andato lì per iniziativa personale e per impegno civile.
Chiedo solo questo: se un gruppo di africani avesse linciato un bianco il ministro dell’Interno si sarebbe mosso da Roma per venire a vedere cosa succede a Taranto? Per Bakari non valeva la pena? E Meloni non ha avuto tempo nemmeno per un tweet?
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