Salvini o l’interesse nazionale? Perché per Meloni rinunciare al Safe sarebbe un errore politico

29 Luglio 2026 - 08:05
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Dalle parole dal sen fuggite del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che inopinatamente ha annunciato l’utilizzo di 14,9 miliardi del Safe salvo poi fare una retromarcia dicendo che tutto è ancora da definire, è chiaro che che il fondo europeo per la difesa Security Action for Europe è una questione politicamente sensibile. Che va in parallelo, ma non si sovrappone completamente all’aumento delle spese militari. Il tema dell’incremento degli stanziamenti verrà affrontato il 5 agosto, con le comunicazioni alla Camera del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sull’uso della clausola di salvaguardia nazionale (Nec) che, appunto, consente di escludere dal Patto di stabilità 1,5 punti di pil destinati alla Difesa e all’energia. L’intesa di massima nel governo è di coprire tutto lo spazio triennale consentito dalla Nec aumentando le spese militari dello 0,9 per cento del pil (+0,3 nel 2027 e +0,6 nel 2028) e stanziando lo 0,6 per cento per la crisi energetica (massimo 0,3 per cento per anno).

Come finanziare l’ulteriore spesa per la sicurezza, se attraverso debito nazionale o europeo (il Safe appunto), è un tema collegato ma diverso. Nel governo si registrano spinte diverse. L’obiettivo del ministro della Difesa, Guido Crosetto, è quello di adeguare le capacità difensive del paese e di avvicinarsi agli obiettivi concordati in sede Nato, cercando di recuperare i mancati stanziamenti inizialmente previsti per il 2026. Pertanto, Crosetto non si intromette più di tanto sulle modalità di finanziamento di questa spesa rimandando la decisione sulla convenienza finanziaria a Giorgetti: “E’ una scelta totalmente tecnica che farà il ministro”.

Giorgetti, dal canto suo, è molto attento ai saldi di bilancio e preferirebbe non usare tutti i margini disponibili di flessibilità perché comunque si tratta di maggiore indebitamento. La logica conseguenza sarebbe quella di usare il Safe, perché meno costoso dei Btp. Mentre il vicepremier Matteo Salvini e il suo pretoriano Borghi sono contrari sia all’aumento delle spese militari sia all’uso del Safe per finanziarle. Il punto politico di caduta, alla fine, potrebbe essere un aumento più contenuto delle spese militari ma senza ricorrere (o ricorrendo solo parzialmente) al Safe. Giorgia Meloni potrebbe essere tentata da questa soluzione di compromesso, per smorzare le tensioni pre-elettorali che si scaricano sul governo, ma commetterebbe un grave errore politico. Per tre ordini di motivi di interesse nazionale.

Il primo motivo è economico. Come ha evidenziato lo stesso Giorgetti in Parlamento, lo scorso 22 luglio, il Safe ha una “vantaggiosa condizione di tasso d’interesse”. D’altronde la Commissione Ue utilizza un “approccio unificato” per emettere debito e pertanto il costo del finanziamento del Safe è lo stesso del Next Generation Eu, già ritenuto dall’Italia più conveniente del debito nazionale per finanziare il Pnrr. di non usare il Safe per placare i malumori della Lega vuol dire buttare soldi in spesa per interessi.

Il secondo motivo riguarda i rapporti con l’Europa. Meloni è riuscita a ottenere diverse concessioni dalla Commissione, si pensi solo alla deroga sull’energia nella Nec, e rinunciare ai 14,9 miliardi (il 10 per cento del totale) già prenotati del Safe sarebbe uno sgarbo nei confronti di Bruxelles, che rischia di non fare in tempo a riassegnare ad altri paesi i fondi inoptati.

Ma c’è un terzo motivo, che è di rilevanza strategica per il paese oltre che per la presidente del Consiglio. Da tempo l’Italia chiede l’emissione di Eurobond per nuovi progetti comuni e di rinnovare l’esperienza del Next Generation Eu che, invece, per i paesi nordici è stato un capitolo eccezionale e da chiudere. Solo poche settimane fa, il Mef ha appoggiato la proposta della Spagna, avanzata dal ministro delle Finanze Carlos Cuerpo, di creare un nuovo safe asset europeo emettendo debito comune da 850 miliardi di euro l’anno per sostenere investimenti. Rinunciare al Safe, da parte dell’Italia, non farebbe altro che indebolire la propria posizione e fornire argomenti a chi è sul fronte opposto come la Germania o l’Olanda: se i paesi membri preferiscono il debito nazionale e non usano il debito europeo che c’è, come appunto il Safe che peraltro finanzia un bene comune europeo come la difesa, vuol dire che non c’è alcuna necessità di emettere altri Eurobond. Davvero gli equilibri interni della maggioranza e le ragioni elettorali dei partiti valgono per Giorgia Meloni più dell’interesse nazionale?

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