Uniti contro il terrore No Tav, imparando dalla storia recente
La serie di aggressioni contro le forze dell’ordine e i lavoratori della Tav in val di Susa configura un salto di qualità nella criminalità politica; le rivendicazioni e gli appelli a unirsi “contro il nemico”, il più recente dei quali, quello degli anarchici insurrezionalisti, ha caratteri apertamente eversivi, mostrano il carattere terroristico di questa galassia di movimenti. Spetterà alla magistratura stabilire se il reato di terrorismo si configuri in questa successione di atti eversivi e di dichiarazioni antidemocratiche. Al di là della questione giuridica, che seguirà la sua procedura e che permetterebbe di utilizzare la legislazione antiterrorismo per perseguire gli imputati, c’è una questione politica. La lotta al terrorismo ha avuto successo, durante i terribili anni di piombo, non solo per l’azione, spesso eroica, della magistratura e delle forze dell’ordine, ma anche, se non soprattutto, per l’unità politica e la partecipazione popolare a quella lotta, che ha avuto l’effetto di isolare i terroristi e i fiancheggiatori, rendendo del tutto vane le loro aspettative di esercitare la guida di un movimento eversivo di massa.
Sarebbe il caso che su questo tema, indipendentemente dalle diverse sensibilità degli schieramenti sulle questioni dell’ordine pubblico, si costruisse rapidamente un tavolo o comunque un dialogo che metta in chiaro che sui pericoli terroristici l’Italia è ancora unita come lo fu nelle precedenti terribili prove. Le violenze in val di Susa sono state condannate da tutte le forze politiche e questo è già un punto di partenza utile, indispensabile per costruire una sensibilità condivisa, che naturalmente non annulla le differenze che restano e devono restare tra le diverse componenti politiche e sociali (come accadde peraltro anche durante la lotta contro le Brigate rosse). Al ministro dell’Interno, per le funzioni che esercita, spetta probabilmente la responsabilità di dare l’avvio alla costruzione concreta di questa necessaria nuova o, meglio, rinnovata unità antiterroristica, che sarebbe utile anche per affiancare l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine nell’azione di repressione che è ovviamente necessaria.
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