Scarpe e borse, meno pezzi a prezzi più alti. Produzione mondiale ferma a 24,6 mld di paia

06 Ottobre 2026 - 15:05
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Nel 2025 la produzione mondiale di calzature si è fermata a 24,6 miliardi di paia (+0,1%), ma il valore degli scambi ha continuato a salire. Secondo il ‘World Footwear Yearbook 2026’ di Apiccaps, i volumi esportati sono calati dello 0,1% mentre il valore è cresciuto dell’1,6%, a quasi 172 miliardi di dollari (circa 153 miliardi di euro). Su dieci anni la tendenza è ancora più netta: le paia esportate sono aumentate del 3,3%, il loro valore del 35,7%, e il prezzo medio all’export è passato da 8,87 a 11,65 dollari al paio. In altre parole, il settore è cresciuto grazie ai prezzi, non alle quantità.

Sono alcuni dei dati raccolti da Expo Riva Schuh e Gardabags, le fiere di calzature e borse organizzate da Riva del Garda Fierecongressi, in vista dell’edizione che dal 16 al 19 gennaio 2027 aprirà la stagione. Il quadro che ne emerge è quello di un mercato sempre più polarizzato e di una mappa produttiva che i dazi stanno ridisegnando più in fretta della capacità industriale.

La polarizzazione si vede nel confronto tra continenti. L’Asia esporta l’84,3% delle paia mondiali ma solo il 58,1% del valore; l’Europa il 13,1% delle paia e il 39,1% del valore. Il prezzo medio all’export è di 34,76 dollari in Europa e di 8,02 in Asia. Nella calzatura in pelle, che vale il 14,1% delle paia esportate e il 36,7% del valore, il primo esportatore in valore nel 2025 è il Vietnam, con 11 miliardi di dollari per 435 milioni di paia (25,23 dollari al paio). Segue l’Italia con 8,4 miliardi, ma con appena 84 milioni di paia: il prezzo medio sale a 100,31 dollari e supera per la prima volta quota cento. La Cina è prima per volumi, con 491 milioni di paia a 14,30 dollari. Tra le categorie, quella che si muove più rapidamente verso l’alto è la scarpa in tessuto: in dieci anni il suo prezzo medio all’export è salito del 51%, da 8,37 a 12,62 dollari.

Per l’Italia, però, i cento dollari al paio hanno un rovescio. Secondo il Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, nei primi cinque mesi del 2026 l’export calzaturiero italiano è sceso a 4,77 miliardi di euro, con un calo del 2,4% in valore e del 5,8% in volume. Il saldo commerciale sale a 2,16 miliardi (+9,6%), mentre il fatturato del primo semestre cede il 2,3%. Pesano il Medio Oriente (-34%), la Russia (-24,6%) e gli Stati Uniti (-5,2 per cento). In controtendenza l’Unione Europea (+2%), trainata dalla Francia (+4,3%), primo mercato di destinazione con oltre un quinto dell’export.

fLa produzione segna -6,7% secondo l’indice Istat. In sei mesi il settore ha perso 151 imprese attive (-4,7%) e 3.065 addetti (-4,5%): restano 3.045 calzaturifici e 65.279 occupati. Il segnale positivo arriva dai consumi interni. Dopo tre anni di erosione, nel primo semestre gli acquisti di calzature delle famiglie italiane crescono di circa il 2%, sia in volume sia in valore, trainati dalla calzatura donna (+4 per cento). Sportive e sneaker valgono ormai oltre il 42% della spesa.

Anche nella pelletteria lo schema è lo stesso. Per Assopellettieri il 2025 si è chiuso con un fatturato di circa 11,4 miliardi di euro (-4,9%) e un export di 9,7 miliardi (-5,4 per cento). Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni sono scese a 2,35 miliardi: -3,7% in valore ma -12,4% in peso, con il prezzo medio al chilo in crescita del 9,9%, vicino ai 160 euro. Le borse, che pesano per il 72% dell’export, sono sostanzialmente stabili (-0,2%), mentre arretrano piccola pelletteria (-12,7%) e cinture (-11,7 per cento). Oltralpe il segno è opposto: secondo Alliance France Cuir, la pelletteria francese è cresciuta del 4% a 6,14 miliardi di euro.

I dazi ridisegnano soprattutto la geografia della produzione. Negli Stati Uniti l’import di borse, valigeria e zaini è sceso del 2,4% a 11,25 miliardi di dollari, e la Cambogia ha superato per la prima volta la Cina: 1,96 miliardi contro 1,77. Seguono Vietnam (1,46), Italia (1,43) e Francia (1,40). “Qualche anno fa le graduatorie di produttori ed esportatori venivano prevalentemente determinate dalla capacità industriale, che si muove su tempi lunghi”, osserva Enrico Cietta, economista e presidente del comitato scientifico di Expo Riva Schuh e Gardabags. “Il sorpasso della Cambogia sulla Cina nell’export verso gli Stati Uniti dimostra che oggi la geopolitica modifica la competizione mondiale molto più in fretta”.

Intanto la Cina è anche il primo mercato al mondo, con 4,8 miliardi di paia consumate. Le importazioni ne coprono appena il 3,6%, ma con il prezzo medio d’import più alto tra i primi venti Paesi consumatori: 31,49 dollari al paio. “La produzione cinese riesce ancora a coprire quasi interamente la domanda interna, ma accanto a questo fenomeno si individuano importazioni molto selettive, su prodotti ad alto valore aggiunto e ad alto valore simbolico”, spiega Cietta. “Considerarla solo la fabbrica del mondo è un’immagine del passato”.

Negli Stati Uniti, invece, l’effetto dei dazi arriva al consumatore. A maggio l’inflazione sulle calzature ha toccato il 5,2%, il ritmo più alto da quasi quattro anni e superiore a quello dell’inflazione generale, mentre le vendite di settore hanno rallentato fino a tornare in negativo. “L’aumento dei costi non può essere trasferito automaticamente sui prezzi”, sottolinea Cietta. “Se il consumatore non è disposto ad assorbirlo, l’aggiustamento avviene attraverso una riduzione degli acquisti oppure attraverso una compressione dei margini lungo la filiera”. Per l’economista, nel medio periodo le prospettive dei consumi di calzature negli Stati Uniti restano orientate al ribasso.

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