Gioele Dix mette in scena il disordine della memoria

Una stanza vuota, una parete nera come una lavagna, un uomo che entra e prova a capire dove si trova. Parte da questa immagine Arrivato a questo punto, il nuovo spettacolo di Gioele Dix in scena dal 6 al 18 ottobre 2026 in Sala Grande al Teatro Franco Parenti, in prima nazionale. Il testo è originale e segna il ritorno a una scrittura profondamente personale. Vi riaffiorano le qualità per cui Dix è noto: il gusto dell’affabulazione, la precisione della parola e la capacità di far convivere ironia e profondità.
Il punto di partenza è un disorientamento. Il protagonista sente di essere arrivato al momento di tirare le somme della propria vita. Alla memoria però non tornano i grandi eventi, ma dettagli insignificanti, episodi dimenticati, pensieri che sembrano non portare da nessuna parte. Libri prestati e mai restituiti, chat inconcludenti, liste della spesa, brutte figure, occasioni mancate: da questi frammenti, apparentemente marginali, prende forma un racconto che restituisce il disordine e l’imprevedibilità del ricordare.
Dix costruisce così un inventario personale e insieme condivisibile, dove vicende pubbliche e private si incontrano senza diventare cronaca né una confessione. La scena è il luogo protetto in cui ritrovare le parole, giuste o sbagliate, in un tempo che sembra affidarsi soprattutto alle immagini. Lo spettacolo procede per scarti, lampi comici, osservazioni improvvise.
L’allestimento è essenziale e netto: una scatola nera, luci geometriche, pochi oggetti. In uno spazio così asciutto il suono assume un ruolo decisivo. La partitura di Hubert Westkemper agisce come una guida nel labirinto: una voce lontana, un rumore familiare, una melodia improvvisa diventano indizi, aperture, piccole rivelazioni. Ogni eco può riportare a galla qualcosa, ogni interferenza può trasformarsi in memoria.
Il teatro, in questo spettacolo, è insieme rifugio e uno strumento d’indagine. Non è un luogo separato dalla vita, ma una camera di risonanza in cui la leggerezza non cancella il pensiero e il comico non esclude l’intensità emotiva. Attore, autore e regista formatosi anche accanto a figure come Franco Parenti e Sergio Fantoni, Dix ritrova uno dei nuclei più riconoscibili del suo percorso: la fiducia nella letteratura, nella musica della lingua e nella capacità del palcoscenico di trasformare un racconto individuale in esperienza comune.
Il testo è firmato da Gioele Dix e Paolo Cananzi, con la regia dello stesso Dix. Il sound design è di Hubert Westkemper, le luci di Cesare Agoni. La produzione è del CTB Centro Teatrale Bresciano, in collaborazione con Giovit.
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