Scudetto Inter, i 10 momenti chiave del successo dei nerazzurri: dal goal di Zielinski e con la Juventus alla grinta di Lautaro. Calhanoglu scaccia i fantasmi con la Roma
L'Inter vince il ventunesimo Scudetto della sua storia al termine di una stagione tra alti e bassi: ecco i 10 momenti che hanno segnato il campionato dei nerazzurri.
Vince ancora l'Inter. I nerazzurri sono Campioni d'Italia per la ventunesima volta nella loro storia al termine di una stagione iniziata con molto scetticismo dopo il finale da incubo della scorsa. Invece Cristian Chivu, all'esordio, ha centrato subito il tricolore, passato da momenti molto alti, ma anche dalle difficoltà nei big match che, però, hanno forgiato la resistenza di un gruppo che è riuscito a ricompattarsi dopo le tante delusioni.
Dalla vittoria all'esordio, fino ai successi con Roma e Cagliari. Dal ko con il Napoli, alla vittoria - con polemiche - contro la Juventus: ecco i 10 momenti che hanno segnato lo Scudetto dell'Inter.
INTER-TORINO 5-0: INIZIARE PER CAMBIARE LA FINE
"L’altro giorno ho letto una frase, l’ho detta anche ai ragazzi prima di una delle partite estive: 'Tornare indietro per cambiare l’inizio non si può, ma si può iniziare per cambiare la fine'". Parole e musica di Cristian Chivu, a pochi minuti prima di Inter-Torino, l'esordio in campionato sulla panchina nerazzurra. E il primo dei momenti chiave per questa stagione scudettata dell'Inter non può che essere la prima partita.
Inter-Torino che apre il 2025/26 dei nerazzurri, che hanno chiuso l'anno precedente con l'eliminazione dal Mondiale per Club ai danni della Fluminense, con le scorie post-finale di Champions e alcuni screzi in spogliatoio.
Per ripartire serve un colpo di spugna. Quello che può ed è chiamato a dare Cristian Chivu, l'uomo scelto per andare oltre Simone Inzaghi e per cercare di riportare alla vittoria l'Inter. La partenza è ottima: un 5-0 contro il Torino che fa ben sperare per il futuro.
"Ricominciamo". Il pubblico di San Siro ritrova i suoi beniamini dopo lo Scudetto perso all'ultima giornata e dopo il pesantissimo 5-0 contro il Paris Saint-Germain. Quello nerazzurro è un pubblico ferito, che ha bisogno di essere riconquistato. Segna Bastoni, poi Thuram su assist del nuovo arrivato Petar Sucic. Lautaro cala il tris, prima che ancora Thuram e Bonny chiudano in modo definitivo il pokerissimo dell'Inter.
E' una fase ancora molto interlocutoria, tanto che, dopo il 5-0 al Torino, l'Inter perderà due partite di fila con Udinese e Juventus facendo tornare lo scetticismo intorno alla sua stagione. Uno scetticismo che verrà, poi, superato dai fatti: non senza altri periodi di difficoltà.
NAPOLI-INTER 3-1: MAROTTA E GLI ARBITRI, CONTE CONTRO LAUTARO
Nelle stagioni ci sono dei momenti negativi che rappresentano dei veri e propri turning points. Per l'Inter, più che i tre punti nelle prime due partite e i due derby persi, sono stati i giorni intorno a Napoli-Inter, compreso, naturalmente, quanto accaduto sul terreno di gioco.
Il 25 ottobre è una resa dei conti dopo il duello dell'anno prima, vinto dal Napoli degli ex Conte, Oriali e Lukaku. Napoli e Inter, il 25 ottobre, arrivano alla sfida del Maradona appaiati al secondo posto con 15 punti a una lunghezza dal Milan. Sembra, tuttavia, un vero e proprio scontro diretto: chi vince sogna chi perde rischia, anche perché entrambe sarebbero al terzo ko in 8 partite. Che, a livello statistico, significa addio sogni di gloria.
La partita è tesa e viene caratterizzata dal rigore assegnato nel primo tempo al Napoli per fallo di Mkhitaryan su Di Lorenzo e realizzato da De Bruyne. Un fallo non ravvisato da Mariani, ma segnalato dal guardalinee che scatena la rabbia dei nerazzurri, prima in campo e poi fuori.
La squadra di Chivu, dopo un ottimo primo tempo, diventa nervosa, subisce il 2-0 (goal di McTominay), fa il 2-1, ma viene subito coinvolta in un battibecco a distanza tra Conte e Lautaro. I veleni del 2021 non sono mai andati via del tutto: i due si provocano, il capitano nerazzurro fa il segno della paura all'allenatore del Napoli, che, però, sa bene come indirizzare gli umori di quello che, una volta, era il suo numero 10.
E, infatti, da lì la partita cambia: gli azzurri, dopo aver subito il rigore del 2-1 di Calhanoglu, avrebbero potuto crollare ma la lite accende l'animus pugnandi dei campioni d'Italia che trovano il 3-1 con Anguissa e chiudono la partita.
Nel post-partita, poi, gli animi non si placano. Anzi. Marotta afferma che "L’episodio del rigore è stato determinante per rompere l’equilibrio ed è nato da una valutazione da parte dell’assistente. Bisogna fare chiarezza e io sono per la centralità dell’arbitro. L’arbitro non aveva fischiato e appostato meglio di lui non poteva esserci nessuno. Credo che proprio questa dinamica avrebbe richiesto l’intervento del Var, che non poteva intervenire, ma le immagini avrebbero fatto molta chiarezza. Da lì la partita ha preso una svolta particolare. Poi il Napoli ha legittimato la vittoria nell’ultima mezz’ora, vincendo 3-1 e un 3-1 non si discute, ma secondo me è scaturita da questo elemento".
E Conte non si fa attendere, mettendo in mezzo alla discussione anche Chivu: “Rigore? Questa è la differenza tra noi e l’Inter. Loro mandano subito a parlare il dirigente, per noi invece vengo io qui. Rispetto molto Marotta ma io fossi stato il suo allenatore non gli avrei permesso di intervenire, lasci parlare quelli di campo. Ha fatto un po' il papà di Chivu".
E' il 25 ottobre e il Napoli, che va a +3 sull'Inter, sembra indirizzato verso una lotta Scudetto con il Milan. I nerazzurri si leccano le ferite, ma, in realtà, proprio la sconfitta del Maradona darà il via a un percorso praticamente netto che porterà la squadra di Chivu a vincere 9 delle successive 10 partite.
VERONA-INTER 1-2: L'AUTOGOAL DI FRESE
Due giornate dopo la sconfitta di Napoli, l'Inter va a Verona. Nel mezzo c'è la vittoria per 3-0 sulla Fiorentina, che, però, arriva a San Siro dopo 4 punti in 8 partite e in piena zona retrocessione. Per il vecchio detto che "una rondine non fa primavera", serve confermarsi. Anche perché con i tanti passi falsi dell'inizio, i nerazzurri non possono più sbagliare e vogliono sfruttare lo 0-0 del Napoli in casa con il Como.
La partita del Bentegodi è complessa. I nerazzurri vanno in vantaggio con un gran goal di Zielinski, ma si fanno pareggiare da Giovane verso la fine del primo tempo e nella ripresa non riescono a trovare la via della rete.
La squadra fatica e i sentori di un risultato deludente ci sono. Ma la fortuna, in questo caso, tende una mano - anzi, una testa - a Chivu. Su un cross di Barella, al 93', arriva la sfortunata deviazione di Frese, che beffa Montipò e regala i tre punti all'Inter, mentre il Milan, la sera, batte la Roma. La classifica rimane corta, con il Napoli primo a 22, seguito da Inter, Milan e Roma a 21. I nerazzurri rimangono appesi al treno del campionato.
INTER-COMO 4-0: POKER DI FORZA
Dal 2 novembre si arriva al 6 dicembre. L'Inter, al netto della sconfitta pesante nel derby contro il Milan, mantiene un punto di distanza dalla vetta, occupata proprio dai rossoneri e dal Napoli. A San Siro, però, arriva il Como di Fabregas, a quota 24 punti e a tre lunghezze proprio dai nerazzurri.
Vietato sottovalutare i comaschi, che hanno battuto la Juventus e bloccato sullo 0-0 il Napoli. Dopo una prima metà di stagione in cui l'Inter non ha ancora avuto continuità, serve dimostrare qualcosa. Serve dare un segnale a chi sta davanti che, al netto delle 3 sconfitte già ottenute, Lautaro e compagni non hanno intenzione di mollare e la prova di forza offerta a San Siro è di quelle importanti.
Un 4-0 netto con cui l'Inter, pur soffrendo un po' a inizio del secondo tempo, manda un messaggio chiaro. Apre le marcature Lautaro Martinez all'undicesimo, poi, nel secondo tempo, ci pensa Thuram a portare il risultato sul 2-0. Chiudono Calhanoglu e Carlos Augusto nel finale di una sfida che consente ai nerazzurri di rimanere a -1 dalla coppia di testa e che fa capire proprio alle dirette rivali - Napoli e Milan - che, dopo lo zero tituli dell'anno precedente, l'Inter ha raccolto i cocci e intende dar filo da torcere fino all'ultima giornata. Provando, però, a cambiare l'esito.
GENOA-INTER 1-2: IL SORPASSO
Non passerà molto prima che la dichiarazione di intenti si trasformi nel doppio sorpasso. Anzi, per la precisione, 8 giorni. Dal 6 al 14 dicembre, quando l'Inter scende in campo al Luigi Ferraris contro il Genoa con la consapevolezza che, vincendo, supererebbe sia il Napoli, sconfitto 1-0 a Udine, che il Milan, bloccato sul 2-2 in casa dal Sassuolo.
La risposta della squadra di Chivu non si fa attendere. Dopo 6 minuti Bisseck sblocca subito il risultato, mentre, al 38', Lautaro firma il goal del 2-0 che manda l'Inter al riposo con due reti di vantaggio e in testa - per la prima volta da sola - al campionato. Il goal di Vitinha nella ripresa aggiunge pathos ai minuti finali, con i nerazzurri che, però, riescono a soffrire e a portare a casa i tre punti che la lanciano al primo posto.
Tolta la prima giornata, dopo il 5-0 al Torino, l'Inter non era prima in campionato dal 12 aprile 2025, dopo la vittoria interna sul Cagliari alla 32^ giornata. C'era stato, poi, il ko di Bologna decisivo per il definitivo sorpasso del Napoli che si sarebbe, poi, avviato a vincere lo Scudetto.
A distanza di 8 mesi, con in mezzo anche una finale di Champions League persa per 5-0 - non proprio un dettaglio - l'Inter torna in cima. Se quello contro il Como era stato un messaggio alle rivali, il successo di Genova è una vera e propria dichiarazioni di intenti dei nerazzurri che, dal 14 dicembre, non lasceranno più il primo posto.
INTER-LECCE 1-0: PIO MOSTRA I MUSCOLI
Durante il mercato estivo l'Inter non ha mai avuto dubbi: nei quattro attaccanti di deve essere Pio Esposito, rientrato dallo Spezia, con cui è andato a un passo dall'ottenere la promozione in Serie A tramite i playoff. Chivu, che lo ha cresciuto nel settore giovanile, gli ha concesso spesso spazio, venendo contraccambiato dai goal con Cagliari, Union Saint-Gilloise e Venezia e dall'assist decisivo per Lautaro contro l'Atalanta.
Per il salto di qualità servono, però, altri goal. Quelli pesanti, quelli da tre punti. Detto, fatto.
Il 14 gennaio, a tre giorni da un altro Inter-Napoli carico di tensioni e di ribaltamenti, a San Siro arriva il Lecce per il recupero della sedicesima giornata di campionato. I nerazzurri devono vincere, anche perché alle 18:30 il Napoli è stato fermato sullo 0-0 dal Parma, grande alleato dell'Inter in questa stagione.
La partita, però, non si sblocca. L'Inter sbatte contro Falcone e allora Chivu decide di affidarsi proprio a Pio Esposito, entrato nel secondo tempo insieme a Lautaro Martinez per l'assalto finale. Loro, il 94 e il 10, confezionano il goal che consente di allungare ulteriormente sul Napoli. Al 78', su cross dalla sinistra di Zielinski, Pio fa la sponda per Lautaro che calcia di prima. Falcone para, ma, sulla respinta, si avventa proprio Esposito che segna il goal dell'1-0 e va sotto la Curva Nord a mostrare i muscoli.
E' il primo goal da tre punti per l'attaccante, tolto quello al Mondiale per Club contro il River Plate (ma quello era un altro periodo, un'altra storia). La rete al Lecce sblocca il classe 2005 che, dopo, farà altri goal molto importanti contro Pisa, Juventus, Atalanta e Fiorentina, e segna, insieme proprio alla rete contro i bianconeri, lo switch mentale del giovane attaccante. Che ha messo la sua (anzi, le sue) firma sul ventunesimo Scudetto della storia dell'Inter.
INTER-PISA 6-2: LA FAME DI LAUTARO
Al primo anno di Chivu, uno che l'Inter l'ha vissuta anche da calciatore, i nerazzurri sono tornati anche a essere "pazzi". E la prima dimostrazione arriva il 23 gennaio, quando a San Siro è ospite il Pisa, ultimo con 14 punti raccolti nelle prime 21 giornate. Dovrebbe essere quasi una formalità e, invece, dopo 23 minuti i toscani sono in vantaggio per 2 goal. A San Siro.
Il doppio colpo di Moreo ci mette un po' a svegliare l'Inter, che, però, trova le forze per reagire. E la voglia, la fame dei nerazzurri, per l'occasione con la quarta maglia dedicata alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, è tutta nel goal di Lautaro, che realizza il 2-2.
Dopo il rigore che riapre la partita al 39' di Zielinski, al 41', su cross di Dimarco, entrato alla mezz'ora per Luis Henrique, Lautaro si avventa sul pallone con tutta la forza e la fame di chi sa che certe partite vanno vinte a tutti i costi. Il numero 10 travolge (senza fallo) Canestrelli e batte Scuffet, entrando quasi in porta insieme al pallone. Da lì l'Inter non si ferma più: al 47' Pio Esposito completa la rimonta, prima dei goal di Dimarco, Bonny e Mkhitaryan tra l'82' e il 93'.
Battere il Pisa, in sé, non è una prova di forza così impressionante, ma a essere importante per capire la stagione dell'Inter è la voglia e la determinazione con cui Lautaro si avventa sul cross di Dimarco. Una fame, probabilmente, derivante anche dallo zero dell'anno passato che i giocatori e la società, hanno voluto cancellare subito.
INTER-JUVENTUS 3-2: BASTONI-KALULU E IL GOAL DI ZIELINSKI
Inter-Juventus significa polemiche, anche nella notte di San Valentino. Per tornare a una discussione così accesa intorno al Derby d'Italia bisogna andare, forse, indietro al 2018, alla mancata espulsione di Pjanic che fece imbestialire i nerazzurri, usciti poi sconfitti 3-2.
Questa volta la rabbia è tutta dei bianconeri per l'espulsione per doppia ammonizione al 42' di Kalulu ed è il secondo giallo a finire al centro delle accesissime discussioni che si protraggono nelle settimane successive. Sul risultato di 1-1 (autogoal e goal di Cambiaso), Kalulu, già ammonito, ferma una ripartenza di Bastoni: La Penna non ha dubbi e fischia il fallo, ammonendo e, di conseguenza, espellendo il francese. Bastoni esulta, sa che la partita ora è nelle mani dell'Inter, che potrà giocare un intero tempo in superiorità numerica.
Dalle immagini, però, si evidenzia come il presunto tocco di Kalulu sul braccio di Bastoni sia davvero lieve. Troppo lieve per giustificare la caduta del nerazzurro, tanto che, lo stesso Rocchi, definirà un errore la scelta di La Penna: la decisione corretta sarebbe stata quella di ammonire Bastoni (già ammonito) per simulazione. Le polemiche nei minuti e nei giorni successivi sono feroci. La Juventus manifesta tutta la sua rabbia nel post-partita con le dichiarazioni forti di Chiellini: "Oggi si fa fatica a parlare di calcio: è inaccettabile. Non si può decidere in questo modo una partita come Inter-Juventus".
I veleni dell'incontro si protraggono anche nei giorni successivi, con lo stesso Bastoni che, nella conferenza stampa prima della sfida di andata con il Bodo/Glimt si scuserà pubblicamente per il gesto e per l'esultanza: "Quando ho sentito il contatto ho accentuato la caduta, lo dico senza problemi, ci metto la faccia, per provare a trarre un vantaggio. La cosa della quale mi dispiace è la reazione che ho avuto dopo, molto brutta in trance agonistica, mi dispiace di aver reagito così. Ritengo sia altrettanto giusto che la mia carriera e la mia persona non sia definita da quell'episodio".
E la partita? Già, perché prima e dopo si gioca uno scontro importante, molto sentito. Al rientro dagli spogliatoi l'Inter attacca alla ricerca del 2-1 che trova solo al 76' con Pio Esposito, che mostra ancora una volta i muscoli sotto la Curva Nord. Sembra la fine della maledizione degli scontri diretti, dato che i nerazzurri non battono una tra Napoli, Milan e Juventus da quasi due anni, dal 22 aprile 2024. I bianconeri, però, non mollano e trovano il meritato 2-2 con Locatelli.
A quel punto, però, ecco di nuovo la "Pazza Inter". Al 90' Zielinski, uno dei simboli di questa stagione, riceve palla da Bisseck al limite dell'area. Il polacco controlla con il tacco destro e calcia di sinistro, mandando in delirio San Siro e facendo restare l'Inter a +7 sul Milan, mentre il Napoli, che verrà bloccato sul 2-2 dalla Roma, precipita a -11.
E' il goal che vale un pezzo di Tricolore, che mette fine alla maledizione degli scontri diretti e che infiamma, ancora di più, la rivalità con la Juventus, aggiungendo un'altra puntata a una delle saghe più iconiche del calcio italiano.
INTER-ROMA 5-2: CALHANOGLU SCACCIA I FANTASMI
Il mese di marzo dei nerazzurri è, senza dubbio, il più complesso della stagione. In campionato l'Inter non vince una partita e racimola appena due punti tra Milan, Atalanta (con tanto di polemiche arbitrali) e Fiorentina. I rossoneri passano da -10 a -6 e anche il Napoli si rifà sotto, accorciando da -14 a -7. Un po' di paura comincia a serpeggiare, soprattutto dopo il finale thrilling della scorsa stagione e con questo clima si arriva, dopo la sosta alla 31^ giornata. Quella di Inter-Roma a Pasqua e di Napoli-Milan a Pasquetta.
A San Siro i nerazzurri ritrovano, dopo oltre un mese, Lautaro Martinez, che segna dopo neanche un minuto il goal che sembra scacciare i brutti pensieri. L'Inter, però, non sembra ancora guarita dal suo male primaverile e la Roma, con il passare dei minuti, alza la pressione fino a trovare il pareggio con Mancini al 40'. Sembra la solita partita, con i nerazzurri avanti (come con Atalanta e Fiorentina) e poi raggiunti.
E', qui, però che la stagione dell'Inter cambia ancora e i nerazzurri prendono, in modo definitivo, la strada verso lo Scudetto.
A 10 secondi dalla fine del primo tempo, Calhanoglu prende la mira e calcia da circa 35 metri trovando il goal che scaccia i fantasmi e alleggerisce l'Inter che va al riposo sul 2-1 e con un morale decisamente alto. Nel secondo tempo, poi, tra il 52' e il 63' segnano ancora Lautaro Martinez, Thuram e Barella. Pellegrini realizza la rete del definitivo 5-2 al 70', ma quello che conta, per la squadra di Cristian Chivu, è di aver trovato la forza di reagire dopo un momento difficilissimo. Spegnendo, quasi del tutto, le speranze degli avversari.
Anche perché il Napoli, il giorno dopo, batte il Milan e lo estromette dalla corsa Scudetto. Mentre alla giornata successiva i rossoneri perdono con l'Udinese, il Parma blocca il Napoli sullo 0-0 e l'Inter rimonta il Como, mettendo 9 punti tra sé e i partenopei.
INTER-CAGLIARI 3-0: VINCEREMO IL TRICOLOR…
Dopo due vittorie consecutive serve il definitivo punto esclamativo, che l'Inter mette contro il Cagliari. Nell'anticipo della 34^ giornata, i nerazzurri si impongono per 3-0 non senza qualche difficoltà, almeno all'inizio. La squadra di Chivu, infatti, non sblocca la partita prima del 52', quando Marcus Thuram, tirato a lucido in questo mese di aprile, apre le danze sul sedicesimo assist del campionato di Dimarco.
Dopo 4 minuti Barella trova la rete della sicurezza, proprio mentre lo stadio canta "La capolista se ne va…". I nerazzurri gestiscono fino alla fine, fino al goal capolavoro di Zielinski al 92' e chiudono la partita lasciando Napoli (sconfitto il giorno dopo con la Lazio) e Milan (vittorioso con il Verona), a 12 punti.
Ci sono momenti nello sport in cui chi è davanti realizza di aver vinto ed è liberatorio. Come nel ciclismo, quando, dopo lo strappo decisivo, chi è in testa arriva togliendo le mani dal manubrio e allargandole ancora prima di tagliare il traguardo o come nel motociclismo, quando chi vince passa sotto la bandiera a sacchi impennando. Questo momento, quello dell'effettiva realizzazione, l'Inter lo ha vissuto contro in occasione del 3-0 Cagliari: dalla Curva Nord è partito il coro "Vinceremo il Tricolor", ripetuto poi anche dopo il 2-2 con il Torino alla giornata successiva. I nerazzurri alzano le braccia, sanno che il traguardo è lì ed è solo questione di tempo prima di arrivare all'aritmetica, ma nessuno, ormai, può togliere il ventunesimo Scudetto.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)