Inter, il pagellone scudetto: Calhanoglu e Lautaro da 9, solo Chivu fa meglio

Maggio 03, 2026 - 23:29
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I voti di tutti i protagonisti della stagione trionfale vissuta dai nerazzurri.

Dopo una stagione iniziata con qualche problema d’assetto, l’Inter di Cristian Chivu ha saputo ritrovare sia l’equilibrio che la consapevolezza nei propri mezzi, viaggiando a ritmo sostenuto verso il ventunesimo scudetto della propria storia. I nerazzurri hanno saputo fare fronte a una serie di infortuni che hanno rischiato di minare il percorso, dimostrandosi superiori alla concorrenza sotto tutti i punti di vista. Di seguito il pagellone della lunga e soddisfacente cavalcata che ha condotto i nerazzurri alla grande gioia finale. 



PORTIERI

Sommer 5,5: Un voto che farà discutere perché il pagellone che sintetizza una stagione trionfale è solitamente un tributo che non prevede insufficienze. Ma lo svizzero ha fatto parlare molto di sé per il ripetersi di errori, sempre uguali e sempre decisivi. L’evidenza più clamorosa è arrivata nel derby di andata, quando a portieri invertiti la sfida sarebbe finita con la vittoria per i nerazzurri, usciti invece sconfitti dalla stracittadina per 1-0, con Maignan che para un rigore a Calhanoglu. 


Josep Martinez 6: Appena tre partite da titolare in Serie A, due contro il Cagliari e una contro il Sassuolo, con 9 punti conquistati per i suoi. Sempre all’altezza della situazione quando chiamato in causa. Ma se Sommer ha mantenuto il posto da titolare per tutta la stagione, nonostante evidenti colpe, è soprattutto perché lo spagnolo ha pagato atteggiamenti che hanno indispettito non poco Cristian Chivu. 


Di Gennaro: s.v. Mai impiegato.


DIFENSORI

Acerbi 6: Probabilmente è quello che più di tutti ha patito l’addio di Simone Inzaghi. Se con l’ex allenatore era totem e guida carismatica dell’intera retroguardia, con l’avvento di Chivu ha visto cedere la terra sotto ai piedi, anche per le richieste del nuovo allenatore, che ha alzato il baricentro della squadra. Si è arrabbiato, ha battuto i pugni per reclamare maggiore spazio e ha seriamente rischiato di essere messo fuori rosa. Poi è stato bravo a rendersi conto dell’errore e a rientrare in gruppo con la giusta umiltà. 


Se Vrij 6,5: Le statistiche gli danno ragione, 9 presenze in stagione, con 8 vittorie e un pareggio. Chivu lo ha utilizzato con il contagocce, un po’ per lo stesso motivo di Acerbi, quindi al fine di garantirsi una difesa che riescisse a stare un po’ più alta. Ma l’olandese, quando schierato, è sempre stato tra i migliori dell’intero reparto. 


Darmian 6: All’ultima stagione in nerazzurro, ha patito un problema al polpaccio che lo ha tenuto fuori da ottobre a gennaio. Al rientro ha accumulato appena 4 presenza, rendendosi però sempre. 


Akanji 6,5: Alla prima stagione da nerazzurro, il difensore svizzero si è reso protagonista di ottime prestazioni ma anche di clamorosi svarioni. Probabilmente l’arrivo dal City faceva immaginare di poter trovare un leader totale e invece l’Inter ha capito che Akanji è un ottimo calciatore ma di sicuro non una guida in grado di comandare la retroguardia. E che soprattutto non può farlo da centrale, posizione in cui ha lasciato parecchio a desiderare. Meglio, molto meglio, quando impiegato da braccetto. 


Bisseck 7: È il difensore che sta crescendo più di tutti. Qualche sbavatura bisogna concedergliela ma fisicità e velocità lo rendono estremamente moderno. Sulle palle alte è una manna dal cielo, sia nella propria area che in quella avversaria. 


Bastoni 6,5: Sparito da febbraio in avanti, dal momento in cui simula di aver ricevuto fallo da Kalulu ed esulta per il rosso che l’arbitro sventola in faccia all’incolpevole avversario. Per lui c’è stata una stagione pre e una stagione post gara di ritorno contro la Juventus. A compromettere ulteriormente il tutto, anche l’infortunio alla caviglia rimediato nel derby di Milano: ha stretto i denti per giocare in Nazionale, ma il dolore lo ha tormentato e non è più riuscito ad allenarsi al 100%. 


Carlos Augusto 6,5: Solita affidabilità, buono per tutte le stagioni, con quella armoniosa proporzione tra le sue qualità. Meglio da braccetto che da quinto. Le sue prestazioni hanno iniziato a calare un po’ solo quando ha iniziato a pensare al futuro e al contratto, visto che non è del tutto convinto di proseguire in nerazzurro. Vuole sentirsi un titolare, ma intanto quest’anno ha messo insieme 30 presenze. 


CENTROCAMPISTI

Dumfries 7,5: Bisogna saperlo utilizzare… Se gli si chiede la costruzione dal basso, può andare in seria difficoltà. Se invece ha campo davanti per partire in progressione, la questione cambia. Dirompente nel gioco aereo. Allo snodo decisivo della stagione, realizza due gol pesantissimi a Como, ammazzando le ambizioni del Napoli e lanciando l’Inter verso il successo. 


Luis Henrique 7: È vero, segna poco e in fase offensiva deve tirare fuori gli artigli. Ma quando Dumfries è stato costretto ai box per il lungo infortunio, si è preso la corsia di destra e ha giocato con buoni risultati, garantendo sempre una buona affidabilità. Ottima gamba, ottima tecnica, bravo in costruzione. Gli sono mancate le caratteristiche che l’Inter sperava di aggiungere con il suo acquisto: dribbling, gol e assist. Gli è mancato uno step, ma tatticamente è cresciuto. 


Dimarco 9: Alziamoci in piedi e applaudiamo i numeri impressionanti di una stagione da incorniciare. Fino a gennaio è stato il vero trascinatore della squadra, anche con gol dall’altissimo coefficiente di difficoltà. Difensivamente paga sempre qualcosa e anche per questo sarà necessario bilanciare maggiormente la squadra in futuro, ma in proiezione offensiva il suo mancino ha fatto sfracelli. Campionato enorme. 


Barella 7: Sulle montagne russe per lunga parte della stagione, smanioso di fare sempre qualcosa in più. Non si basta mai e questo atteggiamento è spesso il suo peggior nemico in campo. Si alza sui pedali nel momento più complesso della stagione e da marzo in poi inizia a girare a pieno regime. Pochi gol, tanti assist e sempre migliaia di chilometri. 


Frattesi 5,5: Vale lo stesso discorso di Sommer e per coerenza neanche lui può raggiungere la sufficienza. In passato è stato l’uomo della provvidenza ma la stagione attuale è un autostrada che corre verso la mediocrità. Non gioca mai e quando lo fa, non incide. Deve cmbiare aria e deve farlo in fretta. 


Zielinski 8,5: L’uomo in più del centrocampo, è riuscito a fare ricredere tutti quelli che lo scorso anno lo avevano bollato come ”finito”. Danza per il campo e, in assenza di Calhanoglu, si mette in cabina di regia per fare girare l’intera squadra. Realizza gol pesantissimi, come quello della vittoria contro la Juventus. Cala nella seconda parte di stagione. 


Calhanoglu 9: “Quando affronto l’Inter, la prima cosa che faccio è guardare se Calhanoglu gioca oppure no”. Basterebbe quest frase di Fabregas per capire l’impotenza del centrocampista turco per i nerazzurri. Con lui in campo cambia la musica. Uno dei pochi a poter garantire colpi diversi, con gioco lungo e tiro dalla distanza. In una stagione comunque alterata da parecchi infortuni, riesce a rendersi decisivo con (9 per adesso) gol in campionato. Motronomo/goleador. 


Mkhitaryan 6,5: Gli anni passano per tutti e nonostante lui sembri bionico, non può certo fare eccezione. Meno centrale rispetto agli anni di Inzaghi, ma con una tale esperienza da sapersi rendere utile in qualsiasi modo, entrando dalla panchina o giocando da titolare. Due gol e un assist in stagione, l’ultima della sua carriera con la maglia dell’Inter. Merita ore di applausi per professionalità e dedizione. Un professore ai saluti. 


Sucic 6: Alla prima stagione mostra alti e bassi abbastanza normali. Ma gli alti sono altissimi, con colpi di suola, dribbling e giocate da alzarsi in piedi. E poi ha un motore molto molto interessante. Gioca per mesi con una tripla frattura alla mano, tormentato dal dolore, ma non si tira fuori e anzi stringe i denti. 


Diouf 6: Ufficialmente è un centrocampista ma Chivu lo schiera sempre e solo come esterno di destra, dove comunque riesce anche ad esprimere buone giocate. Da mezzala è bocciato, anche per i nerazzurri, che per lui prevedono un futuro da esterno. Un po’ estraneo al concetto di “squadra”, molto cavallo indisciplinato, ma con grande gamba e personalità. La sfida è quella di riuscire a inquadrarlo. 


ATTACCANTI

Thuram 8,5: Parte bene, rallenta, si ferma, sparisce. Poi torna e segna con una continuità disarmante, mettendo all’angolo tutti gli avversari e consentendo alla squadra di resistere all’assenza di Lautaro. A Como è lui che riapre i conti di un match che rischiava di finire malissimo, senza la sua zampata, arrivata pochi secondi prima della fine del primo tempo. 


Lautaro 9: Insieme a Dimarco, l’uomo più importante per la conquista del ventunesimo scudetto. Non a caso, il capocannoniere del torneo e uno del calciatori più iconici e rappresentativi del campionato italiano. Senso di responsabilità enorme, rientra contro la Roma perché capisce l’importanza del momento e della partita. Segna dopo una manciata di secondi, incanala il match e poi si fa nuovamente male, probabilmente perché rientrato quando non ancora a posto al 100%. E questo la dice tutta, visto il Mondiale alle porte.


P. Esposito 7: Dopo una stagione in Serie B, arriva all’Inter e dimostra di poterci stare comodo. Non trema di fronte alle responsabilità e in area di rigore mostra le sue migliori qualità. Bomber alla Luca Toni, forse un po’ sgraziato e non velocissimo, ma se servito con cross dal fondo può diventare una macchina da gol. 


Bonny 6,5: Inizia bene, poi si accartoccia un po’, anche se mostra una tecnica fuori dal comune. In grado di giocate molto interessanti, palla al piede e nello stretto si fa apprezzare molto, un po’ meno, invece, quando deve metterci cattiveria e concretezza. Un po’ deluso da un utilizzo misurato, dovrà metterci qualcosa in più l’anno prossimo se vorrà conquistarsi maggiore spazio. 


L’ALLENATORE

Chivu 10: Sembrava tutto più grande di lui… L’Inter come prima esperienza della carriera da inizio stagione. Una squadra distrutta nell’orgoglio, con uno spogliatoio frammentato e calciatori scontenti. Fa da psicologo, amico, allenatore e capo. Tanti uomini in uno, ma sempre con la stessa coerenza e con la stessa cultura del lavoro. Riconosce i momenti, sa quando pretendere e quando concedere. Prende una gruppo scarico, demotivato e all’angolo e gli ridona credibilità, coraggio e voglia di riprovarci. Una benedizione.





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