Il girotondo degli intellettuali di destra attorno a Meloni

Maggio 05, 2026 - 08:14
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Il girotondo degli intellettuali di destra attorno a Meloni

Non c’è bisogno di ricordare quella vecchia e un po’ volgare battuta sugli intellettuali che sarebbero sempre i primi ad abbandonare la nave che affonda, per vedere come, all’indomani della sconfitta subita dal governo nel referendum, sia proprio il fronte della battaglia per l’egemonia culturale ad avere ceduto di schianto. Il caso più complicato e doloroso è ovviamente quello della Biennale di Venezia, con la riapertura del padiglione russo, le manovre del presidente Pietrangelo Buttafuoco e il suo scontro con il ministro della Cultura Alessandro Giuli a colpi di citazioni del Gattopardo (Giuli paragona Buttafuoco a Ciccio Tumeo, inteso come «inconsolabile espressione di un ancien régime isolazionista e borbonico, che non riconosce l’unità d’Italia»).

La durezza dello scontro è proporzionale all’altezza della posta, perché il caso ha mostrato di colpo tutta la precarietà e l’ambiguità della svolta antiputiniana di Giorgia Meloni, e più in generale la sua duplice debolezza, sul fronte della politica estera come su quello delle politiche culturali.

E infatti ieri sul Financial Times, uno dei giornali internazionali che più avevano accreditato e legittimato la presunta evoluzione europeista della nostra presidente del Consiglio e del suo partito, si poteva leggere d’improvviso che «sembrano inciampare da un errore all’altro», dal caso della Biennale di Venezia a quello di Beatrice Venezi, la direttrice d’orchestra per anni fortemente sponsorizzata, quindi accompagnata prima sul podio e un attimo dopo all’uscita del teatro La Fenice. E adesso è proprio lei a sentenziare in un’intervista: «Forse, è sfumato il progetto culturale di questo governo».

I casi Venezi e Buttafuoco sono quelli che fanno più male perché contrappongono Meloni ai suoi intellettuali di punta, a persone che il suo stesso governo ha promosso e nominato. Un altro intellettuale di area, Marcello Veneziani, ha scritto sulla Verità che resta «di queste due vicende e di una serie di altri fatti e misfatti, nomine e tagli, schermaglie e dimissioni di ministri, giri di sottosegretari, e tante tante polemiche, un solo, preciso responso: l’incompatibilità tra cultura e potere e in particolare tra governo meloniano e cultura». Di più: «Assistiamo al fallimento vistoso di una contro-egemonia culturale governativa, che dicono di destra ma che è più corretto ormai definire solo meloniana perché non ci sono connotazioni culturali, ideali di alcun tipo ma solo affiliazioni, calcoli e vincoli tribali».

Sono toni che ricordano i vecchi girotondi dentro (e contro) la sinistra dei primi anni duemila, con Nanni Moretti che grida: «Con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai!». Nella sua intervista, ad esempio, Venezi tiene a corroborare la lettura secondo cui Buttafuoco sarebbe l’esempio dell’intellettuale libero e indipendente, vittima della censura governativa, la stessa che avrebbe colpito anche lei: «Sono sostenitrice di Buttafuoco, sono dalla parte degli intellettuali liberi e indipendenti. Lascio al pubblico trarre le conclusioni. Ho espresso il mio sostegno e c’è un rapporto di stima reciproca che nessuno dei due ha nascosto».

Del resto, almeno per quanto riguarda Buttafuoco, si tratta di una teoria che vanta numerosi e insospettabili sostenitori anche a sinistra, da Ezio Mauro a Matteo Renzi, che proprio oggi in un’intervista al Foglio accusa il governo di vedere la cultura «come una scacchiera dove posizionare delle pedine». E aggiunge: «Il punto è che questo gioco puoi farlo con i Giuli, non con intellettuali della caratura di Buttafuoco». E pazienza se stiamo parlando di un padiglione del governo, curato, come ricorda il Financial Times, «da due figlie di stretti collaboratori del presidente russo Vladimir Putin».

D’altra parte, la scarsa sensibilità di Renzi per la questione ucraina è nota da tempo, e lo accomuna a tanta parte della politica, del giornalismo, del mondo della cultura e dell’economia italiana. Difficile dire, in questo caso, chi siano davvero i gattopardi.

Leggi anche l’articolo di Guia Soncini su questo argomento

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