La battaglia tra Stati Uniti e Iran per riaprire lo stretto di Hormuz

Gli Stati Uniti hanno avviato un’operazione militare per riaprire il transito nello Stretto di Hormuz. Donald Trump ha presentato il piano “Project Freedom” come l’iniziativa definitiva per aiutare le navi commerciali rimaste bloccate nel Golfo Persico dopo la chiusura dello Stretto da parte di Teheran. Secondo il presidente degli Stati Uniti l’operazione consentirà il passaggio sicuro di navi considerate neutrali e non coinvolte nella guerra.
Il Comando centrale degli Stati Uniti, Centcom, ha detto che l’operazione coinvolge cacciatorpediniere lanciamissili, più di cento aerei, piattaforme senza pilota e circa quindicimila militari. L’ammiraglio Brad Cooper ha affermato che le forze statunitensi hanno aperto un passaggio nello stretto libero da mine iraniane e che due navi mercantili battenti bandiera statunitense sono riuscite a transitare. L’Iran ha definito false le affermazioni americane e sostenendo che nessuna nave commerciale sia passata secondo le modalità descritte da Washington.
Gli Stati Uniti hanno inoltre detto di aver affondato sei piccole imbarcazioni iraniane che, secondo Centcom, stavano minacciando navi civili. I media statali iraniani hanno invece dato una ricostruzione opposta, sostenendo che le imbarcazioni colpite non appartenevano ai Guardiani della rivoluzione ma erano barche civili che trasportavano merci e passeggeri da Khasab, in Oman, verso la costa iraniana. Secondo questa versione, cinque persone sarebbero state uccise.
Secondo funzionari della difesa statunitensi citati dai media americani, due cacciatorpediniere della Marina, la USS Truxtun e la USS Mason, hanno attraversato lunedì lo Stretto di Hormuz entrando nel Golfo Persico dopo essere stati bersaglio di imbarcazioni, missili e droni iraniani. Le navi non sarebbero state colpite, come invece sostenuto da media iraniani secondo cui una nave da guerra americana sarebbe stata raggiunta da due missili.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno detto che le proprie difese aeree hanno intercettato quindici missili e quattro droni lanciati dall’Iran. Le autorità emiratine hanno parlato di una nuova aggressione “sleale” e hanno rivendicato il diritto a rispondere. A Fujairah, emirato affacciato sul Golfo di Oman e sede di importanti infrastrutture petrolifere, è stato segnalato un incendio in un sito energetico dopo un attacco con drone.
Fujairah ha un’importanza particolare perché consente agli Emirati di esportare parte del proprio petrolio evitando il passaggio nello Stretto di Hormuz. Per ora, però, Teheran non ha rivendicato l’operazione.
La tensione ha coinvolto anche una nave operata dalla compagnia sudcoreana HMM. La Corea del Sud ha detto che a bordo del cargo, ancorato in acque vicine agli Emirati, si sono verificati un’esplosione e un incendio nella sala macchine, senza vittime tra i ventiquattro membri dell’equipaggio. Il ministero degli Esteri sudcoreano ha precisato che le cause saranno chiarite solo dopo il traino della nave in porto e l’esame dei danni. Trump ha invece scritto sui social che l’Iran avrebbe sparato contro una nave sudcoreana, ma né Seoul né HMM hanno confermato questa ricostruzione.
L’Iran sostiene che il controllo dello stretto rientri tra i suoi diritti legittimi e ha avvertito che ogni forza militare straniera intenzionata ad avvicinarsi o entrare nello Stretto di Hormuz sarà considerata un bersaglio. Il generale Ali Abdollahi ha detto che il passaggio sicuro deve essere coordinato con Teheran «in ogni circostanza». I Guardiani della rivoluzione hanno inoltre diffuso una nuova mappa dell’area che rivendicano sotto il proprio controllo, dal tratto occidentale tra l’isola iraniana di Qeshm e l’emirato di Umm al Quwain fino alla linea orientale tra il Monte Mobarak, in Iran, e Fujairah.
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