Seixas, la Netcompany Ineos fa sul serio: 10 milioni di euro all'anno per portarlo via dalla Decathlon!
Un detto recita che “i soldi mandano l’acqua all’insù”. E chissà se basteranno per convincere Paul Seixas a lasciare la Decathlon alla fine del 2027, quando scadrà l’accordo con il team francese, col quale nei prossimi giorni si proverà a trovare un’intesa per trovare il modo di proseguire l’accoppiata. Un proposito che da un lato ha un valore simbolico, perché Seixas sente di essere oggi più che mai il paladino della nuova grandeur transalpina, l’uomo che il destino ha designato per infrangere il tabù che dal 1985 vede i francesi giù dal gradino più alto del podio al Tour de France (l’ultimo fu Bernard Hinault). Ma che dall’altro si scontra con la consapevolezza che un talento così cristallino e precoce debba essere pagato il prezzo che merita. E a quel punto il “patriottismo” diventa solo un tecnicismo.
- UAE e Visma si sono tolte dalla corsa a Paul
- Red Bull timida, e allora la Netcompany Ineos va all in
UAE e Visma si sono tolte dalla corsa a Paul
Seixas fa gola a tanti, ma l’ingaggio che andrà a percepire nel 2028 sarà per le tasche di pochi. Anzi pochissimi, perché sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che sia l’UAE Team Emirates XRG che la Visma Lease a Bike, le squadre che per prime avevano mosso le pedine per provare a sondare il terreno, si siano già ritirate dalla corsa.
La squadra mediorientale dopotutto non ha necessità oggi di spendere un patrimonio per il giovane Paul, avendo già Del Toro come prima carta in mancanza di Tadej Pogacar (fresco di rinnovo fino al 2032: la base è di 8 milioni di euro l’anno, con premi a salire fino sopra ai 10). E poi nella squadra di sviluppo i talenti non mancano, su tutti Simon Defrence, un altro francese dall’avvenire luminoso (argento ai mondiali tra gli Juniores, dietro lo spagnolo Noval, altro grande crack che è sotto l’egida Netcompany Ineos).
Insomma, Seixas è un talento generazionale, ma l’UAE (a ragione) ritiene di essere già a posto per i prossimi 5-6 anni. Magari la Visma ne avrebbe avuto un po’ più bisogno, pensando a Vingegaard che va per le 30 primavere (Van Aert ne ha 32), ma ad ogni modo a certe cifre gli olandesi hanno fatto capire che non si sarebbero messi neppure seduti al tavolo di un’eventuale trattativa.
Red Bull timida, e allora la Netcompany Ineos va all in
Sostanzialmente a Seixas rimangono in piedi due opzioni: la prima è la Red Bull Bora Hansgrohe, che pure non ha avanzato un’offerta (neppure formale) e per ora è rimasta sulle sue, convinta che l’uomo del futuro lo abbia già in casa (uno è sicuramente Remco Evenepoel, ma magari potrà diventarlo anche Lorenzo Mark Finn).
La Netcompany Ineos è allora la vera pretendente, e in questo caso con una disponibilità economica notevolmente superiore. Perché l’ingresso di Netcompany, società danese che opera nel ramo dell’IA e dei servizi digitali, ha deciso di entrare riversando soldi a profusione, cosa che le permetterà di avere maggiore libertà di manovra sul mercato. Per questo la squadra che fino a quest’anno è stata anche di Filippo Ganna (trasferitosi alla Lidl Trek) ha deciso di andare all in: ha messo sul piatto 10 milioni di euro di stipendio, più la possibilità di scegliere chi portare in squadra (se le condizioni lo permetteranno) tra corridori e tecnici.
Una minaccia che in casa Decathlon CMA CGM hanno preso per vera: i francesi stanno già escogitando soluzioni per provare ad avere maggiore flessibilità e più libertà di spazio salariale per convincere Seixas a restare (anche spostando la sede legale in Svizzera), ma la minaccia che arriva dalla squadra danese/britannica è forte. E Paul non avrà molto tempo per decidere: dovrà farlo entro la fine di novembre, perché poi dovrà pensare unicamente a correre e continuare la sua scalata verso le vette del ciclismo. Con il Giro d’Italia sullo sfondo (è un’ipotesi reale), ma soprattutto con la voglia di diventare più di un semplice erede di Pogacar.
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