Sembra tuo figlio, ma è un deepfake: come difendersi dalle truffe telefoniche

17 Ottobre 2026 - 12:00
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Sembra tuo figlio, ma è un deepfake: come difendersi dalle truffe telefoniche

Il telefono squilla. Dall’altra parte c’è la voce di tuo figlio. È agitato, dice di avere un problema e di aver bisogno di aiuto. Chiede di inviargli denaro o di contattare qualcuno e insiste perché venga fatto subito. La voce è familiare, il tono sembra quello giusto. soprattutto, la situazione non lascia molto tempo per ragionare.

Così il genitore prova ad aiutarlo. Segue le indicazioni ricevute, effettua il pagamento o comunica le informazioni richieste. Solo dopo, quando riesce finalmente a parlare con il vero figlio, scopre che quella telefonata non era mai partita da lui. La voce che aveva riconosciuto era stata imitata e l’urgenza non gli aveva lasciato il tempo di verificare.

La truffa poteva interrompersi prima del pagamento senza bisogno di riconoscere il deepfake: bastava fare una domanda in più, chiudere la chiamata e richiamare il figlio sul numero già conosciuto, oppure verificare attraverso un altro familiare. Il controllo più utile avviene fuori dalla chiamata sospetta.

LE TRUFFE CON VOCI CLONATE NON SONO PIÙ UN'IPOTESI

Non serve guardare agli Stati Uniti per trovare un caso concreto. Nel febbraio 2025 diversi imprenditori italiani furono contattati da persone che si presentavano come membri dello staff del ministro della Difesa Guido Crosetto. La richiesta riguardava ingenti bonifici che sarebbero serviti, secondo il racconto dei truffatori, a contribuire alla liberazione di giornalisti italiani rapiti all’estero. A rendere più credibile la storia contribuiva anche una voce attribuita allo stesso ministro, che Crosetto ha successivamente definito falsificata.

Tra le persone coinvolte ci fu anche Massimo Moratti, che effettuò un bonifico di 980 mila euro. La somma venne successivamente individuata su conti olandesi e bloccata grazie alle indagini e alla cooperazione tra le banche. Altri imprenditori, invece, verificarono direttamente la richiesta prima di procedere e scoprirono il tentativo di truffa.

Nel caso Crosetto, la voce attribuita al ministro era solo uno degli elementi usati per rendere credibile la richiesta. L’emergenza dei giornalisti da liberare giustificava un bonifico fuori dall’ordinario. In ambito familiare lo stesso schema può essere costruito attorno a un incidente, un ricovero o un problema con la polizia.

Con la clonazione vocale una richiesta può quindi assumere forme molto semplici: "Papà, ho avuto un incidente e ho bisogno di soldi subito", "Sono in ospedale, non riesco a risolvere da solo" oppure "Ho un problema con la polizia, devi pagare prima che la situazione peggiori". Il contenuto cambia, ma il meccanismo rimane lo stesso: creare un’emergenza e spingere il genitore ad agire prima che abbia il tempo di verificare.

Il fenomeno, inoltre, ha ormai una dimensione molto più ampia. Nel 2025 l’Internet Crime Complaint Center dell’FBI ha ricevuto 22.364 segnalazioni contenenti informazioni relative all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, associate complessivamente a oltre 893 milioni di dollari di perdite dichiarate. Il dato comprende diverse forme di criminalità facilitate dall’AI, non soltanto la clonazione vocale, ma mostra quanto queste tecnologie siano già entrate nel panorama delle frodi digitali.

Il problema, quindi, non è aspettarsi necessariamente una voce artificiale o palesemente sbagliata. La voce serve a rendere credibile l’identità. L’urgenza serve a impedire di controllarla.


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