Sempre più città col bollino rosso, il governo vara il decreto: stop al lavoro e sì alla cassa integrazione per il caldo

23 Giugno 2026 - 11:50
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Sempre più città col bollino rosso, il governo vara il decreto: stop al lavoro e sì alla cassa integrazione per il caldo

L’estate formalmente è cominciata da appena due giorni eppure l’Italia si trova già alle prese con ondate di calore eccezionali e temperature ben oltre le medie stagionali su gran parte del territorio nazionale. L’afa intensa e gli alti tassi di umidità stanno portando a picchi di 37-38 gradi, determinando una situazione di forte disagio non solo per i soggetti fragili, ma per l’intera popolazione. A fronte di questa emergenza meteorologica, il ministero della Salute ha progressivamente esteso lo stato di massima allerta, portando oggi a 15 il numero delle città contrassegnate dal bollino rosso (erano 12 ieri), tra cui spiccano grandi centri urbani come Roma, Milano, Firenze e Torino, con la previsione di un ulteriore peggioramento che vedrà coinvolti 16 centri urbani nella giornata di domani e 17 nella giornata di dopodomani. Al fine di supportare i cittadini e monitorare l'impatto di questa ondata di caldo sul sistema sanitario e produttivo, è stato riattivato da oggi, in sinergia con l'Inail, il numero di pubblica utilità 1500, uno strumento fondamentale per diffondere i comportamenti corretti da adottare.

In questo scenario di evidente criticità climatica, il Consiglio dei ministri si è riunito ieri a Palazzo Chigi per varare una serie di provvedimenti urgenti volti a tutelare il sistema economico ma anche la salute di chi lavora in condizioni che potrebbero essere pericolose per il gran caldo. Il fulcro della discussione governativa ha riguardato l’approvazione del nuovo decreto Infrastrutture, all’interno del quale l’esecutivo ha inserito norme specifiche a tutela dei lavoratori più esposti alle temperature estreme. La decisione risponde alla necessità di prevenire i gravi rischi sanitari legati ai colpi di calore nei cantieri e nei campi, introducendo tutele immediate per evitare che l’esigenza di continuità produttiva si scontri con l’incolumità fisica dei lavoratori.

Tra le misure più rilevanti contenute nel decreto approvato ieri spicca la riattivazione delle norme speciali relative alla Cassa integrazione guadagni ordinaria per ragioni meteo, uno strumento che si applica quando il termometro supera i 35 gradi o quando la temperatura percepita rende impossibile operare in sicurezza. Questa misura consentirà alle imprese di sospendere le attività o di rimodulare i turni di lavoro, interrompendo i cantieri stradali, quelli edili e le lavorazioni agricole durante le ore centrali e più roventi della giornata, senza che questo comporti una perdita economica nella busta paga dei dipendenti. I datori di lavoro avranno così la facoltà e il dovere di riorganizzare le prestazioni lavorative, sfruttando la flessibilità garantita dagli ammortizzatori sociali per spostare le mansioni più gravose verso le ore mattiniere o serali, riducendo drasticamente l'esposizione diretta ai raggi solari.

Si tratta di misure per molti versi analoghe a quelle già adottate su base locale, ad esempio in Toscana già a fine maggio e, soprattutto, di misure che a detta del mondo scientifico sono straordinariamente utili. Uno studio pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology ha dimostrato per la prima volta in Europa l’efficacia della piattaforma previsionale Cnr-Inail: dove si interviene con ordinanze basate sulle previsioni del rischio, gli infortuni sul lavoro si riducono dal 20 al 40%. Come ricordano i ricercatori del Cnr, nel 2024 le ordinanze erano state adottate da 15 regioni italiane, interessando oltre 1,5 milioni di lavoratori; nel 2025 il numero è salito a 18 regioni e oltre 2,3 milioni di addetti. Per il 2026, ancor prima dell’inizio dell’estate astronomica, hanno emanato tali provvedimenti già 16 regioni, coinvolgendo quindi la quasi totalità delle regioni italiane (18, con l’esclusione della Val d’Aosta e il Trentino-Alto Adige). «L’evoluzione testimonia la crescente attenzione verso i rischi associati al caldo estremo», commenta Marco Morabito, primo ricercatore presso il Cnr. «Oltre ai tradizionali comparti agricoltura ed edilizia, molte regioni hanno esteso la tutela a settori come florovivaismo, per il personale impegnato in serre e tunnel agricoli, attività estrattive, logistica di piazzale, consegne urbane, manutenzione stradale e ferroviaria, igiene ambientale e comparto forestale. Calabria e Puglia hanno ampliato l’ambito di applicazione agli ambienti confinati privi di adeguata ventilazione o sistemi di raffrescamento. Un’altra novità riguarda la tempistica: Lazio, Umbria, Toscana, Liguria, Puglia e Piemonte hanno anticipato la vigenza delle misure già nell’ultima decade di maggio e fino a settembre (Lazio, Umbria, Puglia, Emila Romagna, Lombardia, Calabria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Molise), adeguandosi a una realtà climatica che frequentemente indica condizioni di rischio alto per i lavoratori già in primavera e fino a inizio autunno».

L’efficacia di queste misure preventive è stata valutata proprio nello studio realizzato nell’ambito di Worklimate da ricercatori di Cnr e Inail, che come si anticipava sopra è stato pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology. «Nell’estate 2024, l’anno più caldo registrato a livello globale, i tassi di infortunio sul lavoro nelle regioni che avevano o meno adottato le ordinanze mostrano una significativa riduzione nelle prime, nonostante fossero più esposte a caldo intenso», prosegue Morabito. «Nel settore edile il tasso di infortuni è inferiore del 21,9% rispetto alle regioni prive di ordinanza, nel settore agricolo di circa il 25% e nei giorni classificati a maggior rischio dalla piattaforma, la riduzione degli infortuni nel settore delle costruzioni ha superato il 40%».

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