Servono più alberi e meno asfalto per difendere le nostre città dalle ondate di calore

L’estate è iniziata da appena due giorni, ma l’Italia è già alle prese con ondate di calore eccezionali e temperature ben oltre le medie stagionali. Afa intensa e umidità elevata stanno portando i termometri verso i 37-38°C, con effetti che non riguardano soltanto le persone fragili ma l’intera popolazione.
Il ministero della Salute ha progressivamente ampliato il numero delle città in codice rosso: sono 15 oggi, contro le 12 di ieri, con la previsione di salire a 16 domani e 17 dopodomani. Tra i grandi centri urbani interessati figurano Roma, Milano, Firenze e Torino.
Le città sono particolarmente esposte agli effetti della crisi climatica. Il consumo di suolo, le superfici asfaltate, l’impermeabilizzazione dei terreni e l’elevata densità edilizia favoriscono infatti il fenomeno dell’isola di calore urbana, trattenendo l’energia solare e rendendo più difficoltoso il raffrescamento, soprattutto durante le ore notturne.
Che fare? Secondo Stefano Corsi, coordinatore della commissione Ambiente ed Energia dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze, la priorità deve essere aumentare il verde urbano diffuso. Non soltanto nuovi giardini e parchi, ma alberature e spazi verdi lungo le strade, nelle piazze, nei parcheggi e nei quartieri più densamente edificati.
Gli alberi riducono l’irraggiamento diretto, migliorano la qualità dell’aria, favoriscono l’evapotraspirazione e contribuiscono ad abbassare le temperature. Un’azione che, osserva Corsi, il Comune di Firenze sta già portando avanti e che dovrebbe essere sostenuta e incentivata.
Accanto al verde, serve ridurre progressivamente le superfici asfaltate e impermeabili, sostituendole dove possibile con materiali drenanti e meno soggetti ad accumulare calore. Ogni intervento di rigenerazione urbana dovrebbe essere valutato anche in base alla sua capacità di mitigare le temperature estreme e migliorare il comfort ambientale.
Un altro fronte decisivo riguarda il patrimonio edilizio. Rivestimenti ad alta riflettanza, coperture verdi, schermature solari e soluzioni bioclimatiche possono rendere gli edifici più resilienti, riducendo il fabbisogno energetico per il raffrescamento estivo e portando benefici sia ambientali sia economici.
La risposta, però, non può restare confinata entro i limiti amministrativi del Comune. Per affrontare gli effetti della crisi climatica serve una visione di area vasta, capace di connettere gli spazi urbani con le aree extracittadine attraverso una vera infrastruttura verde. Verde urbano, corridoi ecologici, gestione delle risorse idriche e mobilità sostenibile dovrebbero essere affrontati in una prospettiva metropolitana, coinvolgendo l’intera area fiorentina e la Piana.
Le temperature che oggi destano preoccupazione rischiano di diventare sempre più frequenti nei prossimi anni. Per questo, accanto alla mitigazione delle emissioni climalteranti attraverso efficienza energetica e fonti rinnovabili, è necessario passare a una logica di prevenzione e adattamento.
«Firenze – conclude Corsi – ha tutte le competenze per diventare un modello di resilienza climatica, ma occorre fare scelte coraggiose, a volte impopolari, e una programmazione di lungo periodo».
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