Seth Patterson, un ex attore impegnato a fianco dei migranti

Maggio 1, 2026 - 01:30
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Seth Patterson, un ex attore impegnato a fianco dei migranti

Ultima tappa del viaggio alla scoperta delle persone che stanno dando corpo e vita al movimento No Kings negli Stati Uniti. Si tratta di dodici ritratti di altrettanti punti di riferimento della società civile di Minneapolis e Saint Paul, le twin cities che, dalla rivolta anti Ice in avanti, stanno riscrivendo la storia dell’attivismo civile negli Usa. Gli articoli sono tratti dal numero di VITA magazine di aprile intitolato “Minneapolis, l’America dopo Trump”. Le interviste sono di Doriano Zurlo, le foto di Stefano Rosselli e Doriano Zurlo, inviati a Minneapolis per VITA. Qui i precedenti ritratti: Andrew Schumacher Bethke, insegnante di storia e patroller,  Amy Levad, teologa, mamma e volontaria in incognitoJim Bear Jacobs: l’intellettuale anti trumpiano discendente dei MohicaniSharif Mohamed: imam e guida di un centro civico aperto a tutte le fediBrenda Lewis: dirigente scolastica, testimone e attivista digitaleKevin Kenney: vescovo ausiliare, volontario e animatore di comunitàMateo Myrvik: il volontario che ristruttura case e impacchetta cibo per le vittime di IceBridgette Stewart: paladina dei diritti e voce della comunità neraCraig Wymor, consulente, trainer, fischiatore e legal observerRhonda Miska, parrocchiana, promotrice culturale e scudo umano anti Ice e Travis Norwell, pastore battista, promotore della leadership diffusa del movimento

Attore, regista e produttore, con un master in Fine Arts e un altro in interpretazione teatrale, Seth Patterson (a dx nella foto), a un certo punto della sua vita, decide di cambiare e diventa reverendo della United Church of Christ. Nato in Ohio, ha vissuto a lungo a Chicago. Da nove anni si è trasferito a Minneapolis. È membro del consiglio direttivo dell’Interfaith Coalition on Immigration — Icom, una associazione non profit che si occupa di promuovere azioni concrete a favore di immigrati e rifugiati.  

Dove è nato e come si sta sviluppando il movimento No Kings? Quali sono i luoghi simbolo e le persone che definiscono e animano un movimento civico che promette di cambiare gli Stati Uniti ed espandersi al resto del mondo? Sul nuovo numero di VITA magazine un reportage tra i luoghi, le storie e i protagonisti di questo fenomeno.
Minneapolis, l’America dopo Trump

Icom  è nata nel 2009, quando c’era Obama. Allora non è tutta farina del sacco di Trump?

Gli Stati Uniti nascono dentro una storia di schiavitù, di supremazia bianca e di esclusione. Perciò nulla di tutto questo è nuovo. Ci sono state più deportazioni con Barack Obama che, finora, con Donald Trump. La differenza è che allora l’Ice non entrava nelle città con armi e uomini armati, e non colpiva persone che assomigliano a me, cioè bianche. Ma la violenza contro le persone di colore, contro gli immigrati e contro chi è considerato “altro”, è vecchia quanto questa nazione. L’amministrazione Obama però agiva attraverso i tribunali, seguendo una procedura. Non era necessariamente giusto, ma almeno c’erano delle regole. Serviva un mandato. Si andava in tribunale. Le persone non venivano portate via all’improvviso. Se avevi figli, la situazione veniva considerata. Trump ha rotto le regole costituzionali del Paese.

Però la solidarietà mostrata dalla cittadinanza è stata encomiabile. Si direbbe che nelle Twin Cities il problema del razzismo sia stato affrontato…

Negli Stati Uniti essere bianchi significa far parte di un sistema razzista, anche se non lo si vuole. Viviamo in una cultura di supremazia bianca. È come l’acqua in cui nuotiamo o l’aria che respiriamo. Non ce ne rendiamo nemmeno conto. È parte dell’eredità storica di questo Paese e non abbiamo ancora capito come eliminarla completamente. Minneapolis è una città con forti disuguaglianze razziali. A scuola i bambini neri, latini e indigeni hanno risultati peggiori rispetto ai bambini bianchi. Non perché siano meno intelligenti, ma perché i nostri sistemi sono costruiti in modo tale da fallire con chi non è bianco. Il tasso di proprietà della casa tra le persone con la pelle scura è molto più basso rispetto a quello dei bianchi. Non siamo una società equa. Se però parliamo di razzismo nelle relazioni interpersonali, e non a livello sistemico, allora non siamo particolarmente razzisti. Mia moglie ha la pelle scura, e considera Minneapolis un buon posto in cui vivere. Non perfetto, ma migliore, per esempio, di Alabama e Texas. Quando esce in pubblico nessuno le sputa addosso o le lancia oggetti. 

Cosa fa l’Icom?

È un’organizzazione interconfessionale guidata da volontari che provengono soprattutto dalle tradizioni cattolica e luterana, ma abbiamo anche molti ebrei, persone senza appartenenza religiosa e diversi buddisti. A parte tre persone part-time, non abbiamo dipendenti. Non abbiamo un edificio, non abbiamo un ufficio. Lavoriamo da remoto. Questo significa che il denaro che raccogliamo va quasi interamente alle persone che ne hanno bisogno. Chiunque può partecipare. In questi mesi, durante l’operazione Metro Surge, siamo passati dall’aiutare circa venti famiglie a centinaia. E da quindici volontari a centinaia. Abbiamo più persone che vogliono fare volontariato di quante riusciamo a coinvolgere concretamente. È successo in fretta e abbiamo dovuto crescere e organizzarci. I nuovi volontari ci hanno contattato tramite il sito web. E nelle ultime sei settimane abbiamo anche ricevuto donazioni da 22 Paesi diversi e da 48 dei 50 Stati americani. È come se si fosse mosso tutto un mondo di solidarietà. Dobbiamo però verificare attentamente chi si offre come volontario. Negli ultimi tempi ci sono stati troppi casi di persone con cattive intenzioni che hanno cercato di infiltrarsi in iniziative di solidarietà. Per esempio, qualcuno può dire: voglio fare volontariato, posso accompagnare le persone al lavoro e riportarle a casa. Ma in realtà quella persona potrebbe lavorare per il governo federale e invece di portare qualcuno al lavoro potrebbe consegnarlo alle autorità. Tutte le organizzazioni che lavorano in questo campo stanno affrontando questo problema: controllare e verificare i volontari. Dobbiamo essere sicuri che siano davvero persone disposte a fare del bene e non a rubare informazioni o mettere in pericolo le persone. Questo processo di verifica rallenta molto il lavoro. Anche se faccio parte del consiglio direttivo, se volessi consegnare del cibo a qualcuno dovrei comunque passare attraverso un processo di verifica. Stiamo procedendo con molta cautela.

Che cosa fate al Whipple Building, la sede di Ice?

Abbiamo inventato una veglia. Si tiene il secondo martedì del mese, alle 6 ,30 del mattino, dal 2009, quando il quartier generale dell’Ice non era ancora al Whipple, ma alla Ramsey County Jail. Non è una protesta. È un momento di riconoscimento e testimonianza. Stiamo davanti all’edificio federale per riconoscere che all’interno ci sono persone la cui vita viene distrutta. Durante la veglia ci sono spesso canti, preghiere, momenti di silenzio e inviti all’azione. Noi abbiamo creato la struttura, il processo e l’area. Poi, ogni volta, una diversa congregazione o comunità guida la veglia all’interno dello spazio organizzativo che abbiamo creato.

Che cosa accade dentro al Whipple Building?

Dipende. Un anno o due anni fa si svolgevano udienze di deportazione abbastanza “normali”, non necessariamente giuste, ma “normali”. Le persone presentavano le loro richieste di asilo, veniva valutato il loro status di rifugiati oppure si svolgevano le udienze di deportazione. Noi partiamo da un principio: amare il vicino, amare lo straniero, amare l’altro, qualunque cosa accada. Le leggi devono essere applicate, questo è il compito delle istituzioni. Il nostro compito è dire che quelle persone sono amate comunque e che noi le vogliamo qui. Adesso, però, tutto è chiuso. È quasi impossibile sapere cosa stia succedendo là dentro.  


Seth Patterson (il primo a destra) è direttore esecutivo di una chiesa luterana, la Bethlehem Lutheran Church Twin Cities. Ha scritto la sua tesi di Master of Divinity sullo smantellamento della supremazia bianca
(foto gentilmente concessa da Seth Patterson)

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