Quando le competenze diventano cura: il caso Roche-CasAmica

Maggio 1, 2026 - 01:30
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Quando le competenze diventano cura: il caso Roche-CasAmica

In Italia sono circa 76mila le aziende che praticano forme strutturate di volontariato stando all’ultima rilevazione dati di Excelsior. Tra queste, il volontariato di competenza rappresenta una modalità particolarmente significativa: unisce le competenze professionali delle persone alla logica del dono, della gratuità e dell’orientamento al bene comune. Non si tratta di donazioni occasionali o di iniziative spot, ma di percorsi continuativi, spesso poco visibili, fondati sulla durata nel tempo e sulla relazione. È in questo solco che si inserisce l’esperienza che ha visto incontrarsi Roche Italia, una delle principali aziende globali nel settore farmaceutico e diagnostico, e CasAmica, organizzazione di volontariato che da anni offre accoglienza e supporto a persone malate e ai loro familiari (prevalentemente minori affetti da gravi patologie) costretti a spostarsi lontano da casa per curarsi.

Un progetto articolato e multidimensionale

Roche ha attivato un programma di volontariato di competenza mettendo a disposizione conoscenze tecnico-scientifiche, capacità comunicative, competenze digitali e supporto organizzativo.  Un progetto non temporaneo, ma dipanato nel tempo, condotto in una forma articolata e multidimensionale. Partendo dalla formazione specialistica rivolta allo staff e ai volontari di CasAmica fino ad attività ludico-relazionali nelle Case di accoglienza, a iniziative di sensibilizzazione interna ed esterna, a percorsi di supporto comunicativo e digitale. Un pluralità di azioni in cui l’azienda si mette in gioco, esce dalla zona comfort, entra nella realtà della malattia e la cura in prima persona, coinvolgendo, in modo libero, la partecipazione dei suoi dipendenti non con un singolo evento o un semplice episodio di volontariato aziendale ma con la logica propria di una impresa che sa pensare, ideare, progettare, realizzare un modello che coinvolge il capitale umano, le capacità di coordinamento, la cultura organizzativa per produrre impatti positivi sul bene comune e il tessuto della convivenza civile.


La domanda chiave: si può misurare il valore sociale?

Una questione centrale interroga il progetto. Si può valutare l’impatto sociale non solo per i destinatari finali, ma anche per gli attori promotori? Non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche interpretativo e strategico? Il progetto ha prodotto valore sociale e come è misurabile? Sia chiaro che – come recita una citazione attribuita ad Albert Einstein – «non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato» perché esistono iniziative che non si esauriscono nella contabilità delle risorse investite. Tuttavia, la valutazione di impatto sociale realizzata sul progetto Roche-CasAmica lo conferma con chiarezza: per ogni euro investito, l’iniziativa ha generato 2,11 euro di valore sociale netto.

Il dato emerge da un report affidato dalla Fondazione Roche alla Fondazione Terzjus e realizzato da Giorgia Bonaga, social impact advisor dell’Università di Bologna, con la metodologia Sroi (Social Return on Investment), che prova a stimare in termini economici il valore generato da un intervento sociale. L’impianto metodologico integra anche la Teoria del Cambiamento, un modello concettuale che serve a spiegare come e perché un certo intervento sociale dovrebbe produrre un cambiamento desiderato nel contesto in cui agisce e le Catene di Valore dell’Impatto, cioè un quadro analitico che descrive come un’azione o un intervento genera valore sociale, mostrando la sequenza logica che collega risorse, attività, risultati e cambiamenti prodotti nella società.

Gli input

Il punto di partenza dell’analisi è stato il calcolo degli input, cioè dalle risorse effettivamente investite, il valore complessivo è stato calcolato in 38.476 euro. Dentro questa cifra rientrano soprattutto il tempo-lavoro dei dipendenti Roche coinvolti nelle diverse attività e il tempo di coordinamento organizzativo sia da parte dell’azienda sia da parte di CasAmica. I formatori scientifici hanno dedicato complessivamente 260 ore, i referenti della formazione in comunicazione e marketing digitale 65 ore, i volontari impegnati nelle attività ludico-ricreative 80 ore, gli ambassador 16 ore. A queste si aggiungono le ore necessarie per la gestione del progetto e quelle investite da staff e volontari di CasAmica per partecipare ai training e governare la partnership. La scelta metodologica è stata prudenziale: si è valorizzato il tempo effettivamente messo a disposizione, evitando di includere costi indiretti o di generare doppi conteggi.


Gli outcome: dove avviene il cambiamento

Se gli input definiscono la base dell’investimento, è negli outcome, nei cambiamenti prodotti, che il progetto rivela tutta la propria portata trasformativa. Il primo aspetto che emerge con forza è che il valore prodotto non riguarda soltanto i destinatari finali. Una quota importante degli effetti si concentra infatti sui dipendenti Roche coinvolti direttamente. Partecipare a un’esperienza di volontariato significa sviluppare nuove competenze professionali e trasversali (le cosiddette soft skills), rafforzare il lavoro di squadra, accrescere il senso di autoefficacia, ritrovare motivazione e significato nel proprio ruolo. Il progetto mostra con chiarezza che il volontariato non è una parentesi esterna alla vita aziendale, ma può diventare un’occasione di crescita personale e professionale profondamente intrecciata alla dimensione del lavoro capace di rafforzare il capitale umano e relazionale dell’impresa.

Il tempo dedicato all’esterno non si traduce in una semplice sospensione del lavoro ordinario, ma in un’estensione qualificante della propria esperienza professionale. Il contatto con altri contesti, altri bisogni, altre forme di responsabilità restituisce senso, stimola apprendimento, rafforza capacità che tornano a vivere anche dentro l’organizzazione. Il volontariato di competenza, così inteso, appare come uno spazio in cui la crescita individuale e il contributo sociale non si contrappongono, ma si alimentano reciprocamente. 

Anche per i dipendenti Roche non direttamente coinvolti e per il Gruppo Roche come organizzazione sono stati rilevati effetti significativi. Il progetto ha contribuito al rafforzamento della cultura aziendale orientata alla sostenibilità e alla responsabilità sociale, al miglioramento della percezione interna dell’azienda, allo sviluppo di capacità organizzative di partnership e innovazione nei processi di risorse umane, oltre che al consolidamento della reputazione e della legittimazione sociale. Sono esiti che meritano di essere letti al di là della dimensione reputazionale in senso stretto. Non si tratta solo di benefici immateriali o d’immagine: queste dinamiche incidono sulla qualità del coinvolgimento emotivo, motivazionale e cognitivo delle persone che lavorano in un’organizzazione rispetto al proprio lavoro e agli obiettivi aziendali e sulla capacità dell’impresa di proporsi come attore credibile nella generazione di valore condiviso nella società.

Sul versante di CasAmica, il progetto ha agito come leva di rafforzamento organizzativo. Staff e volontari hanno potuto consolidare competenze in ambito scientifico, comunicativo e digitale, con ricadute concrete sulla qualità del servizio di accoglienza e del supporto informativo offerto agli ospiti. È qui che il volontariato di competenza mostra una delle sue qualità più preziose: lasciare un’eredità. Non solo un aiuto puntuale, ma strumenti, conoscenze, approcci che possono continuare a produrre effetti nel tempo. 

Infine, ci sono i beneficiari finali, cioè pazienti, ospiti e caregiver che sono il cuore della missione di CasAmica. Gli outcome sono due: il miglioramento della comprensione delle informazioni sanitarie e normative e l’aumento del benessere emotivo, accompagnato da sollievo per i familiari.  In un contesto segnato dalla malattia, riuscire a orientarsi meglio nei percorsi di cura, capire procedure e diritti, sentirsi accolti e meno soli non è un beneficio accessorio, ma una componente essenziale della qualità dell’assistenza. 

Dagli outcome al valore economico

Una volta individuati gli outcome, il report ha assegnato a ciascuno una proxy economica, cioè un valore finanziario capace di rappresentare in modo plausibile il cambiamento generato. Lo sviluppo di competenze dei volontari è stato associato al costo equivalente di percorsi formativi aziendali; il miglioramento della collaborazione tra colleghi a iniziative di team building; il rafforzamento della motivazione lavorativa a costi evitati di disengagement e perdita di produttività. Per CasAmica, il rafforzamento delle competenze è stato rapportato al valore di percorsi di aggiornamento specialistico, mentre per gli ospiti e i caregiver i benefici informativi ed emotivi sono stati collegati al costo di servizi di orientamento, counselling o supporto psicologico. Su questa base, il valore lordo complessivo degli outcome monetizzati è stato stimato in 207.527,11 euro.

Una valutazione rigorosa, però, non si limita a sommare i benefici potenziali. Per questo il report ha applicato le classiche misure di addizionalità previste dallo Sroi: la quota di cambiamento che si sarebbe verificata comunque (deadweight), il contributo di altri attori o fattori esterni (attribution), la riduzione nel tempo degli effetti (drop-off) e l’assenza di spostamento di benefici o costi su altri soggetti (displacement).

Questi correttivi sono stati applicati con un approccio prudente, spesso adottando ipotesi restrittive proprio per evitare sovrastime. Dopo queste rettifiche, il Valore Attuale netto degli outcome è risultato pari a 81.149,11. A fronte di input complessivi pari a 38.476 euro, il rapporto finale — lo Sroi ratio — si attesta appunto a 2,11.

Credit foto: ufficio stampa Roche

Luigi Bobba e Cristiano Caltabiano, autori di questo articolo sono rispettivamente presidente e ricercatore di Fondazione Terzjus

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