Michela e le altre: «Noi figlie dell’anima di un borgo di 500 abitanti»

05 Giugno 2026 - 17:54
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Michela e le altre: «Noi figlie dell’anima di un borgo di 500 abitanti»

Come tanti coetanei Michela Pili ha dovuto lasciare il suo paese per studiare, ma ha scelto di tornare. Oggi, con Fix’e Anima cerca di ridare spirito alla sua Elini, piccolo comune in Ogliastra  a rischio spopolamento. Lei ha 27 anni e da poco più di un anno è la presidente di Fix’e Anima, una giovane associazione di promozione sociale nata per ridare energia a un borgo di poco più di 500 abitanti. «Ho studiato a Siena per otto anni», racconta, «un’esperienza che mi ha fatto crescere. Ma la voglia di tornare era tanta, ed eccomi di nuovo a casa».

Un nome non banale quello scelto per l’ente: Fix’e Anima, letteralmente “figlio d’anima”.  «L’idea è maturata nel tempo, dopo tanti confronti con le altre volontarie dell’associazione che come me sono state costrette a lasciare il paese per studiare». Insieme ad altre due ragazze, Eleonora e Giulia, Michela ha iniziato a interrogarsi su come contrastare lo spopolamento: «Volevamo creare dinamiche comunitarie nuove, qualcosa che ravvivasse la comunità perché come noi in tanti si sono trasferiti per studio, e difficilmente tornano. Ma qualcosa sta cambiando.»

L’associazione è nata anche grazie all’accompagnamento del Csv Sardegna, che ha supportato le volontarie nella costruzione del progetto. Oggi Fix’e Anima conta otto volontari, di cui sette ragazze, con altre quattro persone pronte a entrare a far parte dell’associazione, segno di una realtà in crescita. Nata da un’iniziativa prevalentemente femminile, l’associazione non è però escludente e si sta progressivamente aprendo a una partecipazione più ampia e intergenerazionale.

In un anno Fix’e Anima ha iniziato a riempire di vita gli spazi del paese, trasformando iniziative semplici in occasioni di incontro tra generazioni. A settembre con la rassegna cinematografica In Primo Piano, i volontari hanno proposto una selezione di film su temi di attualità. Lo scorso marzo con la presentazione dell’albo illustrato Mommoteddu — figura immaginaria simile all’“uomo nero”, utilizzata nella tradizione popolare—, hanno raccontato ai bambini la figura tradizionale sarda in chiave ironica e divertente.

Con la “Stazione Sospesa”, hanno creato uno spazio d’incontro aperto e caratteristico pensato per i turisti di passaggio durante la fermata del Trenino Verde, storico servizio ferroviario turistico. Artigiani e artisti locali hanno arricchito l’esperienza dei passanti, valorizzando la tradizione e la cultura del luogo; e ovviamente anche Fix’e Anima ha dato il suo contributo con “Agiudi Cambiu”, uno stand dedicato allo scambio consapevole di oggetti e vestiario.

«All’inizio non è stato facile far capire cosa volessimo fare: soprattutto i più anziani non avevano ben chiaro cosa fosse un’aps (associazione di promozione sociale), erano legati a un vecchio concetto di volontariato. Non ci siamo scoraggiate, abbiamo continuato a coinvolgerli nelle attività. Ora mi fermano per strada, mi chiedono cosa stiamo programmando per il futuro. Ultimamente tanti coetanei mi dicono di voler tornare, perché in città non trovano la tranquillità del paese. Sono convinta che con tanto impegno possiamo far capire che si può costruire qualcosa qui». Un segnale incoraggiante è anche la partecipazione di nuove figure, come una volontaria over 70 con una lunga esperienza nella Pro loco, che ha scelto di mettersi in gioco insieme al gruppo.

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare. 
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Intanto Michela ha già tracciato la strada per il futuro, suo e dell’associazione: «Gestire un’associazione è una grande sfida: devi saper comunicare, essere trasparente e attenta ai bisogni della comunità. Penso sia fondamentale formarsi: studio tanto, e seguo i corsi che il Csv Sardegna organizza per cercare di rimanere aggiornata. La nostra comunità ci sta dando tanto, e voglio ringraziarli migliorando ogni giorno il mio modo di operare sul territorio. I piccoli gesti possono generare dei cambiamenti importanti: queste persone mi hanno visto crescere; e ora poter ricambiare la cura e l’affetto che mi hanno dimostrato negli anni è un’emozione difficile da spiegare». 

Nella foto, Michela Pili, al centro, con le volontarie dell’associazione Fix’e Anima 

Ogni mese raccontiamo un’esperienza di volontariato e attivismo civico che sta avendo un forte impatto sulla comunità. Lo facciamo a partire da due focus: i giovani capaci di innovare le organizzazioni e le nuove leadership che ne emergono. In collaborazione con Csvnet

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