Sette europei su dieci vogliono che i grandi colossi industriali paghino di più per le proprie emissioni

01 Luglio 2026 - 13:27
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Sette europei su dieci vogliono che i grandi colossi industriali paghino di più per le proprie emissioni

Un nuovo sondaggio realizzato da YouGov per conto di Beyond Fossil Fuels rivela un sostegno straordinariamente compatto tra i cittadini europei a favore del principio «chi inquina paga», il pilastro fondamentale su cui si regge il Sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea, l’ Eu emission trading scheme (Ets). La rilevazione, che ha coinvolto sei importanti nazioni del Vecchio continente – oltre all’Italia, ci sono Francia, Germania Paesi Bassi, Polonia e Spagna – mostra inequivocabilmente che ben sette europei su dieci (71%) ritengono necessario sanzionare economicamente le aziende che generano maggiori livelli di anidride carbonica o che non si impegnano a sufficienza per ridurle. Questa diffusa opinione pubblica si scontra direttamente con le recenti pressioni esercitate dai leader industriali e politici che chiedono un forte ridimensionamento delle attuali normative ambientali europee.

I dati dettagliati dello studio evidenziano che il 59% degli intervistati ritiene che i comparti industriali pesanti, tra cui spiccano la siderurgia, la produzione di cemento e il settore chimico, debbano pagare integralmente per l'impatto climatico causato dalle proprie emissioni di gas serra. Il favore verso questo approccio rigoroso supera ampiamente la soglia dei due terzi in paesi chiave come l’Italia (65%) la Spagna (68%), la Francia (66%), e i Paesi Bassi (71%), mentre l’opposizione totale si attesta a un risicato 23%. Oltre alla semplice tassazione, la stragrande maggioranza della popolazione esige che il sistema premi l’ambizione climatica delle imprese virtuose, imponendo costi decisamente superiori a quei soggetti industriali che dimostrano una grave e colpevole inerzia nel percorso di transizione ecologica.

Come sottolineano gli esperti dell’European environmental bureau (Eeb) dando conto di questo sondaggio, l’aspetto politicamente più rilevante dell’indagine risiede nella straordinaria trasversalità del consenso, il quale supera ampiamente i confini del tradizionale elettorato ecologista per raccogliere il favore di elettori legati a partiti tradizionalmente scettici verso le politiche verdi.

Tra l’altro, questo fenomeno appare particolarmente evidente in Italia, dove il 71% dei sostenitori del partito di governo Fratelli d’Italia si dichiara favorevole a far pagare le industrie pesanti per le loro emissioni inquinanti. Scenario analogo si riscontra in Francia, con il 73% degli elettori di Macron e il 55% di quelli di Marine Le Pen uniti su questa linea, e in Polonia, dove la maggioranza degli elettori della Coalizione Civica guidata da Donald Tusk appoggia fermamente il provvedimento.

I cittadini europei rifiutano categoricamente l’idea di concedere aiuti incondizionati o assegni in bianco ai giganti industriali che non dimostrano un reale percorso di riconversione. Il 62%  degli intervistati afferma con convinzione che l’assegnazione di quote gratuite di emissione debba essere tassativamente vincolata a investimenti aziendali mirati all’abbattimento dell’inquinamento futuro. Parallelamente, il 63% richiede che l’industria pesante sostenga in modo attivo e concreto una transizione energetica che sia socialmente equa per i lavoratori, investendo risorse significative nella riqualificazione professionale del personale, nella formazione continua e nella garanzia di standard occupazionali di alta qualità.

Questa netta presa di posizione popolare giunge in un momento cruciale, proprio mentre colossi industriali come ArcelorMittal, ThyssenKrupp, Voestalpine e Basf stanno intensificando i loro sforzi lobbistici per chiedere all’Unione europea un netto passo indietro sugli impegni climatici globali. La raccolta dei ricavi derivanti dal mercato del carbonio viene vista dal 50% della popolazione come una risorsa da reinvestire immediatamente nella decarbonizzazione.

Alla vigilia della presentazione della nuova proposta della Commissione europea sull’Ets, prevista per la metà di luglio, emerge con chiarezza come i cittadini siano molto più avanzati rispetto al dibattito politico attuale, chiedendo ai propri rappresentanti di ascoltare la voce della comunità anziché cedere alle richieste delle grandi multinazionali.

Duncan Woods, responsabile senior delle politiche per la decarbonizzazione industriale presso l’Eeb, spiega: «L’Ets sarà anche un atto legislativo di natura tecnica, ma gli europei hanno una visione chiara del suo principio fondamentale: chi inquina deve pagare per l’inquinamento che provoca. Eppure, alla vigilia della sua revisione, alcuni governi stanno spingendo nella direzione opposta. Questo sondaggio dimostra che non stanno parlando a nome dei propri cittadini ed elettori. Gli europei rifiutano inoltre gli assegni in bianco concessi all’industria. Se le aziende continuano a ricevere quote gratuite, si aspettano che investano in una produzione più pulita e in una transizione equa. La Commissione dovrebbe trarre il proprio mandato dai cittadini, non dai ritardatari dell’industria». Dice dalle pagine di Eeb Carlota Ruiz Bautista, che è il responsabile della campagna per l’acciaio e l’industria presso Beyond Fossil Fuels: «La guerra in Medio Oriente sta dimostrando ancora una volta all’Europa il costo della dipendenza dai combustibili fossili, in termini di rischio geopolitico, insicurezza energetica e fragilità economica. I cittadini europei lo hanno capito: non si può avere un’industria resiliente senza che sia anche pulita. I leader politici devono ora ascoltare i propri cittadini e smettere di permettere alle grandi aziende inquinanti come ArcelorMittal, Thyssenkrupp, Voestalpine e Basf di svuotare di significato l’Eu Ets, proprio il meccanismo progettato per guidare quella trasformazione industriale verde».

Dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia del Wwf Italia: «Il governo guidato da Giorgia Meloni non ha mandato per manomettere o indebolire il principio ‘chi inquina paga’, nemmeno dal proprio elettorato. L’80% degli elettori del partito della premier, Fratelli d’Italia, hanno dichiarato di volere che le imprese più inquinanti paghino per le proprie emissioni di CO2 o per i ritardi nella decarbonizzazione delle proprie attività e della propria filiera. Se le famiglie e le imprese italiane soffrono non è certo colpa dell’Ets, la responsabilità è dei continui rinvii concessi dai vari governi, dei ritardi accumulati e dall’incapacità di vedere la transizione non solo come un’opportunità, ma come l’unico, vero scenario di sviluppo industriale, oggi e per il futuro». 

 

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