Sicilia, più foreste e forestali perché il deserto non avanzi cancellando il futuro

17 Giugno 2026 - 11:40
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Sicilia, più foreste e forestali perché il deserto non avanzi cancellando il futuro

Oggi è la Giornata mondiale contro la desertificazione, e si piange un altro morto in Sicilia tra i forestali. Alfonso Musso, 61 anni, ha perso la vita alle porte di Palermo, mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento di un incendio. “Può essere stato un arresto cardiaco per il fumo respirato - commenta con tristezza Salvino Carramusa, ex delegato della Flai Cgil - Spesso si muore così, a causa del monossido di carbonio”. Mestiere pericoloso quello dei forestali, Carramusa lo sa bene, visto che la sua prima volta è stata nell’estate del 1975, appena diventato maggiorenne. Quello che all’inizio era un lavoro, nel tempo si è trasformato in un’autentica passione. “Sono andato in pensione a 67 anni, per mia fortuna ho sempre mantenuto una buona condizione psico fisica - racconta - e subito dopo ho ‘creato’ nei miei terreni un ettaro di bosco. Lo curo, lo gestisco, alle volte non posso far tutto da solo e mi faccio aiutare. Non è certo un guadagno, anzi. Ma per me è importante”.

Carramusa è convinto che sia meglio prevenire che curare. “A costo di essere banale, mi chiedo perché non si affronti il problema: un’età media che supera i sessant’anni, un lavoro ad alto rischio, stressante e faticoso, con un turnover che si è bloccato una ventina di anni fa. Se si continua ad assumere con il contagocce, a fronte di pensionamenti massicci e casi sempre più frequenti di inidoneità, alla fine si arriverà all’estinzione dei forestali”. Una considerazione amara, soprattutto perché il settore avrebbe un gran bisogno di nuovi operai, lavoratori specializzati per affrontare non soltanto la routine, ma anche agli effetti di stravolgimenti climatici che in Sicilia si fanno sentire più che mai. “Continuiamo a chiedere nuove assunzioni, che però non arrivano, così come diventa sempre più necessaria una riforma fondata sulla stabilizzazione e la valorizzazione di lavoratrici e lavoratori. Quella riforma è già scritta grazie alla piena collaborazione delle organizzazioni sindacali con l’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino, però non è mai arrivata all’esame della giunta di governo né tantomeno all’Ars per il voto finale”. 

Il settore della forestazione siciliana conta circa 16mila addetti, impiegati principalmente nella manutenzione dei boschi, nella pulizia del sottobosco, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nelle attività di antincendio. A differenza di altre regioni italiane, dove i servizi forestali sono organizzati con personale stabile e strutturato, in Sicilia gran parte degli operai è assunta con contratti stagionali che prevedono un numero limitato di giornate lavorative all’anno, spesso 78, 101 o 151 giorni. Questo sistema, nato negli anni ’70 del secolo scorso con l’obiettivo di creare occupazione nelle aree interne dell’isola, si è progressivamente trasformato in un modello, criticato sia per i costi sostenuti dalla Regione che per la scarsa continuità lavorativa degli operai.

“I lavoratori, pur svolgendo attività fondamentali per la tutela del territorio - spiega Carramusa - restano infatti in una condizione di precarietà strutturale, con redditi discontinui e legati alle chiamate stagionali. Quasi inutile dire che un ‘settantottista’ non può riuscire ad arrivare a fine mese. Così non di rado si trova costretto a fare altri lavoretti. La propaganda contro i forestali per questo motivo è riuscita a dipingerci come furbetti. Pensa un po’”. 

Invece il problema c’è, e grosso. “Il 70% della Sicilia è a rischio di desertificazione. E un altro 8,4% del nostro territorio è classificato a rischio molto elevato di dissesto e di frane, centinaia di migliaia di siciliani vivono con questa spada di Damocle sulla testa”. Ci sono altri numeri che parlano chiaro: “In Sicilia la percentuale di territorio coperto da foreste si ferma all’11% - precisa Carramusa - mentre l’indice di boscosità in Italia è del 34-38%, e in Europa del 40%. Sul piano planetario la copertura forestale equivale al 32% delle terre emerse”. Un’isola senza boschi a sufficienza, con tutto quello che ne consegue. Quando il lavoro diventa una passione, si finisce per studiare ogni aspetto di quella che è stata per tanti anni la propria attività. “Una buona gestione del territorio potrebbe portare anche ricchezza. Diversificare le specie arboree, le piantumazioni per arresterebbe il dissesto. Non dimentichiamo che le foreste sono un valore primario, che il carbonio che producono è prezioso e costa parecchio. Invece si lascia che tutto vada in malora, ci sono sempre meno torrette, importantissime per avvistare gli incendi, e per giunta restano sguarnite. Bisognerebbe ampliare la superficie forestale, almeno raddoppiarla in un ventennio, attraverso espropri, occupazioni temporanee, anche con il concorso dei privati”.

Carramusa ricorda che cinque anni fa fu lanciato un allarme ben preciso: “Scrivemmo una lettera congiunta a firma di Coordinamento Salviamo i Boschi, composto da Italia Nostra Sicilia, Wwf Sicilia, Legambiente Sicilia, Lipu Sicilia e Flai Cgil Regionale, per chiedere alle autorità l’istituzione di nuclei investigativi interforze, e magistrati specializzati nelle indagini su quell’autentica piaga che sono gli incendi boschivi. Insomma un coordinamento investigativo tra le varie procure siciliane. Che fine ha fatto quella lettera?”. Intanto la desertificazione avanza, in una terra che era verdissima fin dall’antichità, ma che è stata sfruttata senza requie dagli uomini. 

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