Siri cambierà con iOS 27: Apple starebbe preparando una novità per le conversazioni

Maggio 18, 2026 - 08:23
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Siri cambierà con iOS 27: Apple starebbe preparando una novità per le conversazioni

Con iOS 27, che verrà annunciato da Apple nel corso della WWDC che si terrà a giugno, Siri potrebbe cambiare natura e diventare molto più vicina a un chatbot tradizionale, con una nuova app autonoma, una cronologia delle conversazioni e una modalità “Search or Ask” per interagire con l’assistente in modo più diretto. Proprio questa trasformazione, secondo quanto affermato da Mark Gurman in un articolo pubblicato su Bloomberg, costringerebbe Apple a ridefinire il modo in cui gestisce la memoria e la conservazione delle chat: tra le funzioni previste ci sarebbe anche un sistema simile a quello dell’app Messaggi, con la possibilità di eliminare automaticamente le conversazioni dopo 30 giorni o un anno, oppure di conservarle a tempo indeterminato.

Il punto è proprio questo: Apple starebbe cercando di portare Siri nel territorio dei chatbot AI moderni senza rinunciare alla promessa che da anni usa per distinguersi dai concorrenti, cioè la tutela dei dati personali. Nel campo dell’AI generativa, però, questa impostazione ha un costo sempre più evidente: meno dati disponibili possono significare anche modelli meno efficaci, meno personalizzati e meno competitivi rispetto a quelli di Google, Anthropic e OpenAI.

LA SCELTA PRIVACY

Apple ha costruito per oltre dieci anni una parte importante della propria identità pubblica sulla privacy, non come funzione accessoria, ma come elemento centrale del rapporto con gli utenti. Secondo Gurman, i team interni dedicati alla protezione dei dati avrebbero un peso tale da poter bloccare decisioni legate all’introduzione di nuove funzioni. Questa impostazione ha rafforzato la fedeltà all’ecosistema Apple e ha segnato una distanza evidente rispetto ad aziende più dipendenti dalla pubblicità, come Google e Meta. Oggi, però, quello stesso approccio avrebbe contribuito anche al ritardo di Siri e delle altre iniziative AI della società.

La differenza passa soprattutto dal modo in cui Apple raccoglie, analizza e usa le informazioni degli utenti per addestrare i modelli e migliorare le funzioni. Invece di affidarsi in modo ampio ai dati reali dei clienti, la società di Cupertino ricorrerebbe spesso a tecniche come la generazione di dati sintetici. La posizione ufficiale resta chiara: gli utenti non dovrebbero cedere dati personali per ottenere funzioni AI di alto livello. Nei fatti, però, l’offerta Apple sarebbe ancora più limitata per ampiezza e funzionalità rispetto a quella dei principali concorrenti.

Secondo Bloomberg, questa debolezza potrebbe anche diventare un vantaggio comunicativo. Apple potrebbe presentare eventuali limiti delle proprie funzioni AI come la conseguenza di una scelta fatta a tutela dei consumatori e non soltanto come un ritardo tecnologico. È in questo contesto che arriverebbe iOS 27, con una Siri profondamente rivista e modelli ancora presentati come Apple Foundation Models, ma con una parte rilevante della tecnologia sostituita da Google Gemini. La scelta nascerebbe dalla necessità: Apple avrebbe poche alternative, sapendo che un nuovo passo falso su Siri e sull’AI potrebbe pesare su investitori e consumatori.

Secondo Gurman, però, nelle versioni di test interne di iOS 27 la nuova Siri sarebbe ancora indicata con etichetta beta e includerebbe anche un’opzione per uscire dalla beta dell’assistente. A circa un mese dalla WWDC, questa impostazione avrebbe buone possibilità di arrivare anche nelle beta per sviluppatori e nella versione finale attesa in autunno. Significa che, pur dopo un rinvio di due anni rispetto ai piani iniziali del 2024, Apple potrebbe continuare a presentare le nuove funzioni come non ancora definitive.

IL RUOLO DI GOOGLE

Quando aveva presentato Apple Intelligence, Apple aveva descritto un modello ibrido: attività leggere gestite sul dispositivo e richieste più avanzate elaborate nel cloud tramite Private Cloud Compute, basato su chip server interni e presentato come un’estensione nel cloud del modello di sicurezza dell’iPhone. Con la nuova Siri, però, resterebbe una zona meno definita. Apple ha detto che userà Private Cloud Compute, ma non avrebbe specificato se si appoggerà agli stessi chip, agli stessi data center e alle stesse garanzie di sicurezza delle funzioni attuali.

Secondo Gurman, il motivo sarebbe semplice: per alcune parti della nuova Siri, Apple si affiderebbe all’infrastruttura cloud di Google, un elemento che la società non avrebbe interesse a enfatizzare perché potrebbe apparire meno coerente con il suo racconto tradizionale sulla privacy. Una possibile lettura è che Google gestisca una parte delle protezioni di sicurezza. Nonostante questo, alla prossima Worldwide Developers Conference Apple dovrebbe continuare a mettere la tutela dei dati al centro del racconto, sostenendo che il suo approccio resta diverso da quello dei concorrenti che addestrano più ampiamente i modelli sulle interazioni degli utenti e sugli storici conservati nel cloud. La società potrebbe anche sottolineare che la sua esperienza AI sarà priva di pubblicità, almeno per ora, mentre alcuni chatbot stanno iniziando a includere annunci.


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