Smartphone e disagio: boom di accessi tra i minori al Bambino Gesù
Arrivano in ambulanza, talvolta scortati dalle volanti. Sono giovanissimi: hanno tentato il suicidio, si sono procurati ferite, in alcuni casi hanno minacciato i genitori con un coltello. Al pronto soccorso del Bambino Gesù la sofferenza mentale non è più un’eccezione: è una routine d’emergenza, un flusso continuo che racconta la fragilità crescente dell’infanzia e dell’adolescenza.
Dal 2013 richieste di aiuto aumentate del 500%
Dal 2013 — l’anno in cui gli smartphone diventano davvero alla portata di tutti — le richieste di aiuto per disturbi psichici legati alle dipendenze digitali sono aumentate del 500%. Solo nel 2023 le consulenze psichiatriche sono state 1.450, quattro al giorno. Numeri che restituiscono un quadro nitido: il disagio arriva prima, si intreccia con un uso compulsivo dei dispositivi e si aggrava nei mesi estivi, quando la scuola si ferma e il tempo online cresce.
Il 77% dei ragazzi seguiti presenta una dipendenza da smartphone o da altri device; nel 42% dei casi la dipendenza è severa, con ricadute pesanti sulla vita quotidiana. Nei casi più estremi i ragazzi smettono di uscire, abbandonano la scuola, sviluppano ansia e depressione. E la fascia d’età si abbassa: non più solo quindicenni e sedicenni, ma bambini tra gli 8 e i 10 anni, con episodi che arrivano fino ai 2 o 3 anni.
Il Bambino Gesù, osservatorio privilegiato della capitale, conferma una tendenza globale. Lo smartphone, precisano gli specialisti, non crea da solo un disturbo psichiatrico, ma nei soggetti vulnerabili può amplificarne i sintomi.
Durante le vacanze gli adolescenti trascorrono più tempo su internet
Un rischio che cresce d’estate: si dorme peggio, si resta più tempo in casa e online, diminuiscono le occasioni di socialità. Durante le vacanze gli adolescenti trascorrono 45-55 minuti in più al giorno su Internet rispetto ai mesi scolastici; il 30% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni supera le quattro ore quotidiane di connessione. E fino all’80% sperimenta il cosiddetto social jet lag, con ritmi di sonno completamente sfasati.
La maggiore esposizione ai social porta anche a un confronto costante con modelli estetici irraggiungibili. Tre adolescenti su dieci sono insoddisfatti del proprio corpo e, secondo la Mental Health Foundation citata nel report del Bambino Gesù, il 40% dei giovani ritiene che le immagini online peggiorino la percezione di sé.
La chiusura delle scuole interrompe abitudini e relazioni quotidiane
«La chiusura delle scuole interrompe abitudini e relazioni quotidiane — spiega Deny Menghini, responsabile di Psicologia del Bambino Gesù a Repubblica — e allo stesso tempo aumenta l’esposizione ai social network, spesso utilizzati per riempire il tempo e contrastare la noia. Cresce anche il contatto con modelli estetici irrealistici, con ripercussioni sull’autostima e sul rapporto con il proprio corpo».
Un fenomeno che non riguarda più solo la clinica, ma la società nel suo complesso: un’emergenza silenziosa che attraversa famiglie, scuole, comunità.
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